Codici di relazione 320 e 390 in gestione bibliografica

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Qualcuno può aver notato che tra i codici di relazione titolo-autore previsti in gestione bibliografica ci sono anche 320 (donatore) e 390 (possessore precedente).

Questo può stupire, perché si tratta di dati che si riferiscono propriamente all’esemplare e non all’edizione, e per di più SbnWeb ha una gestione molto evoluta di possessori e provenienze, per cui non c’è nessun bisogno di registrare il dato nel reticolo.

E’ vero che in Unimarc questi legami vengono gestiti come legami ad autori secondari nel campo 702 o 712, ma la confusione è evitata dal riferimento all’esemplare nel sottocampo $5. Nella struttura di SBN invece di per sé non ha senso inserire questi legami in gestione bibliografica, e la presenza dei codici di relazione rischia quindi di favorire l’inserimento di legami impropri, per cui da questo punto di vista sarebbe opportuno disabilitarli.

Mi hanno però fatto notare che inserire questi legami nel reticolo può essere appropriato nel caso di manoscritti (e allora direi anche nel caso delle raccolte in unica copia non  pubblicate di cui al paragrafo 6.0 A delle REICAT), perché in questo caso l’esemplare si identifica con l’edizione.

Anche in questi casi si può usare la gestione delle provenienze, ma c’è il notevole limite che in questo modo tali legami non vanno in indice, dove invece possono essere utile.

Per questo motivo quindi per ora, in attesa di ulteriori riflessioni, i due codici non sono stati disabilitati, ma ovviamente con la raccomandazione di non usarli assolutamente se non nei rari casi indicati.

 

Dati dei lettori

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Alcuni chiarimenti sui dati dei lettori.

1. Il codice fiscale è obbligatorio? Se sì, perché in molti utenti manca?

In SbnWeb è un dato obbligatorio, manca invece in molti lettori registrati in client/server, dove si poteva inserire ma non era obbligatorio.

L’obbligatorietà non è gestita nel database (cioè il campo del codice fiscale non è stato reso obbligatorio), altrimenti col passaggio ad SbnWeb si sarebbe dovuto aggiungere il codice anche a tutti gli utenti registrati con client/server oppure scartare quelli che non l’avevano, ma è gestita dal programma, che al momento dell’inserimento verifica la presenza di quel dato.

2. Il codice utente come è composto?

E’ composto dal codice della prima biblioteca che ha inserito il lettore, seguito da un progressivo automatico con numerazione unica per tutto il polo (prima ogni biblioteca aveva la sua numerazione). Per questo se una biblioteca inserisce oggi il primo lettore, questo non avrà il numero 1, ma il primo numero successivo al più alto assegnato finora nell’ambito del polo, e sarà quindi un numero piuttosto grande.

Nell’interpretazione del codice utente non sono possibili ambiguità perché il codice di biblioteca è sempre di due caratteri, quindi dal terzo carattere in poi inizia il progressivo dell’utente.

Due dubbi sui soggetti

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Due questioni relative ai soggetti che possono causare qualche dubbio.

1. Soggetti uguali nel nuovo e nel vecchio soggettario

Non è possibile inserire due soggetti uguali, uno col codice del nuovo soggettario e uno col codice del vecchio, ma in questo caso bisogna usare il codice di edizione del Soggettario Tutte. Se il soggetto esiste già bisogna correggerlo e sostituire il codice esistente con Tutte.

 

2. Descrittori in polo e indice

Nei soggetti di tipo autore-titolo, ad esempio

Fulci, Lucio . Paura nella città dei morti viventi

in polo vengono estratti due descrittori, uno per l’autore e uno per il titolo (in base alla punteggiatura ” . “), mentre in indice viene creato un solo descrittore.

Abbiamo verificato con la dott.ssa Di Geso dell’ICCU che si tratta del comportamento previsto e che questo non causa alcun inconveniente, non essendo l’archivio dei descrittori condiviso tra polo e indice (il soggetto è condiviso, ma da essi polo e indice estraggono ciascuno i suoi descrittori in modo indipendente).

SbnWeb e compatibilità coi browser (aggiornamento)

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Come noto, il browser da considerare preferenziale per l’uso con SbnWeb è Firefox, mentre Internet Explorer, almeno fino alla versione 8 inclusa, è sempre stato di uso quanto meno difficile (per non dire impossibile) a causa di vari difetti di visualizzazione soprattutto nei menu.

Nei giorni scorsi ho visto una postazione in cui SbnWeb veniva usato con Internet Explorer 7 e ho scoperto che,  sorprendentemente, ora la visualizzazione dei menu è corretta, suppongo come effetto collaterale di qualche modifica ad SbnWeb (è più improbabile che la Microsoft abbia aggiornato IE7 appositamente per renderlo compatibile con SbnWeb …).

Ciò non vuol dire però che ora questo browser sia correttamente utilizzabile: alcuni comandi infatti, ad esempio l’icona per aggiungere all’inventario le note codificate, non venivano visualizzati per niente.

Viene quindi confermato che Internet Explorer è da evitare almeno fino alla versione 8 (sulle successive non ho notizie precise) e che Firefox è la scelta preferenziale. Finora comunque sono risultati compatibili anche gli altri browser di uso comune (Chrome, Opera, Safari, Seamonkey, sembra anche Konqueror).

Come già osservato, questo comporta anche che non c’è alcun vincolo ad usare Windows ma si può scegliere qualsiasi sistema operativo che supporti Firefox o almeno un altro browser compatibile. Ciò a sua volta apre prospettive interessanti per l’uso, come postazione SBN, di vecchi computer equipaggiati con un sistema operativo leggero e un browser.

Altre informazioni si trovano su: https://pololig.wordpress.com/2011/06/23/browser-e-sistemi-operativi/.

Chi avesse sperimentato altri browser ci racconti i risultati.

SbnWeb e comandi del browser

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Informazioni su alcuni casi di interazione tra SbnWeb e i comandi del browser:

  • comandi Pagina avanti e Pagina indietro (servono per spostarsi tra le pagine  già visualizzate); concepiti in origine per le pagine web statiche, non solo in SbnWeb ma in tutti gli applicativi web interattivi, soprattutto quelli che prevedono operazioni di scrittura  (ad esempio posta web, CMS ecc.) hanno effetti molto imprevedibili che dipendono dal particolare programma:  a volte funzionano senza problemi, a volte creano errori nel programma, impossibilità di caricare la pagina a cui si vorrebbe andare ecc. In SbnWeb di solito non funzionano, quindi è sempre opportuno evitarli ed usare invece i comandi messi a disposizione dal programma
  • apertura di nuova finestra/scheda: in tutti i browser, cliccando su un link con il tasto  destro del mouse appare un menu da cui si può scegliere, tra l’altro, di aprire il link in una nuova finestra o scheda; questo vale anche per i comandi di SbnWeb che corrispondono a link, in particolare  i menu sulla sinistra: partendo da una scheda del browser, si possono aprire diverse voci del menu in finestre diverse; alcune prove che abbiamo fatto però sembrano indicare che questo può creare problemi nella modifica dei dati: in particolare, lavorando su un reticolo hoprovato ad aprire altre voci in un nuovo tab (ad esempio la ricerca per autori), ma mentre la visualizzazione di dati funzionava, ci sono stati errori nel salvare modifiche al reticolo, errori che sono scomparsi evitando di lavorare con più finestre aperte; per ora non abbiamo raccolto molta casistica, quindi non saprei dire con sicurezza se si sia trattato di un caso, comunque suggerisco cautela, e se si notano errori in queste circostanze ricordarsi di provare a chiudere le schede o finestre diverse da quella in cui si modificano i dati.

Legame 4 e codice di relazione

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Ecco una cosa interessante che può sfuggire: il legame autore 4 (responsabile della produzione materiale) richiede sempre l’inserimento del codice di relazione (relator code), altrimenti il programma non permette di inserire neppure il legame.

Ovviamente il codice di relazione deve essere compatibile con il tipo di legame, non ha senso inserire il legame 4 con codice di relazione Autore.

Molti non prendono in considerazione il legame 4, forse perché tradizionalmente è associato ai libri antichi, mentre si può usare per qualsiasi documento. Ovviamente non è obbligatorio, ma può essere una informazione utile, quindi il catalogatore può valutare quando è eventualmente opportuno inserirlo.

Il blog nel 2012

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I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 9.400 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 16 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Personaggi e interpreti (trabocchetto musicale)

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Oggi sveliamo quello che rischia di essere un piccolo trabocchetto del programma.

Quando si cataloga una registrazione musicale (tipo materiale U – musica, tipo record j – registrazione sonora musicale), tra i campi specifici della monografia c’è anche una tabella nella quale si possono registrare i personaggi e gli interpreti, indicando il nome del personaggio, il registro vocale e l’interprete, che deve essere già presente nell’archivio autori.

Vedere un campo denominato Interprete può far pensare che si debba inserire il nome dell’interprete, ma se si fa in questo modo si otterrà sempre il messaggio che l’interprete cercato non è presente in base dati.

La spiegazione è molto semplice: non bisogna inserire il nome dell’interprete, ma il VID e in questo modo tutto funziona.

Ovviamente gli interpreti vengono legati al titolo anche come autori, ma questa funzionalità serve ad inserire informazioni di dettaglio (appunto il nome del personaggio ed il registro vocale) che sono certamente utili ma che dal legame normale non risulterebbero altrettanto bene (si potrebbero al massimo mettere in nota al legame). Si tratta comunque di dati facoltativi, e non c’è dubbio, a mio parere, che la gestione sia un po’ scomoda perché bisogna creare i legami e separatamente compilare la tabella: sarebbe molto meglio poter importare automaticamente gli interpreti già legati al titolo, integrando poi i dati aggiuntivi, o almeno dal campo Interprete poter lanciare una ricerca sugli autori, mentre si può solo inserire direttamente il VID.

 

 

Convegno SbnWeb un anno dopo, La Spezia, 30 ottobre 2012

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Ad un anno e mezzo dall’introduzione nel Polo SBN Ligure del software SbnWeb il Centro Sistema Bibliotecario Provinciale di La Spezia, che è tra i principali partner della Regione nello sviluppo del Polo SBN, ha organizzato un convegno in cui verranno illustrati lo stato e le prospettive di SBN in Liguria, e nello spezzino in particolare.

Il convegno si terrà il 30 ottobre 2012 a La Spezia, presso la sede dell’Amministrazione Provinciale, via Vittorio Veneto 2, IV piano, sala multimediale, dalle 10,30 alle 13,30.

Qui il programma completo.

L’intervento di Daniela Scattina si può leggere qui.

Il Nuovo soggettario con SbnWeb

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Con la versione di SbnWeb del 5 ottobre 2012 è finalmente possibile utilizzare anche il Nuovo Soggettario.

Questo prima non era possibile sia perché avrebbe determinato un miscuglio indifferenziato di terminologia del nuovo e del vecchio soggettario, sia perché il programma non riconosceva i connettivi tra descrittori introdotti dal nuovo soggettario, per cui non poteva estrarre correttamente i singoli descrittori.

Nella nuova versione si noterà che, in ricerca soggetto, accanto al campo Soggettario appare il campo Edizione. Questo campo può essere usato solo con il tipo soggettario “Soggettario 1956″ ed ha tre valori:

  • Tutte per i soggetti uguali nel nuovo e nel vecchio soggettario
  • Edizione 1956 per i soggetti validi solo col vecchio soggettario  (comprensivo degli aggiornamenti e non solo della edizione 1956  in senso stretto)
  • Nuova edizione per i soggetti validi solo col nuovo soggettario, tra cui quelli che utilizzano i famosi connettivi.

Rimane fermo che per usare il Nuovo Soggettario non basta che il programma lo permetta, ma bisogna anche che il catalogatore abbia diligentemente studiato questo soggettario, che non consiste solo di una lista di termini, ma comprende anche le regole esplicite per il loro uso.

Esso si compone di tre elementi:

Nuovo soggettario : guida al sistema italiano di indicizzazione per soggetto : prototipo del Thesaurus / Biblioteca nazionale centrale di Firenze – Milano : Bibliografica, ©2006 (stampa 2007) – 246 p. ; 25 cm + 1 CD-ROM.
ISBN     9788870756333
CFI0666051

  • il Manuale applicativo, fondamentale per l’uso effettivo del Nuovo soggettario,  disponibile gratuitamente online

Inoltre è disponibile online gratuitamente anche il Soggettario 1956 ed aggiornamenti.

Da ricordare che, a differenza del Soggettario 1956, il Nuovo soggettario non presenta soggetti composti ma solo descrittori atomici, da combinare secondo le regole previste nel manuale.

Un breve sintesi dei concetti del manuale a stampa, che non sostituisce la lettura del testo completo, si trova su: http://pololig.files.wordpress.com/2010/10/nuovo-soggettario.pdf.

Il Tesauro del Nuovo soggettario, per quanto ampio possa essere, non contiene ogni descrittore di cui ci possa mai essere bisogno nella pratica della catalogazione, quindi a mio parere in alcuni casi sarà necessario introdurre nel catalogo descrittori non presenti nel Tesauro, dopo aver verificato che non è presente neppure un descrittore equivalente. Sarebbe però auspicabile, anche se non sempre molto realizzabile, tenere sotto controllo questi descrittori in modo da adeguarli alle evoluzioni del Tesauro, che potrebbe accogliere una forma diversa dello stesso termine, o anche un altro termine dello stesso significato.

Correzione nota ISBD

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Può avvenire che sia necessario correggere la nota alla descrizione ISBD di un BID con livello di autorità elevato, in particolare nella catalogazione del libro antico per registrare una nuova variante.

Questo non si può fare tramite la normale correzione della descrizione, ma è possibile utilizzando l’apposita voce Correggi nota ISBD sotto Vai a -> Gestione bibliografica (se si ha il livello sufficiente per correggere non è necessario usare questa opzione).

Se non si ha il livello di autorità sufficiente non è invece possibile aggiungere una nuova impronta.

Codice tipo materiale coi titoli uniformi

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Un catalogatore ha notato che SbnWeb propone il menu di scelta del codice di tipo materiale (moderno, antico, musica, grafica, cartografia) anche nella creazione dei titoli uniformi, e si è giustamente chiesto che senso abbia applicare tali codici a questo tipo di titolo.

A prima vista si può osservare che il codice può essere sensato per musica, grafica e cartografia, perché si tratta di caratteristiche intrinseche di un’opera (se un’opera è una composizione musicale o un disegno, sarà sempre tale, altrimenti si tratterebbe di un’altra opera, ad esempio di una poesia ispirata ad un disegno, o di un disegno ispirato ad una composizione), mentre non si capisce che cosa c’entri col titolo uniforme il concetto di moderno e antico, che palesemente si applica alle edizioni (manifestazioni nella terminologia FRBR).

Abbiamo fatto alcune prove, da cui abbiamo constatato che in effetti questi due ultimi codici vengono ignorati qualche che sia la scelta che fa il catalogatore in sede di creazione.

Per capirci di più, abbiamo chiesto chiarimenti a Gabriella Contardi dell’ICCU che, disponibile come sempre, ci ha risposto che l’unico codice di cui viene tenuto conto è U = musica.

Il motivo è il seguente: il titolo uniforme musicale, se è generato da un utente che non gestisce le specificità della Musica (come avviene con tutti gli applicativi di vecchia generazione e anche alcuni dei nuovi), consiste nella semplice stringa titolo. Se invece è creato da qualcuno che gestisce le specificità della Musica (come noi con SbnWeb), il t.u. musicale non viene immesso come stringa ma ricostruito automaticamente dal sistema in base ad un algoritmo che “compone” in una stringa le informazioni inserite nei singoli campi presentati dall’applicativo, e corrispondenti ai diversi elementi che costituiscono questo titolo (per esempio designazione, tonalità, numerazione ecc.).
A chi non gestisce le specificità l’indice restituisce quindi la sola stringa ricomposta, agli altri invece restituisce i singoli campi. Il problema era: come fare ad impedire che qualcuno, che non gestisce le specificità della Musica, modifichi la stringa “bruciando” il contenuto dei campetti? La soluzione è stata quella di applicare il tipo materiale al titolo uniforme.

Se un t.u. è identificato come musicale tramite il codice di genere, l’indice ne impedisce la modifica a chi non gestisce i campi specifici della musica.

Di per sé quindi per il titolo uniforme dovrebbe esserci solo la possibilità di indicare come tipo di materiale Musica o nulla. Il fatto che venga proposto il menu con tutti i tipi di materiali è solo una caratteristica del programma che non ha alcun effetto pratico, perché le scelte diverse da U vengono ignorate.

Non mi pare che finora questo fatto abbia causato particolari dubbi o problemi, però è bene sapere come stanno le cose.

Titoli D legati ai titoli uniformi

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I titoli D da legare ai titoli uniformi non seguono la stessa casistica che si ha per quelli da legare agli M o agli S.

Ci sono infatti situazioni che evidentemente non possono ricorrere per un’opera ma solo per una manifestazione: titoli ricavati da parti del documento diverse dalla fonte primaria, formulazioni presenti sulla fonte primaria che potrebbero essere interpretate come titoli ma non sono state scelte come titolo proprio.

Mi sembra quindi che rimangano due casi:

  1. sviluppo di sigle e numerali
  2. titoli sotto i quali l’opera è conosciuta, non adottati come titolo uniforme ma ritenuti utili per l’accesso; questo secondo caso può essere abbastanza ampio, ed in particolare può includere titoli di particolari edizioni se ritenuti importanti per l’accesso all’opera; c’è quindi un certo margine per il giudizio del catalogatore, tenendo presente che non è il caso di fare un D per ogni titolo di particolari edizioni diverso dal titolo uniforme: si può fare a meno di creare la variante per il titolo di una singola edizione priva di particolare rilievo, però può essere utile farlo per il titolo presente anche in una edizione sola ma importante (ad esempio la prima edizione, oppure una edizione di grande successo), e ovviamente a maggior ragione per un titolo utilizzato in numerose edizioni, come anche per un titolo in uso fino ad un certo periodo e poi abbandonato (su questo si veda REICAT 9.6.1 e il capitolo 13, un capitolo costituito da una sola pagina).

 

Cattura titoli di natura D

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Un vecchio problema che si pongono i catalogatori e che nelle regole ufficiali non è affrontato è se si possano catturare titoli di natura D legati ad altre notizie, o se essi siano da considerare intrinsecamente legati all’edizione per la quale sono stati creati.

Qui non  vorrei mettermi io a formulare un insieme di regole sistematiche che non ci sono nei manuali ufficiali (vedremo se la nuova Guida SBN dirà qualcosa), ma solo provare a dare qualche idea che possa essere utile ai catalogatori.

Per la verità, lo stesso problema si potrebbe porre anche per i P e i T, ma in questi casi mi sembra più facile da risolvere generalmente in senso negativo, perché per questi titoli è evidente il legame con la specifica edizione: al massimo si potrebbero riutilizzare per edizioni che fanno parte di una stessa serie (prima, seconda, terza edizione ecc.), ovviamente se si presentano identici in tutte le edizioni (mi pare invece che il problema non si presenti per gli N, che corrispondono a tutti gli effetti ad una manifestazione, quindi non vanno catturati anche se lo stesso articolo appare in diverse pubblicazioni).

I titoli D invece hanno identità un po’ meno definita, quindi mi pare che per loro il problema sia più avvertito.

Poiché questi titoli sono dati descrittivi e non elementi controllati di accesso come i titoli uniformi, è chiaro che anch’essi derivano da una specifica edizione, per cui non si può assumere come criterio generale quello di catturarli.

Si consideri che nell’opac l’effetto della ricerca per un tale titolo è quello di produrre una lista registrazioni (eventualmente anche una sola registrazione) in cui esso appare, quindi tale lista non può essere troppo eterogenea, altrimenti l’utente rischia di non comprenderne il rapporto con la ricerca effettuata, e comunque deve perdere tempo per selezionare il materiale.

In particolare, a mio parere non si devono assolutamente catturare titoli D materialmente uguali a quello che serve ma creati per edizioni di altre opere, perché questo potrebbe far pensare a qualche rapporto tra tali opere od edizioni che in realtà non esiste, e l’uguaglianza dei titoli è del tutto casuale.

Il caso opposto invece è quello di un titolo D uguale per il titolo uniforme di un’opera e per una o più edizioni della stessa opera: in questo caso mi pare che duplicare il D possa portare più confusione che utilità, per cui sarebbe legittimo utilizzare la stessa notizia. Questo vale se tale titolo è riportato sul documento, poiché altrimenti andrà legato al solo titolo uniforme. Viceversa, potrebbe esserci un D da legare al titolo proprio ma non al titolo uniforme, come può avvenire per varianti scarsamente attestate nelle edizioni e giudicate irrilevanti come elementi di accesso all’opera.

Quando un possibile titolo D si ripete uguale in numerose pubblicazioni, bisogna anche valutare se non possa trattarsi di un titolo di collezione, specialmente se è associato ad una numerazione.

A proposito dei titoli D legati ai titoli uniformi, se non c’è dubbio che possano e debbano essere fatti, è anche vero che per ora negli opac il loro trattamento sarà spesso ben lontano dall’ideale: basti pensare che il campo unimarc 500, che contiene il titolo uniforme e non è un record autonomo ma un campo del record base, non prevede il dato per cui non si potrebbe neppure passarlo all’opac in questo modo.

Se qualcuno ha commenti o proposte sull’argomento si faccia avanti.