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Modifica del tipo di responsabilità dei legami autore

Quando si modifica il tipo di responsabilità dei legami autore ci si può trovare incontro a difficoltà, sotto forma di segnalazioni di errore da parte di SbnWeb, a prima vista difficilmente comprensibili, derivanti dal fatto che nel corso delle modifiche si può generare un insieme di legami non ammesso, che dal punto di vista del catalogatore è temporaneo (perché la correzione deve ancora essere completata), ma il programma non lo sa e di conseguenza segnala l’errore.

Ricordiamo innanzitutto quali sono i vincoli sui tipi di responsabilità:

  • può esserci solo un legame 1
  • possono esserci al massimo due legami 2, e solo in presenza di legami 1
  • i legami 3 non hanno vincoli: possono essere in qualsiasi numero e sono compatibili con tutti gli altri tipi di legame

Di conseguenza le modifiche devono essere fatte in modo tale che non si produca mai un insieme di legami non lecito.

Supponiamo ora di voler invertire un legame 1 e un legame 2:

  • se cominciamo a trasformare il legame 2 in legame 1, ci troviamo con due legami 1, situazione non ammessa
  • se cominciamo invece trasformando il legame 1 in 2 ci troviamo con legami 2 senza legame 1, situazione pure non ammessa

La seguente procedura invece permette di ottenere il risultato voluto:

  • trasformare il legame 2 in legame 3 (risultato: un legame 1 e un legame 3, situazione ammessa)
  • trasformare il legame 1 in legame 3 (risultato: due legami 3, situazione ammessa)
  • trasformare il vecchio legame 2, ora diventato 3, in legame 1

Trascinamento legami autore

Con la versione di SbnWeb del 19 maggio 2015 è stata introdotta una funzionalità molto utile, che era stata proposta anche dal nostro polo (certamente insieme a molti altri):

evolutiva: introduzione nel “vai a” da analitica titolo di una nuova funzione che consentirà la replica dei legami autore dal documento radice ai titoli inferiori (N, W, M) e ai titoli uniformi (A)

In questo modo si  evita che quando più titoli dello stesso reticolo condividono uno o più legami autori, come necessariamente succede tra titolo proprio e titolo uniforme, si debbano rifare a mano gli stessi legami con perdita di tempo e rischio di sbagliare.

Il modo con cui è stata implementata questa funzionalità però potrebbe non essere chiaro a prima vista perché si potrebbe pensare che essa sia accessibile dalla gestione del titolo, invece – nel Vai a – bisogna selezionare con la checkbox (il quadratino) i titoli su cui si vuole replicare il legame, e poi scegliere l’autore da trascinare: nel menu collegato all’autore si troverà la relativa voce. Una volta data conferma, viene proposta una schermata coi dati del legame che si sta creando, nella quale si può dare la conferma definitiva oppure annullare l’operazione.

Si intende che dal punto di vista catalografico non è cambiato niente a proposito nei criteri per l’attribuzione dei legami, quindi bisogna sempre valutare attentamente quali tra i legami della manifestazione si applicano anche all’opera o ad altri tipi di titolo.

Codici di relazione 320 e 390 in gestione bibliografica

Qualcuno può aver notato che tra i codici di relazione titolo-autore previsti in gestione bibliografica ci sono anche 320 (donatore) e 390 (possessore precedente).

Questo può stupire, perché si tratta di dati che si riferiscono propriamente all’esemplare e non all’edizione, e per di più SbnWeb ha una gestione molto evoluta di possessori e provenienze, per cui non c’è nessun bisogno di registrare il dato nel reticolo.

E’ vero che in Unimarc questi legami vengono gestiti come legami ad autori secondari nel campo 702 o 712, ma la confusione è evitata dal riferimento all’esemplare nel sottocampo $5. Nella struttura di SBN invece di per sé non ha senso inserire questi legami in gestione bibliografica, e la presenza dei codici di relazione rischia quindi di favorire l’inserimento di legami impropri, per cui da questo punto di vista sarebbe opportuno disabilitarli.

Mi hanno però fatto notare che inserire questi legami nel reticolo può essere appropriato nel caso di manoscritti (e allora direi anche nel caso delle raccolte in unica copia non  pubblicate di cui al paragrafo 6.0 A delle REICAT), perché in questo caso l’esemplare si identifica con l’edizione.

Anche in questi casi si può usare la gestione delle provenienze, ma c’è il notevole limite che in questo modo tali legami non vanno in indice, dove invece possono essere utile.

Per questo motivo quindi per ora, in attesa di ulteriori riflessioni, i due codici non sono stati disabilitati, ma ovviamente con la raccomandazione di non usarli assolutamente se non nei rari casi indicati.

 

Legame 4 e codice di relazione

Ecco una cosa interessante che può sfuggire: il legame autore 4 (responsabile della produzione materiale) richiede sempre l’inserimento del codice di relazione (relator code), altrimenti il programma non permette di inserire neppure il legame.

Ovviamente il codice di relazione deve essere compatibile con il tipo di legame, non ha senso inserire il legame 4 con codice di relazione Autore.

Molti non prendono in considerazione il legame 4, forse perché tradizionalmente è associato ai libri antichi, mentre si può usare per qualsiasi documento. Ovviamente non è obbligatorio, ma può essere una informazione utile, quindi il catalogatore può valutare quando è eventualmente opportuno inserirlo.

Personaggi e interpreti (trabocchetto musicale)

Oggi sveliamo quello che rischia di essere un piccolo trabocchetto del programma.

Quando si cataloga una registrazione musicale (tipo materiale U – musica, tipo record j – registrazione sonora musicale), tra i campi specifici della monografia c’è anche una tabella nella quale si possono registrare i personaggi e gli interpreti, indicando il nome del personaggio, il registro vocale e l’interprete, che deve essere già presente nell’archivio autori.

Vedere un campo denominato Interprete può far pensare che si debba inserire il nome dell’interprete, ma se si fa in questo modo si otterrà sempre il messaggio che l’interprete cercato non è presente in base dati.

La spiegazione è molto semplice: non bisogna inserire il nome dell’interprete, ma il VID e in questo modo tutto funziona.

Ovviamente gli interpreti vengono legati al titolo anche come autori, ma questa funzionalità serve ad inserire informazioni di dettaglio (appunto il nome del personaggio ed il registro vocale) che sono certamente utili ma che dal legame normale non risulterebbero altrettanto bene (si potrebbero al massimo mettere in nota al legame). Si tratta comunque di dati facoltativi, e non c’è dubbio, a mio parere, che la gestione sia un po’ scomoda perché bisogna creare i legami e separatamente compilare la tabella: sarebbe molto meglio poter importare automaticamente gli interpreti già legati al titolo, integrando poi i dati aggiuntivi, o almeno dal campo Interprete poter lanciare una ricerca sugli autori, mentre si può solo inserire direttamente il VID.

 

 

Prima bozza della nuova Guida alla catalogazione in SBN

Il 12 giugno 2012 l’ICCU ha pubblicato sul suo sito la prima bozza della nuova Guida alla catalogazione in SBN, basata su REICAT e ISBD Consolidated.

La bozza comprende le parti sui codici, i numeri standard e la descrizione, mentre manca ancora quella sui legami.

Si tratta di una versione che l’ICCU definisce prototipale, senza entrare in dettagli circa la sua applicabilità immediata.

Tuttavia queste parole dell’introduzione del Direttore dell’ICCU alla Guida

Il carattere  in progress  di questa edizione on-line è dovuto ad una serie di fattori: da un lato, considerando il notevole sviluppo che SBN ha avuto negli ultimi anni presso una molteplicità di nuovi Poli e applicativi non SBN nativi, si è ritenuto più utile mettere subito in linea quanto finora prodotto, per dare un supporto, anche se parziale, alle nuove realtà

fanno pensare che sia possibile l’applicazione immediata della nuova guida.

A mio parere tale applicazione (previo debito studio!) si potrebbe considerare già ora possibile soprattutto per cose che risultavano non chiaramente disciplinate dalla combinazione Guida SBN 1995 + REICAT + Circolare ICCU del 2010, e se non si tratta di innovazioni troppo radicali e di ampia portata rispetto alle regole attuali, innovazioni per le quali mi sembra più consigliabile aspettare la versione definitiva oppure istruzioni più esplicite.

Inoltre mi pare che si possano applicare eventuali indicazioni che correggono esplicitamente Circolare e dalle FAQ del 2010.

Si tenga presente che la nuova Guida, oltre a non essere definitiva, è ancora incompleta, quindi alcune parti potrebbero non essere ancora pienamente comprensibili: in questi casi, ed in tutti i casi dubbi, bisogna applicare i documenti già consolidati e non la Guida. Ad esempio, la bozza mantiene i titoli T, che invece da circolare e FAQ sembravano destinati a sparire, ma senza la parte sui legami non possiamo sapere che ruolo avranno: forse saranno riservati a casi particolari, oppure saranno mantenuti solo come soluzione non preferenziale. Nel dubbio, meglio limitarsi per ora ad applicare solo circolare e FAQ.

Per tutto il resto naturalmente resta fermo quanto stabilito dai documenti precedenti.

Interessante inoltre il fatto che l’ICCU dichiara che la pubblicazione della versione draft ha lo scopo di valutare eventuali osservazioni dei bibliotecari che lavorano in SBN.

Autori secondari di titoli uniformi

Nei giorni scorsi alcuni hanno sollevato un argomento catalografico interessante, e cioè in quali casi siano previsti autori secondari legati, con legame 3, ai titoli uniformi.
Non è una questione banale, perché moltissimi autori secondari legati al livello della manifestazione hanno responsabilità solo per la manifestazione stessa, per cui sarebbe completamente sbagliato prenderli tutti e legarli senz’altro al titolo uniforme.

Rimangono comunque diversi casi in cui questo tipo di legame è corretto, che sono quelli in cui la responsabilità secondaria si applica all’opera stessa. Senza pretendere di elencarli tutti, possiamo individuarne almeno alcuni:

  • curatori di raccolte di materiale preesistente, che non si configurino come opere totalmente autonome rispetto a tale  materiale
  • autori di parti secondarie di un’opera; ad esempio: chi ha scritto una parte minore del testo, oppure è responsabile di contributi secondari,  purché siano parti integranti dell’opera e non riconducibili ad una determinata edizione; può trattarsi di elementi come illustrazioni, bibliografie o altri materiali supplementari; prefazioni e simili generalmente  non rientrano in questo caso
  • librettisti di opere liriche
  • coautori dell’opera (autori sullo stesso piano) se sono più di tre
  • autori di film (normalmente hanno tutti il legame 3, anche se potrebbe esserci il caso di un autore tanto prevalente da meritare il legame 1, ad esempio per un film o un documentario realizzato interamente in proprio da una sola persona)

Il caso di opere basate su altre opere merita un cenno particolare.

Le REICAT prevederebbero in questi casi un legame tra titoli uniformi, a ognuno dei quali naturalmente sono legati i rispettivi autori, ma poiché SBN per adesso non prevede legami tra titoli uniformi la circolare ICCU del febbraio 2010 sull’applicazione delle REICAT in SBN fa riferimento al seguente passo delle REICAT:

11. Opere nuove connesse a opere preesistenti Si considerano opere nuove, distinte da quelle preesistenti:
a) i rifacimenti o rielaborazioni (parafrasi, compendi, etc.) che, con mutamenti rilevanti di contenuto anche se non di genere, si presentano formalmente come opere nuove, con un titolo differente da quello dell’opera originale o una diversa responsabilità (par. 11.1-11.3);
b) le elaborazioni autonome di temi narrativi o d’altro genere non riconducibili con sicurezza a una singola opera preesistente (par. 11.4);
c) i testi ufficiali connessi o derivati da altri e le opere non ufficiali connesse a testi ufficiali (par. 11.5);
d) le modificazioni che comportano un cambiamento di carattere o genere dell’opera: elaborazioni con funzioni pratiche o didattiche, adattamenti, trasposizioni, etc. (par. 11.6-11.11);
e) i supplementi (o continuazioni, appendici, etc.) di un’opera preesistente, se contraddistinti da un proprio titolo che li identifica (par. 11.12).
Si considerano opere distinte, inoltre, quelle che costituiscono un prodotto compiuto anche se funzionale, complementare o comunque connesso alla realizzazione di un’altra opera di natura diversa (par. 11.13).
Le opere connesse si collegano con richiami reciproci (par. 9.6.2).

e dice

APPLICAZIONE IN SBN:
Il richiamo reciproco tra titoli uniformi di opere connesse tra loro non è attualmente possibile. È stata programmata un’evoluzione del sw.
Nei casi previsti ai punti a), b), c), d) la connessione continuerà ad essere stabilita attraverso il collegamento tra la pubblicazione e l’autore dell’opera preesistente e connessa (intestazione secondaria); nel caso previsto dal punto e) la connessione continuerà ad essere stabilita attraverso il collegamento (codici di collegamento 2, 4)

per cui si deve ancora fare un legame 3 con l’autore dell’opera preesistente. Mi sembra però una svista il riferimento al punto b della citazione dalle REICAT perché se l’elaborazione non è riconducibile con sicurezza ad un’opera preesistente o non si sa quale autore sia da legare oppure, se la derivazione fosse comunque da opere di un autore ben determinato (come in alcuni romanzi contemporanei che hanno per protagonista Sherlock Holmes ma contengono storie nuove e non rielborazioni di qualche opera di Conan Doyle), il legame rischierebbe di propagarsi a troppe opere: per esempio, tutte le opere che fanno riferimento ai cosiddetti miti di Chtulhu di Lovecraft dovrebbero avere un’intestazione a Lovecraft, cosa che mi pare decisamente eccessiva.

È palese che il rapporto tra le opere deve essere chiaro (non derivante da interpretazioni critiche che possono essere oggetto di discussione tra gli esperti) e diretto, per cui non deve trattarsi solo di somiglianze e riferimenti più o meno immediati. Non si considera derivata dal Signore degli Anelli ogni opera di fantasy in cui ci sia qualcuno che cerca di recuperare oggetti magici per sconfiggere il male, né il Signore degli Anelli si considera un’opera derivata dall’Anello del Nibelungo di Wagner, anche se in qualche situazione ci sono delle analogie. Oppure: le Nozze di Figaro di Mozart derivano dalle Nozze di Figaro di Beaumarchais (si tratta di una commedia), ma il Barbiere di Siviglia di Rossini non è un’opera derivata dalle Nozze di Figaro di Mozart, anche se i personaggi sono gli stessi.

La circolare non approfondisce ulteriormente, ma ci sono alcuni casi su cui è utile riflettere con l’aiuto del buon senso, ad esempio:

  • se l’opera di base ha più autori, quali si collegano all’opera derivata? secondo me sarebbe sufficiente l’autore principale o al massimo gli autori coordinati
  • come ci si comporta se c’è una derivazione indiretta (l’opera C deriva dall’opera B che a sua volta deriva dall’opera A)? per non eccedere nei legami, a me pare che non sia il caso di riportare tutti gli autori di tutti i precedenti, ma che convenga basarsi o sull’antecedente immediato o sull’opera originaria, a seconda di quella che ha maggiore influenza sull’opera da trattare (in caso di dubbio sceglierei l’antecedente immediato)

Le opere basate su altre sono particolarmente frequenti nella musica, e qui la Guida alla catalogazione della musica in SBN (paragrafo 3.4 pagina 320) prevede  che si assegni

all’autore della composizione originaria il codice di responsabilità 3 e il codice di relazione 235 (compositore della musica parafrasata)

Questa Guida è successiva alle REICAT quindi è da ritenere che, a meno di successive modifiche, intenda comunque mantenere il legame all’autore della musica parafrasata anche indipendentemente dai legami tra titoli uniformi.

Tutti i catalogatori che leggono sono invitati a comunicarci eventuali osservazioni.

Qualificazioni di luogo nei nomi degli enti

Ecco un problema interessante che è stato sollevato dal un catalogatore del polo:

Dovendo legare l’autore Camera di commercio ed arti di Porto Maurizio, relativo ad un volume di fine 800, quando quindi Porto Maurizio era ancora un comune separato da Oneglia, ho trovato in indice il nome Camera di commercio ed arti <Porto Maurizio>.

Il mio dubbio è relativo al fatto che la qualificazione si riferisce ad una località che attualmente non è più comune e fa parte di Imperia, se è vero che dove compare come luogo di pubblicazione una località che non è comune indichiamo tra [ ] il comune di cui fa parte non dovrebbe essere indicato anche nella qualificazione del nome?

Ovviamente il problema si pone quando cambia il nome del luogo ma l’ente è lo stesso, altrimenti si avranno necessariamente due intestazioni distinte, ciascuna con il luogo più direttamente collegato all’ente (saremmo nel caso di due enti omonimi le cui intestazioni si distinguono per la qualificazione di luogo).

Il mio parere sarebbe innanzitutto che l’uso delle parentesi quadre nelle qualificazioni degli enti non è previsto in nessuna regola, quindi va senz’altro escluso.

Le Reicat in 16.3.2 fanno riferimeno solo alla località in cui ha sede l’ente, senza altre specificazioni: considerato che lo scopo della qualificazione è quello di rendere univoca l’intestazione, a mio parere l’unica preoccupazione deve essere quella di citare la località più direttamente collegata all’ente, e quindi più specifica ed identificativa.

Non sembra che le regole vogliano porre particolari vincoli sul nome da scegliere, perché mentre quando trattano del luogo di pubblicazioni espongono minuzionamente tutta una casistica, a proposito della qualificazione parlano semplicemente di luogo e località, quindi a mio avviso tutto ciò che è un nome di luogo è in generale idoneo a servire da qualificazione, se serve a rendere univoca una intestazione (che poi è lo scopo di tutta l’operazione).

Il caso di una stessa località che all’epoca della pubblicazione (o dell’opera) era nota con un nome diverso dall’attuale non è espressamente disciplinato dalle regole. Trovo la seguente indicazione nel Manuale Sapori, paragrafo FE2.7.5:

Se l’ente ha cambiato sede o se il nome geografico è cambiato nel tempo, si preferisce la forma più recente, relativamente all’arco di attività dell’ente.

che mi pare che si possa senz’altro seguire. Aggiungerei che se la forma più recente relativamente all’arco di attività dell’ente è diversa da quella oggi corrente per quella località mi pare molto opportuno aggiungere una forma di rinvio con il nome del luogo attualmente usato, a meno che possa creare confusione con qualche altro ente. Se un ente cambia nome, in SBN è previsto anche il rinvio reciproco tra le diverse forme (legame 4 tra intestazioni per enti), anche se generalmente non veniva usato per problemi di funzionamento non corretto. Devo dire che non so bene come sia la situazione con Sbnmarc: qualcuno recentemente ha usato questo tipo di legame?

Una conclusione potrebbe essere sintetizzata in questi punti:

  • se lo stesso ente che esisteva quando il luogo era noto con una diversa denominazione esiste ancora con lo stesso nome, si prende come principale la forma con la forma corrente del nome del luogo
  • se nello stesso luogo esiste oggi un ente diverso con lo stesso nome forse non è opportuno non utilizzare quella forma anche come variante di una diversa intestazione, perché penso che tenda a creare confusione nel lettore (può far pensare che sia una duplicazione dello stesso ente)
  • se l’ente non esiste più, penso che creare la variante col nome corrente sia utile perché può benissimo esserci chi non conosce le vecchie denominazioni del luogo, e quindi bisogna evitare che la ricerca con tali denominazioni possa avere successo

Da non dimenticare che le REICAT tendono a preferire il luogo espresso come parte dell’intestazione piuttosto che come qualificazione, ovviamente se ciò è supportato dal modo in cui l’ente si presenta nelle sue pubblicazioni, e che non bisogna sottovalutare le possibilità che offrono le note all’intestazione per inserire informazioni sugli autori, persone o enti, che non possono essere adeguatamente espresse nell’intestazione.

Autore citato e altri codici di relazione

Il codice di relazione 072 Autore citato crea spesso dubbi sul suo esatto significato e viene di conseguenza utilizzato (senza colpa dei bibliotecari) anche in modi poco ortodossi, ad esempio per persone o enti riportati con una qualche evidenza sul documento ma per i quali non si trovano altri codici applicabili.

Bisogna considerare che i codici di relazione derivano dal formato Unimarc, per cui in caso di dubbi sulla loro interpretazione bisogna rifarsi al testo dello standard, la cui versione 2.3 si può consultare liberamente su

http://archive.ifla.org/VI/3/p1996-1/appx-c.htm

mentre la versione corrente è al momento disponibile solo nell’edizione a stampa, che noi possediamo (http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/MOD1493171). Non ci sono modifiche sostanziali tra le due versioni, comunque chi desidera verificare ciò che dice l’edizione a stampa può chiedere a noi (attualmente il volume non è disponibile per il prestito perché lo usiamo regolarmente per il lavoro).

Il codice 072 viene definito in questo modo:

Persona la cui opera è largamente citata o riportata per estratto in opere a cui egli o ella non ha contribuito direttamente.

L’espressione italiana (poco felice ) autore citato significa quindi autore di cui sono riportate citazioni e non autore il cui nome è citato.

Deve evidentemente trattarsi di citazioni che hanno un particolare rilievo senza che però si possa parlare di edizione, anche parziale, dell’opera citata, per cui il codice sarà presumibilmente di uso piuttosto raro.

Un altro codice che ha dato luogo a qualche dubbio è il 100 Antecendente bibliografico (questa volta la dizione italiana è la traduzione letterare di Bibliographic antecedent), che viene definito come

Chi è autore dell’opera sulla quale l’opera registrata nel record catalografico è basata in tutto o in parte. Questo codice può essere appropriato in record riferiti ad adattamenti, indici, continuazioni e sequel di autori diversi, concordanze ecc.

Non ci sono quindi particolari problemi di interpretazione, bisogna però fare attenzione che l’autore dell’opera antecedente debba avere una intestazione in base alle REICAT, altrimenti non ci sarà il legame e quindi neppure il codice di relazione.

Ancora diverso è il caso dei legami ad enti riportati in evidenza nella fonte primaria e ritenuti utili per l’accesso anche se non risulta una responsabilità di rilievo nel contenuto dell’opera, previsto da REICAT 17.4.0.4 B: sembra che generalmente l’unica soluzione sia assegnare il codice 570 Altro, che si usa proprio per legami previsti dalle norme nazionali senza diretto equivalente in Unimarc (in singoli casi può essere applicabile qualche altro codice).

A prima vista potrebbe sembrare attraente in questi casi lo 060 Nome associato, che però è definito come:

Codice generale per un nome associato con o trovato in un libro, per il quale non si può determinare che sia quello di un possessore o altra relazione definita indicativa della provenienza.

Si tratta quindi di un codice che si applica all’esemplare e non all’opera o all’edizione (infatti il testo dice precisamente book = libro, e non work = opera).

Codice di relazione

Una cosa molto semplice che sarebbe un peccato dimenticare è la possibilità di inserire nel legame autore-titolo, oltre al codice di legame, anche il codice di relazione (relator code), che indica l’esatta relazione tra la persona e l’opera o l’edizione.

Questo codice si sceglie dal menu in alto nella schermata.

Benché nella maggior parte dei casi non sia obbligatorio, sarebbe bene abituarsi ad inserirlo sempre perché può fornire informazioni molto utili.

Quando gli opac lo tratteranno adeguatamente, cosa che per adesso in genere non fanno, servirà non solo per rendere più chiari i risultati della ricerca (come avviene anche ora) per facilitare o rendere possibili alcuni tipi di ricerche, ad esempio cercare le opere o le pubblicazioni in cui una persona riveste un ruolo diverso da quello più abituale.

Un tempo, finché le biblioteche trattavano pressoché solo libri a stampa, e le persone potevano essere solo autori, curatori, traduttori e poco altro non si sentiva il bisogno di questa informazione, ma ora le pubblicazioni sono molto più varie e le persone con cui si fanno i legami possono svolgere le attività più diverse.

Il significato della maggior parte dei codici di relazione dovrebbe essere immediatamente chiaro.

Essi comunque derivano dal formato Unimarc e la loro definizione (versione 2.3) si può consultare su questa pagina:

http://archive.ifla.org/VI/3/p1996-1/appx-c.htm

Dell’Unimarc esiste anche la versione 3 che nella versione completa per ora è disponibile solo a stampa (MOD1493171, disponibile presso la nostra biblioteca ma non ammesso al prestito).

Sul sito dell’IFLA è disponibile gratuitamente la versione riassunta (http://archive.ifla.org/VI/8/unimarc-concise-bibliographic-format-2008.pdf) che però non contiene l’elenco dei codici di relazione.

Reticoli secondo le REICAT

Per incoraggiamento a tutti coloro che cercano di applicare le REICAT, cosa che mi pare finora non abbia destato eccessivo entusiasmo, segnalo alcuni reticoli creati in base alle nuove regole, indicando anche i loro elementi più interessanti dove non sono immediatamente evidenti:

CAG1710318
data di copyright e di stampa riportata come data di pubblicazione

LIG0044143
catalogo dell’archivio di un ente che ha come intestazione principale la redattrice, che lo ha realizzato quando l’ente in questione non esisteva più

LIG0071354

LIG0071434

VEA1002970
modificato aggiungendo il titolo uniforme e i legami 3 ad enti utili per l’accesso e/o con responsabilità ma non presenti sulla fonte primaria

NAP0480876
atti di un convegno in cui, oltre all’aggiunta del titolo uniforme, è stato aggiunto il legame ad un convegno il cui nome formale non figura sulla fonte primaria (frontespizio) ma in una pagina successiva, che contiene anche il programma del convegno; si noti che il legame è 3 al livello della manifestazione, ma 1 al livello dell’opera: infatti che il nome del convegno figuri o no sulla fonte primaria è una caratteristica della singola manifestazione (su una potrebbe figurare e  su un’altra no), che non tocca però il rapporto tra l’ente e l’opera

LIG0074332

LIG0074953

LIG0077186
data di copyright giudicata coincidente con la data di pubblicazione e quindi riportata come tale; si noti che il t.u. ha un legame all’autore Davis, Carolyn che non figura sulla pubblicazione, ma è coautore delle prime due edizioni dell’opera (la biblioteca che ha creato questo reticolo non le possiede, per cui non ha potuto legarle al t.u.)

Responsabilità per l’esemplare

La versione di REICA del gennaio 2009 prevede un interessante capitolo, il 20, sulla responsabilità relativa all’esemplare, che include proprietari, possessori, legatori, decoratori.

Per adesso con il nostro Unix client/server non è possibile inserire questo tipo di responsabilità (non so le
l’indice lo supporti) perché manca un codice di responsabilità appropriato, e perché comunque questi legami finirebbero insieme a quelli relativi all’edizione. E’ vero che, come prevede il paragrafo 20.1 A, questa responsabilità andrebbe qualificata con il riferimento all’esemplare a cui si riferisce, ma noi non abbiamo modo di inserire questa informazione.

Si tratta comunque di una innovazione molto interessante perché permette di rappresentare nei cataloghi informazioni sull’esemplare che sono certamente di interesse anche per gli studiosi, e non solo a scopo amministrativo interno della biblioteca. Bisognerà però che vengano i programmi di catalogazione ed gli OPAC, che ora nella maggior parte dei casi non trattano adeguatamente queste informazioni.