Quale Linux per SBN?

Un bibliotecario mi ha chiesto qual è la migliore versione di Linux per SBN.

In realtà non c’è una versione (o piuttosto una distribuzione) che sia migliore delle altre, perché l’unico requisito è che possa girarci Firefox (ovviamente la versione corrente), quindi vanno bene tutte le distribuzioni, tranne qualche rarissimo caso di distribuzione superminimale o per server che non ha l’interfaccia grafica installata di default.

In pratica quindi, lasciando da parte le distribuzioni specializzate (ad esempio per router, per test di sicurezza, per recupero dati ecc.), che difficilmente a qualcuno verrebbe in mente di installare su un computer destinato ad SBN, le scelte possono essere:

  • sui computer recenti usare una delle distribuzioni principali: Ubuntu, Mint, Debian, Mageia, Fedora, Slackware, Opensuse, PCLinuxOS ecc.
  • sui computer un po’ meno recenti (o anche su quelli recenti, se si preferisce risparmiare comunque le risorse hardware) possono andare bene versioni leggere di una delle distribuzioni citate sopra, in particolare Xubuntu e Lubuntu; Xubuntu ha una interfaccia (XFCE) che è meno spettacolare di altre ma fornisce una esperienza sostanzialmente omogenea a ciò a cui siamo abituati, e lo stesso sostanzialmente vale la LXDE usata da Lubuntu, ancora più leggera e molto piacevole a vedersi.
  • per i computer piuttosto antiquati ci sono apposite distribuzioni leggere, di cui attualmente la principale è forse Puppy Linux.

Da tenere presente che generalmente Linux è meno pesante di Windows (poi dipende da quello che uno installa e vuole fare), quindi un computer che ha prestazioni modeste con Windows 8 sarà molto più veloce con Linux, anche con una distribuzione pesante.

Evitare di installare versioni vecchie, anche se più leggere, perché non sono aggiornate come sicurezza e possono anche avere dei problemi coi programmi precedenti.

Vedere anche il sito Distrowatch, grande panoramica delle distribuzioni Linux.

Appunti su consistenza, collocazioni e inventari

I dubbi espressi da un catalogatore mi hanno dato l’occasione per mettere insieme alcuni piccoli appunti su consistenza, collocazioni e inventari che ho pensato di condividere qui perché potrebbero essere utili anche ad altri, soprattutto i meno esperti.

Ogni tanto sorgono incertezze sulla consistenza, a proposito della quale il punto fondamentale è che si tratta di un attributo della collocazione, non dell’inventario (unità fisica). Pertanto cosa si debba mettere in consistenza dipende dal titolo a cui è associata la collocazione.

Se è associata al titolo particolare di solito contiene solo un volume (o altro tipo di unità fisica, per esempio CD, DVD ecc.) e si scrive 1 v. o altra espressione appropriata. C’è anche qualche caso diverso meno frequente, ad esempio più copie di un libro messe sotto la stessa collocazione: in questo caso si darà un’indicazione come 3 copie.

Se la collocazione è associata ad un titolo superiore (come una monografia superiore o un periodico) si mette la consistenza analitica di ciò che si colloca sotto quel titolo, ad esempio:

vol. 1-7

vol. 1,3, 5-7 [significa che mancano i volumi 2 e 4]

vol. 1-2, 3 (2 copie), 4 (3 copie), 5-7

vol. 1-3, 5 (2 copie), 6-8 [significa che manca il volume 4 ma il 5 è presente in due copie]

Non basta indicare il numero complessivo dei volumi, perché non è un dato abbastanza preciso: 7 v. potrebbero essere i volumi dall’1 al 7 o sette copie dello stesso volume o molte altre combinazioni ancora.

La consistenza non è da confondere con indicazioni come v. 1, v. 2 o simili che si inseriscono nella nota all’esemplare. Si tratta di indicazioni sul volume particolare che possono essere molto importanti soprattutto se non si fa la catalogazione a livelli, perché senza queste indicazioni non si capirebbe a cosa corrisponde il singolo inventario, e ciò tra l’altro creerebbe problemi nella gestione del servizi (si rischierebbe di non sapere bene, ad esempio, che cosa si sta dando in prestito).

Se quindi dovessero venire ridimensionati i W aumenterebbe molto l’importanza di questa nota.

Il numero di sequenza non c’entra con la consistenza, ma semmai fa parte della collocazione. La sequenza indica in quale posizione è collocato quel particolare volume, per cui:

  • se il documento reca una numerazione, corrisponde alla numerazione (a meno che per qualche motivo non si voglia collocare in ordine diverso, cosa che però generalmente mi sembra sconsigliabile)
  • se non c’è una numerazione ma c’è un evidente ordine delle unità (ad esempio cronologico, tematico ecc.) corrisponde a quell’ordine, anche qui salvo eccezioni come detto al punto precedente
  • se non c’è nessun tipo di ordine che risulta dalla pubblicazione decide il bibliotecario in che ordine  collocare le unità e assegna un numero di sequenza corrispondente

Attenzione a non confondere il numero di sequenza con la designazione delle unità o parti di cui al paragrafo 5.2.0.3 delle REICAT, dato che fa parte della descrizione e può anche mancare, mentre il numero di sequenza dovrebbe sempre essere presente, visto che le unità normalmente vengono collocate in un ordine determinato (non determinarlo mi sembra poco opportuno perché può creare confusione, soprattutto se le unità sono molte).

Se la collocazione è sul titolo superiore è normale correggere la consistenza per  aggiungere nuove unità non possedute al momento della collocazione iniziale, perché è evidente che se tali unità non erano possedute non potevano essere indicate nella consistenza, anche se ne fosse stata già prevista l’acquisizione, che registra uno stato di fatto e non una previsione.

A differenza della collocazione, l’inventario è sempre associato con l’unità fisica, per cui quando la collocazione è sul titolo superiore l’inventario non è legato a tale titolo ma alle unità subordinate, se descritte singolarmente.

Naturalmente gli inventari si attaccano al livello superiore se le unità non sono descritte singolarmente, cosa che attualmente è ammessa in alcuni casi con la musica e quando si recupera da scheda, senza libro in mano, se la scheda non contiene i dati delle singole unità. Vedremo se la nuova Guida allargherà questi casi.

La nozione di unità fisica ai fini dell’inventariazione non va sempre intesa in senso letterale, ma interpretata nel contesto del documento che si tratta: ad esempio, normalmente si assegna un unico inventario ad un libro con un allegato, all’annata di un periodico anche se comprende molti fascicoli e a volte anche a confanetti con registrazioni musicali di contenuto omogeneo, come un’opera lirica suddivisa in più CD.

Attenzione: la consistenza si riferisce alla collocazione a cui è associata, non necessariamente a tutto ciò che la biblioteca possiede di una certa edizione. Ad esempio, se dell’edizione in più volumi sono possedute due copie, queste possono essere collocate in modo indipendente, per cui ogni collocazione avrà la consistenza della rispettiva copia. Oppure: se di un particolare volume si possiede una seconda copia, questa può essere collocata insieme alle altre, e allora rientrerà nella consistenza di quella collocazione, o a parte, e allora ci sarà una consistenza per quella collocazione.

Titolo uniforme dei periodici

Il titolo uniforme dei periodici è un argomento che sembra ad alcuni un po’ misterioso, anche perché in realtà non c’è niente di particolare da dire.

Le REICAT non danno specifiche indicazioni, il che vuol dire – almeno in attesa di vedere che cosa prevederà la nuova Guida alla catalogazione in SBN – che quel titolo uniforme si tratta come tutti gli altri, ossia si lega a tutte le manifestazioni del periodico inteso come opera, e quindi evidentemente a tutte le edizioni del periodico sotto qualsiasi forma, ad esempio a stampa o elettroniche, e alle ristampe in forma di monografia, anche se avessero un titolo diverso.

In base alla Guida SBN del 1995 (p. 171) il titolo uniforme del periodico corrisponde al titolo chiave ISDS, assegnato dall’International Serials Data System, che attualmente si identifica con l’ISSN International Center. Lo scopo di questo titolo infatti è proprio quello di identificare univocamente un periodico. Dalla Guida risulterebbe anche che questo è l’unico titolo uniforme applicabile ai periodici, perché nel capitolo sul Titolo di raggruppamento (p. 172) non viene citato il legame S9A. Tuttavia oggi, nel contesto delle REICAT che non prevedono questo limite, tale previsione mi sembra decisamente superata (salvo vedere che cosa dirà in merito la nuova guida).

Poiché il titolo può variare nel corso della vita del periodico, bisogna cercare di capire, nei limiti del possibile, quale sia quello più rappresentativo e non senz’altro prendere quello del numero che si ha in mano, che potrebbe essere una variante raramente utilizzata. Se c’è un dubbio serio è meglio non creare il t.u.

Soggetti tra vecchio e nuovo soggettario

Il fatto che sia possibile utilizzare liberamente sia il vecchio che il nuovo soggettario, anche con la stessa pubblicazione, ha fatto sorgere in qualcuno delle incertezze, che in questo articolo proviamo a dissipare o almeno ad alleggerire.

Innanzitutto la biblioteca deve decidere se usare il vecchio soggettario (cioè il Soggettario di Firenze del 1956 con relativi aggiornamenti, usciti fino al 1998) oppure il Nuovo soggettario.

Non c’è dubbio che ormai dovrebbe essere usato il nuovo, anche perché il vecchio non viene più aggiornato, cosa che però presuppone un adeguato studio, perché mentre il vecchio soggettario era una lista di soggetti le cui regole erano in gran parte implicite, il nuovo consiste in un tesauro (vocabolario controllato) di descrittori associato ad un insieme di regole per la formulazione dei soggetti. Queste regole evidentemente devono essere ben conosciute dal catalogatore che vuole utilizzare il Nuovo soggettario (un piccolo aiuto si può trovare in questa sintesi dei concetti principali, che ovviamente non sostituisce la lettura del testo originale).

Posto che la biblioteca abbia preso la sua decisione, deve tenere conto della particolare gestione (un po’ artificiosa, a mio parere) che è stata adottata in SBN e che prevede un unico codice di soggettario (SBN) con tre codici di edizione:

  • I = Soggettario 1956
  • N = Nuovo soggettario
  • E = soggetto uguale nel vecchio e nel nuovo soggettario

anche se il nuovo e il vecchio soggettario non sono edizioni dello stesso soggettario, ma sono liguaggi di indicizzazione diversi.

Come si comprende facilmente, quindi, non sono ammessi due soggetti identici, uno col codice del nuovo e uno con quello del vecchio soggettario (il programma non permette neppure di inserirli), perché in questi casi bisogna invece creare un unico soggetto col codice E.

Nulla vieta invece che ad uno stesso titolo siano legati sia soggetti del vecchio che del nuovo soggettario.

Premesso questo, abbiamo i seguenti casi.

Se si usa il Nuovo Soggettario:

  •  il soggetto non esiste del tutto: si inserisce come Nuovo soggettario o come E se si sa che è uguale al soggetto del vecchio soggettario
  •  il soggetto è stato registrato come vecchio soggettario ma è identico a quello previsto dal nuovo: si lega e poi si modifica il codice di edizione in Tutte (se non si ha l’autorità per farlo si lascia com’è ma non se ne crea uno nuovo)
  • esiste un soggetto del vecchio soggettario diverso da quello richiesto dal nuovo: non si usa, ma se ne crea uno col codice del nuovo soggettario, o si lega se esiste già (oppure, se si vuole: si lega il soggetto del vecchio soggettario, ma poi si lega anche quello de nuovo)

Mi sembra invece del tutto inutile continuare a creare soggetti del vecchio soggettario, mentre se si vuole si possono catturare quelli legati in indice, visto che l’operazione è semplice e veloce. Ovviamente non si cancellano quelli che si trovassero già legati in polo!

Se si usa ancora il soggettario del 1956:

bisogna evitare di creare soggetti col codice del nuovo soggettario, ed eventualmente crearli col codice del vecchio. Se però si trovano soggetti del nuovo è meglio usare quelli.

Ricerca titoli brevi

Qualcuno può essersi trovato in imbarazzo nella ricerca di titoli molto brevi, di lunghezza inferiore a tre caratteri (che sono rari ma non eccezionali, basti pensare al celebre Q), perché SbnWeb in quel caso rifiuta di effettuare la ricerca.

La soluzione è molto semplice: basta impostare la ricerca per titolo completo, anziché per la sola parte iniziale, cliccando l’apposita checkbox sulla destra del campo titolo nella schermata di ricerca.

Manutenzione software indice ed SbnWeb

Desta più di una perplessità la gara per la manutenzione del software dell’Indice e di SbnWeb bandita dall’ICCU, i cui termini si sono chiusi nei giorni scorsi (tutta la documentazione qui), servizio la cui importanza fondamentale è palese a tutti.

Avendo qualche esperienza anch’io di redazione di capitolati devo dire che farne uno assolutamente perfetto sotto qualunque aspetto e in ogni minimo dettaglio è quanto meno difficile, e realizzare questo lo era in particolare, trattandosi di un contratto di manutenzione di software che per sua natura non può specificare i singoli interventi di sviluppo richiesti.

Tuttavia mi sembra lecito dire il punto critico è l’importo a base d’asta (€ 600.000 IVA esclusa per un contratto di un anno) che sembra particolarmente alto, e forse troppo alto, se si considera che il capitolato non comprende la gestione del CED indice e ha per oggetto interventi su due prodotti non perfetti ma sostanzialmente stabili e che non si prevede certo di rivoltare a gambe all’aria. E’ ovvio che stabilire una base d’asta troppo alta in una gara rischia di impedire di ottenere i risultati più vantaggiosi sotto il profilo economico.

Ciò vale a maggior ragione se si esaminano i dettagli di quanto è stato previsto per l’offerta economica, per la quale si assegnano solo 20 punti sui 100 totali previsti. Sicuramente è giusto non fare le gare solo sul ribasso e puntare sulla qualità ma in questo caso c’è da chiedersi se non si cada nell’eccesso opposto: 20 punti su 100 non saranno troppo pochi?

Un altro punto piuttosto critico sono le condizioni alle quali le ditte interessate possono prendere visione del software (che, ricordiamo, è un freeware distribuito sotto licenza proprietaria, come spiegato in questo articolo): non possono avere copia del software, neppure parziale, ma possono solo prenderne visione presso l’ICCU. Questa disposizione così restrittiva finisce per avvantaggiare la ditta che ha attualmente in carico la manutenzione (Almaviva) e che per forza di cose il software lo conosce già meglio di tutti. In una gara del genere è inevitabile che il precedente fornitore si trovi in qualche misura avvantaggiato, ma il bando dovrebbe contenere delle previsioni che riducano al minimo questo vantaggio, mentre in questo caso sembra che ciò non avvenga.

Perplessità sembrano emergere anche dai dettagli per l’attribuzione dei punteggi: una formula che il Regolamento di applicazione del Codice dei contratti prevede per il calcolo dei coefficienti per l’attribuzione del punteggio pare utilizzata nel disciplinare di gara per calcolare direttamente il punteggio, che per le caratteristiche della formula non potrebbe essere superiore ad 1. La discrepanza con la previsione dei 20 punti per l’offerta economica sembra però un po’ troppo grossolana, quindi forse si tratta solo di un problema interpretativo magari favorito da una formulazione non ottimale del testo, per cui – in assenza di elementi più chiari – non è il caso di insistere su questo punto.

Titoli di natura R (raccolte fattizie)

Da qualche tempo in SbnWeb è possibile trattare le cosiddette raccolte fattizie.

Citando dalla documentazione del programma:

E’ stata implementata la gestione della Raccolta fattizia con definizione di una  nuova natura ‘R’, con gestione e visibilità nel reticolo per la sola biblioteca che l’ha creata e caratteristiche analoghe a quelle di un titolo di collocazione cui è possibile legare (M1R) documenti condivisi o solo locali.

Si tratta delle raccolte non pubblicate di cui al paragrafo 6.0.5 delle REICAT (che non usano l’espressione raccolte fattizie), che le definiscono come

collezioni di qualsiasi genere (purché realizzate in un unico esemplare o comunque non pubblicate nel loro insieme) di documenti non pubblicati e/o pubblicati, sia non descritti individualmente sia descritti individualmente

Esempi di queste raccolte potrebbero essere: faldoni con ritagli di giornale su qualche tematica (di interesse locale, o riguardanti le attività e le vicende della biblioteca ecc. ecc.), album con cartoline o fotografie, “assembleggi” di contenuti diversi, preesistenti e non, per realizzare una narrazione o comunque un’opera unitaria e molte altre cose.

La bozza della nuova Guida alla catalogazione in SBN di ottobre 2013 non cita ancora questa natura R, non so se si prevede di integrarla o se si tratti di una soluzione concepita come puramente locale o addirittura limitata ad SbnWeb. Io spero che l’argomento venga inserito nella guida per assicurare uniformità di trattamento e supportare eventuale sviluppi futuri.

Come si capisce facilmente infatti la soluzione adottata è veramente minimale: i titoli R non solo non vanno in indice, ma anche in polo sono visibili solo alla biblioteca che li ha creati, e per di più abbiamo verificato che non vengono esportati in Unimarc e di conseguenza non vanno in opac.

La loro utilità quindi è estremamente limitata perché non sono visibili né dal pubblico né dalle altre biblioteche, ma possono usarli, per darne informazione agli utenti, solo i bibliotecari della biblioteca che li ha creati.

Questo è un peccato, perché si tratta di documenti di difficile reperimento, per cui bisognerebbe fare in modo da farli conoscere il più possibile (anzi, secondo me dovrebbero andare anche in indice proprio per questo motivo, anche se non servono per essere catturati trattandosi quasi sempre di pezzi unici).

Non ho notizie certe in merito, ma penso che questo criterio così restrittivo sia stato adottato per risolvere un problema non banale che questi titoli pongono: essi possono essere legati ai componenti della raccolta, i quali a loro volta possono essere anche documenti pubblicati. Se si creasse un legame secondo i criteri normali, quei documenti pubblicati apparirebbero sempre come parte della raccolta, quando invece questo riguarda solo qualche particolare copia.

La vera soluzione sarebbe collegare il legame alla copia, come avviene coi possessori, oppure mantenerlo in gestione bibliografica ma distinguerlo con opportuni attributi. Questo avrebbe richiesto interventi di sviluppo di un certo peso, quindi si può pensare che limitare la visibilità del titolo sia risultata una soluzione più rapida e meno costosa. Non so però, non avendo ancora verificato nella pratica, come la biblioteca interessata vede questi legami.

Le REICAT prevedono anche la possibilità di fare una descrizione a livelli per eventuali suddivisioni interne della raccolta non pubblicata, ma per ora in SBN questo non è possibile perché richiederebbe un legame R51R o R1R che non è previsto.

Comunque è un fatto positivo che almeno ora sia stato espressamente previsto questo tipo di documenti, ed è certamente opportuno sfruttare questa possibilità inserendo i relativi dati, che forse in futuro potranno avere un uso più ampio di quello che hanno ora. Assolutamente da evitare è invece, per motivi che dovrebbero essere evidenti per tutti, ignorare la natura R e catalogare le raccolte non pubblicate come M.

In polo ci sono finora solo 3 titoli R (più altri cancellati), privi di posseduto e forse creati per prova o per errore (la descrizione contiene pochi dati, e almeno un paio di questi titoli sembrerebbero riferirsi a collane, cosa che non sarebbe ammissibile in alcun modo).

Licenza d’uso di SbnWeb

Sul sito dell’ICCU è stata pubblicata (non so esattamente quando perché l’ICCU non ha dato alcuna pubblicità alla cosa, ma certamente negli ultimi mesi) l’attesa licenza d’uso di SbnWeb, che si trova qui:

http://www.iccu.sbn.it/opencms/export/sites/iccu/documenti/2013/sbnweb_licenza_v1.pdf

Il documento è piuttosto lungo, ma le cose veramente importanti si trovano nell’art. 3.

Come qualcuno sa, negli anni scorsi si era spesso parlato di un rilascio sotto licenza libera, e invece ora è stata scelta una licenza proprietaria particolarmente restrittiva, che non solo impedisce – senza l’autorizzazione dell’ICCU, titolare dei diritti – la distribuzione del programma e della documentazione, ma addirittura la

diffusione [...] della conoscenza dell’applicativo

Sembrerebbe però ancora lecito dire in pubblico che esiste SbnWeb, visto che l’ICCU stesso pubblica la notizia sul suo sito …

Inoltre (cosa questa già nota in precedenza, si veda questo documento) l’ICCU si riserva il diritto di controllare anche le attività didattiche, poiché la licenza prevede che

I soggetti pubblici e privati che si propongano di organizzare ed erogare presentazioni del software, oppure attività di tipo didattico, dovranno concordare con l’ICCU il contesto, i contenuti e le modalità organizzative delle iniziative previste

Curioso poi che la licenza preveda anche alcune procedure (test di integrazione a cura dell’ICCU per inserire le funzionalità nell’applicativo ufficiale) per il caso in cui gli utilizzatori vogliano effettuare sviluppi a proprie spese,  che si adatterebbero anche ad un progetto libero, anche se viene vietata la distribuzione di versioni personalizzate non approvate dall’ICCU (non è chiaro se chi le ha sviluppate possa utilizzarle per sé).

Ovviamente non si discute la facoltà dell’ICCU di imporre dei test di compatibilità con l’indice per le procedure che coinvolgono quest’ultimo, cosa che non ha a che fare con la licenza del software ma con la gestione dell’indice.

Invece dell’atteso software libero abbiamo quindi un freeware (la gratuità viene esplicitamente prevista) con una licenza proprietaria delle più discutibili.

Si tratta di una scelta molto deludente, di cui non mi pare che siano state rese note le motivazioni. Sarebbe interessante sapere quale disegno per lo sviluppo di SBN stia dietro a questa scelta.

Si intende che nell’immediato questa licenza non cambia niente per gli utilizzatori: noi e tutti gli altri poli che lo hanno adottato abbiamo ricevuto il software dall’ICCU e continuiamo ad utilizzarlo a titolo gratuito come prevede la licenza. Così pure è ovvio che il giudizio negativo sulla licenza non cambia quello in complesso positivo sul software in sé.

Al momento, per quanto a mia conoscenza, l’unico software libero certificato Sbnmarc (e quindi in grado di lavorare in indice)  è ClavisNG della Comperio, rilasciato sotto la GNU Affero GPL v. 3. Non saprei dire quali siano le prospettive realistiche che se ne aggiungano altri: il candidato più interessate sarebbe certamente Koha, ma bisogna che qualcuno decida di assumersi l’onere dello sviluppo, tutt’altro che impossibile ma neppure banale.

Nuova bozza della Guida alla catalogazione SBN

Nell’ottobre 2013 l’ICCU ha pubblicato un ulteriore draft della nuova Guida alla catalogazione in SBN, che si trova qui:

http://www.iccu.sbn.it/opencms/export/sites/iccu/documenti/2013/Guida_SBN_con_esempi/GUIDA_SBN_ottobre_2013.pdf

Rispetto alla bozza precedente è stato aggiunto il trattamento dei periodici, mentre manca ancora la parte più attesa, cioè quella sui legami. In particolare, non è ancora possibile sapere quale uso avranno i titoli T, che sembravano destinare a sparire in base alle circolari ICCU del 2010, non sono più previsti dalla nuova Guida alla catalogazione della musica (pubblicata nel 2012 in versione definitiva) mentre in queste bozze della Guida generale sono ancora presenti.

 

Scarico inventariale

Ci sono a volte equivoci sulla natura dello scarico inventariale, che viene visto come più o meno equivalente alla cancellazione dell’inventario.

In realtà lo scarico inventariale ha un significato diverso: esso non cancella l’inventario, ma lo pone allo stato dismesso con registrazione della relativa causale (smarrito, trasferito ad altra biblioteca, etc.).

Un inventario non dismesso ma cancellato, (ad es. quando l’ho erroneamente attribuito ad un titolo, ci ritorno e uso Cancella inventario), si può riutilizzare, legandolo ad un altro titolo. Con lo scarico inventariale, invece, l’inventario non viene cancellato, ma continua ad essere presente, legato al titolo e stampato nel registro d’ingresso con la sua nota di dismesso (ai tempi delle matite, si usava segnalarli in rosso).

Di qui si capisce che lo scarico inventariale è concepito non come una semplice operazione di modifica dei dati, ma come un intervento su scritture patrimoniali che non si possono correggere e ricorreggere come si vuole, e nelle quali deve rimanere traccia delle modifiche effettuate.

Questo in particolare ha due conseguenze di rilievo:

  1. un titolo legato ad un inventario dismesso non può essere cancellato; infatti se lo fosse l’inventario non si riferirebbe più ad alcun titolo, e verrebbe quindi compromessa l’integrità del registro di ingresso
  2. se la pubblicazione il cui inventario era stato dismesso viene ritrovata, non si può riassegnarle lo stesso inventario ma bisogna assegnarne uno nuovo

La scelta tra cancellazione e scarico dipende dalla biblioteca, l’importante però è che sia mantenuta l’integrità formale e sostanziale del registro d’ingresso, ossia il registro deve riflettere fedelmente la situazione del patrimonio ed essere compilato anche correttamente secondo le regole che l’ente adotta per la sua gestione patrimoniale (questo aspetto vale specialmente per gli enti pubblici).

Particolare attenzione è necessaria quando il registro d’ingresso realizzato in SBN, o la stampa derivata da esso, non è solo un documento interno alla biblioteca, ma ha anche formalmente il ruolo di scrittura patrimoniale dell’ente.

Allineamenti

Poiché alcuni potrebbero non avere adeguate conoscenze sugli allineamenti, vengono qui riassunte le principali nozioni sull’argomento.

Quando correggiamo dei dati in indice, gli stessi dati vengono automaticamente trasferiti anche in polo, per cui indice e polo risultano allineati, ossia possiedono gli stessi dati.

Ma quando un altro polo (oppure chi fa centralmente manutenzione dei dati) modifica in indice qualche dato che possediamo anche noi, il nostro polo non ne sa niente e la sua versione di quei dati si trova ad essere non allineata con quella dell’indice.

Per rimediare a questa situazione viene fatto il cosiddetto allineamento: il polo richiede all’indice i dati da allineare e modifica i suoi in modo che siano allineati con quelli dell’indice (ovviamente questo è possibile perché l’indice – man mano che vengono fatte modifiche – registra quali sono i dati da allineare per ciascun polo).

Ad esempio, supponiamo che qualcuno da un altro polo aggiunga un legame ad un reticolo che abbiamo anche noi: con l’allineamento questo legame viene creato anche in polo. Lo stesso accade per correzioni alla descrizione, modifica di nomi degli autori, fusioni, cancellazioni ecc. Gli allineamenti agiscono sui dati condivisi con l’indice, quindi su quelli della gestione bibliografica, non sulla catalogazione semantica (per la quale la condivisione con l’indice viene gestita diversamente) né tantomento sui dati gestionali e sui servizi.

Gli allineamenti vengono eseguiti centralmente dall’assistenza del polo, quindi le singole biblioteche non devono preoccuparsi di questo.

Si tratta di elaborazioni differite che tutti possono vedere in polo appunto sotto Elaborazioni differite -> Stato delle richieste, dove è possibile anche esaminare i report dei risultati (si tratta del file con estensione .htm).

Questi report vengono esaminati da noi centralmente, e nella maggior parte dei casi riusciamo ad intervenire noi sui problemi segnalati, anche perché sono pochi e talvolta solo apparenti (si generano dei messaggi che non corrispondono ad errori veri e propri).

Ci sono però alcuni casi in cui è richiesto un intervento delle biblioteche interessate.

Di gran lunga il caso più frequente è quello in cui un titolo è stato cancellato dall’indice ma l’allineamento non può cancellarlo in polo perché legato ad un inventario.

In questo caso la biblioteca che possiede quella copia deve:

  1. vedere in polo di che titolo si tratta
  2. cercare in indice per capire da che cosa è stato sostituito, ossia quale BID corrisponde ora a quella pubblicazione
  3. cancellare l’inventario legato al titolo da eliminare
  4. associarlo al titolo corretto, eventualmente catturandolo se non è già in polo

Più raramente possono esserci interventi di tipo catalografico che necessitano dell’esame della pubblicazione, e quindi anche in questo caso è necessario che intervenga la biblioteca.

Tutte le biblioteche del polo sono invitate a leggere attentamente eventuali richieste riguardanti gli allineamenti e a provvedere o, in caso di dubbi o difficoltà, a chiedere chiarimenti o aiuto a noi.

Attualmente la gestione degli allineamenti è molto meno onerosa di quanto fosse un tempo, sia perché il numero di dati problematici è molto minore sia perché i report sono molto più chiari e quindi è più semplice capire che cosa si deve fare (qualcuno ricorderà invece i report enigmatici di client/server).

Da notare che gli allineamenti avvengono solo nel caso della catalogazione partecipata in indice,  corrispondente al livello 4 (per una breve spiegazione dell’argomento si veda questo articolo). I livelli 2 e 3 non hanno il vincolo di mantenersi allineati con l’indice, ma non hanno neppure la possibilità di correggere ciò che è in indice: infatti correggere senza allineare vorebbe dire poter correggere i dati altrui ma senza ammettere correzioni altrui ai propri dati.

Avvisi prenotazioni

SbnWeb ha un comportamento piuttosto strano nella gestione dell’avviso che viene inviato a chi ha prenotato un libro o altro documento, quando il documento prenotato diventa disponibile: questo avviso infatti viene inviato a tutti coloro che lo hanno prenotato, e non solo al primo (e poi al secondo in caso di rinuncia o alla nuova restituzione e così via) come ci si aspetterebbe.

Alcuni hanno interpretato questo comportamento come un errore del programma, ma in realtà è il comportamento previsto (si può considerare semmai un errore di progettazione).

Sia noi che altri utenti di SbnWeb abbiamo richiesto all’ICCU una modifica, ma al momento non ci sono informazioni sui tempi di realizzazione.

Legame al luogo dai documenti moderni

Recentemente nella lista AIB-CUR è sorta una discussione sul legame alla forma normalizzata del luogo per i libri moderni, in seguito alla quale l’ICCU ha inviato importanti chiarimenti (a firma di Patrizia Martini e Gabriella Contardi).

Benché i messaggi mandati ai AIB-CUR di per sé non siano pubblici ma riservati agli iscritti di quella lista, in questo caso – visto l’argomento di interesse generale e l’ufficialità della fonte – mi pare di non fare nulla di male a riportare qui le indicazioni dell’ICCU.

Queste indicazioni, così come scritte, sono un po’ contradditorie, perché prima dicono che il legame al luogo non è previsto dalle regole e subito dopo citano REICAT 0.4.3.8 che lo prevedono, considerandono facoltativo.

In ogni caso è chiara l’indicazione dell’ICCU di limitare l’uso del legame al luogo normalizzato ai soli casi indicati, cioè libri antichi, materiali speciali e libri moderni con forme desuete o poco note dei luoghi.

Bisogna quindi attenersi a questa indicazione.

Il legame al luogo normalizzato di edizione o di stampa è raccomandato solo per il libro antico, per il materiale musicale e per gli altri materiali speciali quali la grafica e la cartografia che sono catalogati secondo linee di catalogazione specifiche e comprendono al loro interno documenti sia antichi sia moderni.

Il legame al luogo normalizzato per il libro moderno non è previsto nelle normative: REICAT; Circolare di applicazione delle REICAT,(2010); Guida alla Catalogazione. Libro moderno (ed. 1995 e ed. draft 2013).Mentre nel paragrafo 0.4.3.8, delle REICAT, si raccomanda la creazione di elementi di accesso controllati per i luoghi di pubblicazione per le pubblicazioni antiche e gli altri materiali.

In Indice non è stato introdotto un vincolo per impedire il legame ai luoghi normalizzati per il libro moderno per i seguenti motivi:

  • per consentire la catalogazione dei materiali speciali quali grafica, cartografia e musica anche secondo la linea di catalogazione /Materiale moderno/, e quindi creare degli accessi controllati per i luoghi normalizzati per le edizioni antiche;
  • per i rari casi di forme desuete o poco note dei luoghi [nell'originale segue riferimento ad un altro messaggio sulla lista]

Per tutti gli altri casi di catalogazione del materiale moderno si raccomanda di non creare legami con i luoghi, essendo inutili in presenza nell’area 4 di forme che non richiedono normalizzazione.

Inoltre un’alta frequenza di tali inutili legami ai luoghi di pubblicazione vanifica la ricerca per luogo nell’Indice gestionale che in navigazione sui titoli collegati ha il limite di 2500 record.

Gabriella Contardi
g.contardi@iccu.sbn.it

Patrizia Martini
p.martini@iccu.sbn.it

Codice fiscale per chi non ce l’ha

Come si sa, in SbnWeb il codice fiscale degli utenti è obbligatorio e serve da identificativo dell’utente stesso.

Alcuni si sono trovati in imbarazzo dovendo registrare utenti non residenti in Italia e quindi privi di codice fiscale (di solito si tratta di turisti in vacanza nei comuni della Riviera).

In questi casi si può procedere in tre modi (se qualcuno ne ha trovato altri ce lo racconti), sfruttando anche il fatto che il programma non controlla che il codice fiscale sia corretto, ma solo che sia univoco (non possono esserci due utenti con lo stesso codice) e lungo 16 caratteri:

  1. utilizzare uno dei tanti servizi online per calcolare il codice fiscale in base ai dati anagrafici (da ricordare che per gli stranieri si considera il paese di nascita e non la città); il codice così calcolato potrebbe non essere univoco: in questo caso basta modificarlo in un modo qualunque per renderlo tale
  2. inserire un codice fiscale fittizio (o comunque un codice di un qualche tipo) inventato da noi
  3. inserire un codice in possesso dell’utente che abbia un ruolo di identificativo all’incirca paragonabile al codice fiscale (ad esempio, per gli statunitensi potrebbe essere il Social Security Number, per i tedeschi lo Steuernummer o l’IdNr); se il codice è più lungo di 16 caratteri va troncato, se è più corto va completato con un carattere qualunque per portarlo a 16 caratteri, naturalmente sempre facendo in modo da mantenerlo univoco, altrimenti il programma rifiuta l’inserimento

Tutte queste manovre si possono fare tranquillamente perché l’uso di questo codice è limitato alla gestione dei servizi della biblioteca nel polo SBN, quindi esso non ha effetti al di fuori di questo ambito.