Pubblicato da: beppe2 su: 16 Ottobre 2009
Forse non tutti sanno già che la versione 5 del client Stonegate (come del resto anche la 4) ha una funzionalità di diagnostica utile quando ci sono problemi di collegamento difficili da risolvere.
Questa funzionalità produce un file che contiene un gran numero di informazioni sulla configurazione del PC e della VPN in particolare, e che può essere mandato all’assistenza perché lo esamini.
Per ottenere questo file procedere nel modo seguente:
A questo punto il file può essere esaminato e inviato dove necessario (si tratta di un file zippato che al suo interno ne contiene numerosi altri con le varie informazioni, molto interessanti).
Pubblicato da: beppe2 su: 7 Ottobre 2009
E’ bene ricordare che gli scarichi Unimarc di grosse dimensioni, specialmente quelli dei dati di tutto il polo, andrebbero eseguiti nel fine settimana
per evitare il rischio di interferire con le normali attività del polo, ad esempio causando rallentamenti.
E’ vero infatti che gli scarichi Unimarc partono di notte, ma quelli molto grossi durano parecchie ore e quindi si prolungano abbondantemente durante la giornata successiva.
Succede anche che qualcuno esegua lo scarico di tutto il polo pensando di fare solo quello della propria biblioteca: per selezionare una o più biblioteche bisogna però, dalla finestra di dialogo dello scarico Unimarc, selezionare il tab Biblioteche (primo a destra) e lì inserire i codici delle biblioteche interessate.
Pubblicato da: beppe2 su: 22 Settembre 2009
Abbiamo avuto da Massimo Gentili Tedeschi dell’Ufficio Ricerca Fondi Musicali della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, che è uno dei principali collaboratori alla stesura delle regole di catalogazione per il materiale musicale, in particolare in SBN, alcuni importanti chiarimenti sul titolo uniforme musicale.
Nella circolare dell’ICCU sull’argomento inviata nel settembre 2008 (si veda http://pololig.wordpress.com/2009/03/02/titoli-uniformi-musicali/) c’era un punto poco chiaro, e precisamente il seguente:
3. In caso di titoli uniformi di riduzioni, arrangiamenti, trascrizioni, etc. di opere originali è preferibile sempre catturare titoli uniformi, se esistenti; altrimenti si procederà ad una creazione ex novo.
Ora Gentili Tedeschi ha chiarito che ciò che si intende è che per ora non si dovrebbero creare titoli uniformi relativi a riduzioni, arrangiamenti, trascrizioni, e quindi al livello dell’espressione, ma limitarsi al titolo dell’opera.
In questo modo si dà al titolo uniforme musicale la sua funzione corretta di riferimento all’opera (work, in senso FRBR) mentre, non esistendo il livello intermedio, le informazioni pertinenti all’espressione vengono portate a livello di manifestazione, quindi sul record bibliografico. Questo implica il fatto che si devono ripetere, codificate o meno, su ogni descrizione, ma evita il proliferare di titoli uniformi diversi (perché riferiti ad espressioni diverse) per la stessa opera.
Da parte mia aggiungerei che questo è collegato alla “compressione” del livello dell’espressione che è ben evidente nelle REICAT anche indipendentemente dal materiale musicale, e di cui abbiamo già parlato ampiamente anche nelle lezioni di catalogazione.
In linea di principio, un corretto trattamento dell’espressione dovrebbe richiedere un legame gerarchico tra titolo dell’opera e titolo dell’espressione, e poi un altro livello di legame tra espressione e manifestazione, cosa che però dal punto di vista pratico potrebbe essere un po’ complicata.
Con i legami attualmente previsti da SBN invece potremmo solo legare al titolo della manifestazione (cioè il titolo M o anche N o T) sia il titolo dell’opera che quello dell’espressione, con evidente ridondanza ed appesantimento dei dati, oppure limitarci a quello dell’espressione frammentando quindi l’opera in una molteplicità di titoli.
Rispetto a queste due soluzioni, entrambe palesemente assai difettose, mi sembra certamente meglio limitarsi a formulare il titolo uniforme per l’opera.
Pubblicato da: beppe2 su: 22 Settembre 2009
Forse non tutti ricordano che con la collocazione esplicita non strutturata, che è trattata dal programma come una stringa di caratteri, se si vuole un ordinamento corretto dei numeri bisogna farli precedere da degli zeri in modo da ottenere numeri a lunghezza fissa.
Esempio: se si inseriscono le collocazioni M 1, M 2, M 100, M 2374, M 3 il programma le ordina in questo modo:
M 1
M 100
M 2
M 2374
M 3
perché ragiona come se fossero parole, e quindi considera il primo carattere, a parità il secondo ecc. Per avere l’ordinamento numerico corretto bisogna inserire degli zeri a sinistra in modo da avere dei numeri di lunghezza fissa, per esempio di 5 caratteri: M 00001, M 00002, M 00100, M 02374, M 00003.
Naturalmente chi adotta questa soluzione faccia attenzione a scegliere un numero di zeri che sia sufficiente anche per il futuro man mano che i numeri aumentano.
In realtà, avere nel topografico i numeri ordinati come caratteri non compromette l’uso dello stesso: basta sapere come avviene l’ordinamento e si trova sempre la collocazione desiderata. In questo modo però per lo più quanto appare nel topografico non corrisponde più alla collocazione fisica dei documenti, dove di solito i numeri sono ordinati dal più piccolo al più grande e non alfabeticamente.
Pubblicato da: beppe2 su: 13 Agosto 2009
Ad uso dei principianti di SBN, un piccolo prospetto delle principali informazione che sono previste dalla descrizone ISBD ma in SBN si trattano come legami o in campi specifici. Alcuni infatti, anche se hanno studiato diligentemente la teoria, al momento di catalogare dimenticano alcune di queste cose e quindi creano descrizioni che in SBN sono errate. Saranno eventualmente gli opac che, sulla base dei dati SBN, provvederanno a visualizzare una descrizione ISBD standard completa di tutti gli elementi.
Non va in area 1 tra quadre dopo il titolo proprio, ma si esprime attraverso il codice di genere, che raccomando di utilizzare sempre, quando applicabile, anche se per ora è obbligatorio solo per i documenti elettronici. In realtà non tutti i codici di genere corrispondono alla designazione generica del materiale, alcuni sono ulteriori specificazioni che si possono aggiungere se necessario. Ad esempio una bibliografia in formato elettronico avrà il codice X per archivio elettronico (designazione generica) e il codice A per bibliografia.
Esempio: NON
*Fidelio [audioregistrazione] / Ludwig van Beethoven
MA
*Fidelio / Ludwig van Beethoven
con codice di genere 6 (registrazione sonora musicale)
Non si mette in descrizione in area 1 ma si crea un legame con un titolo di natura P
Non si mette in descrizione in area 6 ma si crea un legame ad un titolo di natura C. Pertanto l’area 6 in SBN non viene mai usata in descrizione.
Non si mettono in descrizione in area 8 ma nell’apposito campo. Poiché l’area 8 non è prevista in alcun modo nella descrizione SBN, non va usata neppure per indicare le condizioni di disponibilità e il prezzo (se si ritiene necessario si possono indicare in nota).
L’espressione è ambigua: se si intende il titolo di raggruppamento, bisogna creare un legame ad un titolo di natura A o B; se si intende il titolo dell’edizione su cui è basata una traduzione, deve essere solo citato in nota. Se si ritenesse di dover dare un accesso a quel titolo, ad esempio perché presente con particolare evidenza sulla pubblicazione, dovrebbe essere creato un legame ad un titolo di natura D.
I titoli citati in nota per qualunque motivo non costituiscono un elemento di accesso, quindi se si vuole rendere possibile una ricerca per quei titoli bisogna fare un legame alla notizia con la natura appropriata. Di solito quando si crea il legame non si cita il titolo anche in nota, ma in qualche caso può essere utile farlo, ad esempio per rendere la descrizione più comprensibile.
Nel caso di numeri monografici di periodici (se li si vuole descrivere autonomamente) o di supplementi di periodici, il titolo del periodico è un elemento di accesso importante, quindi non basta citarlo in nota, né tanto meno bisogna infilarlo a forza in area 1 creando dei miscugli di titoli di diverso livello, ma si deve creare un legame al periodico, e questo anche se la biblioteca non avesse alcun altro numero di quel periodico. Se però il periodico non fosse chiaramente identificabile, non si dovrebbe creare il legame, ma consiglierei di indicare la cosa in nota per segnalare l’incompletezza sia ai lettori che agli altri catalogatori.
Le varianti del titolo importanti per la ricerca devono essere segnalate con dei titoli di natura D e non citate solo in nota (di solito non si citano, ma – come osservato – lo si può fare se lo si giudica importante per la chiarezza della descrizione).
Pubblicato da: beppe2 su: 13 Agosto 2009
Spesso qualcuno si chiede quale sia in SBN il legame tra l’estratto e la pubblicazione di origine.
La risposta è semplicissima: non è previsto nessun legame tra le due descrizioni, il titolo della pubblicazione madre si indica solo in nota (cfr. manuale M5B p. 68).
Pubblicato da: beppe2 su: 13 Agosto 2009
A volte qualcuno rimane perplesso scoprendo che i legami 51 non si possono cancellare e modificare come gli altri dalla normale procedura di variazione legami e cancellazione legami.
Questi legami gerarchici vanno trattati dal basso, ossia a partire dalla notizia di livello inferiore (quella di arrivo del legame), che li vede come legami 01 (non contiene, ma fa parte di).
Si può quindi cercare direttamente la notizia inferiore, oppure partire dalla superiore, selezionare la notizia sul cui legame si vuole intervenire e andare in gestione bibliografica. In qualunque modo si sia fatta la ricerca, qui il reticolo apparirà visto a partire dalla notizia inferiore selezionata, con sotto quella superiore. Per intervenire sul legame bisognerà quindi, secondo il solito, selezionare la superiore, essendo questa la notizia di arrivo del legame stesso.
Pubblicato da: beppe2 su: 12 Agosto 2009
C’è un comportamento piuttosto bizzarro del client che è utile conoscere.
Dopo un errore di collegamento dovuto a una qualsiasi causa, ad esempio la VPN non collegata, nella maggior parte dei casi il client continua a presentare errori di collegamento anche quando lo stesso è stato ripristinato: di conseguenza è inutile insistere, ma bisogna semplicemente uscire dal programma e rientrare. Questo ovviamenmte comporta la perdita di eventuali dati non salvati.
In particolare, quando si lascia il programma aperto e si interrompe il lavoro per un po’ di tempo, prima di riprendere è sempre opportuno ricollegare la VPN in modo da poter continuare a lavorare senza rischio di errori.
Dopo un’interruzione del lavoro può anche succedere che il programma segnali comunque errori di collegamento anche se il collegamento c’è, e anche in questo caso l’unica soluzione è uscire e rientrare.
Per questo è sempre opportuno non lasciare dati da salvare quando si deve interrompere il lavoro.
Pubblicato da: beppe2 su: 11 Agosto 2009
Segnalo all’attenzione di coloro che catalogano alcune informazioni sul trattamento del genitivo sassone, informazioni che spesso sfuggono a molti e per le quali dobbiamo ringraziare la catalogatrice Francesca Nepori che ha fatto ricerche in merito.
Il genitivo sassone si scrive comunemente con un apostrofo (es. Jimmy’s), ma questo carattere in SBN ha l’effetto di dividere le due parole, come se in mezzo ci fosse uno spazio, quindi Jimmy’s viene trovato cercandolo letteralmente con l’apostrofo ma anche come “Jimmy s” (e così viene calcolata la chiave titolo).
Per evitare questo effetto, e fare in modo che la parola venga tratta come un’unica stringa bisogna usare il carattere detto “alif”, che di per sé sarebbe la prima lettera dell’alfabeto arabo, dove si presenta all’incirca come un tratto verticale (si veda http://wapedia.mobi/it/Alif o http://it.wikipedia.org/wiki/Alif), ma ai nostri fini corrisponde ad un apostrofo un po’ uncinato verso sinistra. Non sono sicuro che sia un uso rigoroso del termine alif, ma ai fini catalografici interessa poco: se però qualcuno conosce l’arabo intervenga pure per fornire chiarimenti.
Con il client possiamo inserire questo carattere con la tastiera virtuale (set di caratteri 5426, secondo carattere della seconda riga), mentre non posso inserirlo qui perché non corrisponde ad un codice ASCII, per lo meno nei character set occidentali, né ad una entità HTML.
Il manuale ufficiale SBN non parla dell’argomento, ma il Manuale Sapori dice a questo proposito:
Alif (Sorta di apostrofo messo nel genitivo sassone in titoli in lingua inglese) quando si trova fra un vocabolo e la ’s’, e segno debole e forte nella traslitterazione dei caratteri cirillici. Il segno Alif compatta, mentre l’apostrofo nel titolo separa. Per questo le biblioteche che non hanno ancora la possibilità di usare i caratteri speciali, debbono compattare la parola (es. Marlowe’s plays = Marlowes plays). Fare invece attenzione di usare l’apostrofo quando si tratta veramente di apostrofo, cioè in caso di elisione (es. Who’s who).
In pratica, il genitivo sassone si trova inserito in entrambi i modi, e anzi a volte più con il normale apostrofo che con l’alif. Si provi ad esempio a cercare nei due modi i titoli che iniziano con “Joe Celko’s”. Si vedrà che 6 sono stati inseriti con l’apostrofo, e tre compattando la parola (Celkos), cosa che equivale all’uso dell’alif che probabilmente quei catalogatori non avevano a disposizione. “childrens” trova in indice 440 titoli, mentre “children’s” ne trova 431.
In pratica quindi la differenza è questa (tenete presente che qui non posso riprodurre l’alif):
* Celko’s e Celko[alif]s vengono entrambi trovati cercandoli letteralmente
però
* Celko’s viene trovato anche come “Celko s”
* Celko[alif]s viene trovano anche “Celkos”
Di conseguenza dovendo cercare un titolo con il genitivo sassone è necessario, per evitare duplicazioni, cercare in entrambi i modi (per non complicarsi la vita con l’alif conviene cercare direttamente la forma compattata) oppure fermarsi a prima del genitivo sassone.
Che cosa si debba fare creando una descrizione è meno chiaro, perché ormai è evidente che l’uso dell’apostrofo è molto diffuso, e per quanto mi riguarda non vedo perché la forma compattata dovrebbe essere a priori migliore della forma divisa. E’ chiaro inoltre che nessuna delle due forme, proprio per questa difformità, garantisce che chi cercherà il titolo in futuro non sia tratto in inganno.
Per questi motivi a me sembrerebbe ragionevole usare la soluzione più semplice, cioè il normale apostrofo, anche perché non ho ben chiaro da dove nascal la “regola dell’alif”. Quanto dice il Manuale Sapori sugli effetti dei due modi di inserire il genitivo sassone è certamente corretto, ma quello che non è chiaro è perché la forma compattata debba essere preferita all’altra, che inserendo l’apostrovo si trova senza problemi.
Non so però se tutti sono d’accordo: se qualche catalogatore esperto vuole intervenire sarà benvenuto.
Pubblicato da: beppe2 su: 10 Luglio 2009
Una piccola insidia di client/server, in cui molti prima o poi vanno ad inciampare, è la distinzione tra il codice bibliotecario e lo userid del bibliotecario stesso, cioè quello che si usa per il login.
Il codice è un numero progressivo che viene assegnato automaticamente dal programma, a partire da 1, nell’ordine in cui il bibliotecario viene creato.
Lo userid è composto dal codice della biblioteca (sempre due caratteri) seguito da un numero progressivo che viene assegnato automaticamente nell’ordine in cui il bibliotecario viene abilitato, cioè gli vengono assegnate per la prima volta le autorizzazioni ad utilizzare le diverse procedure.
Molto spesso i due numeri coincidono, perché le operazioni di creazione ed abilitazione frequentemente vengono fatte nello stesso ordine, ma a volte ciò non avviene e di conseguenza i numeri non coincidono.
Questo non comporta alcun inconveniente, solo che il bibliotecario della biblioteca XX, non sapendo queste cose, pensa che il primo bibliotecario creato debba per forza avere lo userid XX1, e non capisce perché non riesce a collegarsi: questo primo bibliotecario in realtà è stato abilitato per secondo, per cui il suo userid sarà XX2 (se fosse stato abilitato per terzo sarebbe XX3 ecc. ecc.).
Per sapere lo userid di un bibliotecario si deve andare in Gestione -> Abilitazione alle funzioni -> Abilitazioni bibliotecari: nella schermata che mostra le abilitazioni del bibliotecario, lo userid appare nel campo in alto a sinistra.
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