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Trascinamento legami autore

Con la versione di SbnWeb del 19 maggio 2015 è stata introdotta una funzionalità molto utile, che era stata proposta anche dal nostro polo (certamente insieme a molti altri):

evolutiva: introduzione nel “vai a” da analitica titolo di una nuova funzione che consentirà la replica dei legami autore dal documento radice ai titoli inferiori (N, W, M) e ai titoli uniformi (A)

In questo modo si  evita che quando più titoli dello stesso reticolo condividono uno o più legami autori, come necessariamente succede tra titolo proprio e titolo uniforme, si debbano rifare a mano gli stessi legami con perdita di tempo e rischio di sbagliare.

Il modo con cui è stata implementata questa funzionalità però potrebbe non essere chiaro a prima vista perché si potrebbe pensare che essa sia accessibile dalla gestione del titolo, invece – nel Vai a – bisogna selezionare con la checkbox (il quadratino) i titoli su cui si vuole replicare il legame, e poi scegliere l’autore da trascinare: nel menu collegato all’autore si troverà la relativa voce. Una volta data conferma, viene proposta una schermata coi dati del legame che si sta creando, nella quale si può dare la conferma definitiva oppure annullare l’operazione.

Si intende che dal punto di vista catalografico non è cambiato niente a proposito nei criteri per l’attribuzione dei legami, quindi bisogna sempre valutare attentamente quali tra i legami della manifestazione si applicano anche all’opera o ad altri tipi di titolo.

Quesiti ripassando le REICAT

Un bibliotecario ha posto alcuni quesiti sulle REICAT, a cui ho cercato di rispondere nel modo migliore che potevo. Mi sembra interessante condividere qui domande e risposte.

Nel capitolo 14 le REICAT evitano già nella definizione (14.1.1.) di prendere posizione sulla manifestazione,  trattandola al massimo come trattamento “alternativo” (14.2.5.) e insistono sulle espressioni di un’opera, che hanno poca “agibilità” catalografica.

Perché il principio seguito dalle REICAT è che ogni responsabilità andrebbe legata al livello corrispondente: gli autori o collaboratori dell’opera al t.u., i responsabili dell’espressione (es. traduttore) al titolo dell’espressione, se previsto, le responsabilità per la manifestazione – che a questo punto sarebbero casi marginali, ad esempio il curatore di una particolare edizione che non si configuri come espressione distinta, oppure gli enti citati sulla fonte primaria senza che sia chiaro il loro legame con l’opera – andrebbero collegate al titolo proprio.

Questo è perfettamente logico, ma per adesso non è ancora realizzabile per motivi pratici. Infatti legare gli autori dell’opera al solo t.u. e non al titolo proprio sarebbe possibile, ma poi questi autori non si vedrebbero negli opac, che quasi mai visualizzano gli autori legati al t.u. anche perché l’unimarc non prevede ancora questo dato (anzi, quasi mai gli opac visualizzano una scheda per il t.u., ma lo usano solo per la ricerca del titoli collegati).

Inoltre sarebbe una prassi tanto diversa da quella abituale che non potrebbe certo adottarla un singolo catalogatore di sua iniziativa in assenza di una indicazione ufficiale.

Il titolo dell’espressione sarebbe piuttosto complicato da gestire perché richiederebbe un ulteriore livello di legami (da t.u. al titolo dell’espressione e da questo al titolo della manifestazione), e infatti in SBN non è previsto e le relative responsabilità sono associate alla manifestazione.

è corretto dire che i tipi di responsabilità (14.2.4.) corrispondono ai codici di relazione di SBN Web?

Sì. La codifica dei tipi di responsabilità usata in SBN è quella prevista da Unimarc (relator codes).

è corretto dire che le REICAT sono obbligatorie nella scelta del nome (15.1.) e per gli elementi del nome (15.2.) ma non per l’ordinamento, le qualificazioni, rinvii e richiami, per i quali vale la sintassi della seconda parte della Guida SBN (si preferira Ioannes Paulus <papa. ; 1>)? E la medesima cosa si può dire per le intestazioni uniformi per gli enti (capitolo 16) e la responsabilità materiale (capitolo 19).

Più esattamente, ciò che non è obbligatorio nelle REICAT è la punteggiatura, come detto espressamente più volte in nota, l’ordine degli elementi è obbligatorio (non si può mettere l’elemento principale dopo le qualificazioni).

Sull’ordine delle qualificazioni però le REICAT non dicono niente, quindi è chiaro che in SBN si continua a seguire l’ordine previsto dalla Guida.

Da vedere anche la circolare ICCU del febbraio 2010, che per quanto riguarda la forma delle intestazioni, a parte punteggiatura e ordine delle qualificazioni, dà generalmente l’indicazione di seguire le REICAT.

Limitatamente ai testi a stampa, si può dire che le responsabilità per particolari espressioni (capitolo 18) va considerata in SBN come responsabilità secondaria a livello di pubblicazione?

Sì, perché in SBN non c’è il titolo per l’espressione e non si tratta di una responsabilità per l’opera.

Per il traduttore sono indicati quattro casi precisi nei quali deve essere assegnata la responsabilità al traduttore anche se assente sul     frontespizio. È una norma obbligatoria anche per il catalogatore SBN, come anche negli altri casi prospettati (18.5.) o il catalogatore ha margini  di decisione sull’opportunita o meno di creare il legame?

La norma è obbligatoria anche in SBN, perché l’ICCU non ha dato indicazioni diverse, anche se probabilmente alcuni di questi casi di obbligatorietà, che forse sono anche troppi, non se li ricorda quasi nessuno.

Titolo uniforme dei periodici

Il titolo uniforme dei periodici è un argomento che sembra ad alcuni un po’ misterioso, anche perché in realtà non c’è niente di particolare da dire.

Le REICAT non danno specifiche indicazioni, il che vuol dire – almeno in attesa di vedere che cosa prevederà la nuova Guida alla catalogazione in SBN – che quel titolo uniforme si tratta come tutti gli altri, ossia si lega a tutte le manifestazioni del periodico inteso come opera, e quindi evidentemente a tutte le edizioni del periodico sotto qualsiasi forma, ad esempio a stampa o elettroniche, e alle ristampe in forma di monografia, anche se avessero un titolo diverso.

In base alla Guida SBN del 1995 (p. 171) il titolo uniforme del periodico corrisponde al titolo chiave ISDS, assegnato dall’International Serials Data System, che attualmente si identifica con l’ISSN International Center. Lo scopo di questo titolo infatti è proprio quello di identificare univocamente un periodico. Dalla Guida risulterebbe anche che questo è l’unico titolo uniforme applicabile ai periodici, perché nel capitolo sul Titolo di raggruppamento (p. 172) non viene citato il legame S9A. Tuttavia oggi, nel contesto delle REICAT che non prevedono questo limite, tale previsione mi sembra decisamente superata (salvo vedere che cosa dirà in merito la nuova guida).

Poiché il titolo può variare nel corso della vita del periodico, bisogna cercare di capire, nei limiti del possibile, quale sia quello più rappresentativo e non senz’altro prendere quello del numero che si ha in mano, che potrebbe essere una variante raramente utilizzata. Se c’è un dubbio serio è meglio non creare il t.u.

Titoli D legati ai titoli uniformi

I titoli D da legare ai titoli uniformi non seguono la stessa casistica che si ha per quelli da legare agli M o agli S.

Ci sono infatti situazioni che evidentemente non possono ricorrere per un’opera ma solo per una manifestazione: titoli ricavati da parti del documento diverse dalla fonte primaria, formulazioni presenti sulla fonte primaria che potrebbero essere interpretate come titoli ma non sono state scelte come titolo proprio.

Mi sembra quindi che rimangano due casi:

  1. sviluppo di sigle e numerali
  2. titoli sotto i quali l’opera è conosciuta, non adottati come titolo uniforme ma ritenuti utili per l’accesso; questo secondo caso può essere abbastanza ampio, ed in particolare può includere titoli di particolari edizioni se ritenuti importanti per l’accesso all’opera; c’è quindi un certo margine per il giudizio del catalogatore, tenendo presente che non è il caso di fare un D per ogni titolo di particolari edizioni diverso dal titolo uniforme: si può fare a meno di creare la variante per il titolo di una singola edizione priva di particolare rilievo, però può essere utile farlo per il titolo presente anche in una edizione sola ma importante (ad esempio la prima edizione, oppure una edizione di grande successo), e ovviamente a maggior ragione per un titolo utilizzato in numerose edizioni, come anche per un titolo in uso fino ad un certo periodo e poi abbandonato (su questo si veda REICAT 9.6.1 e il capitolo 13, un capitolo costituito da una sola pagina).

 

Titoli di natura A e B

Come si sa, attualmente in SBN i titoli uniformi devono essere rappresentati sempre con titoli di natura A, ai quali si attribuirà il livello di autorità appropriato a seconda dei casi, mentre i titoli di natura B (titolo di raggruppamento non controllato) non devono più essere creati.

Ovviamente però esistono molti titoli di natura B creati in passato che anche oggi si possono tranquillamente catturare quando serve (naturalmente se non c’è un titolo A riferito alla stessa opera!).

Questi titoli possono essere facilmente trasformati in titoli A tramite la gestione bibliografica (è l’unico cambiamento di natura titolo possibile; ci sarebbe anche il passaggio da A a B ma evidentemente non deve più essere fatto), anche se non c’è obbligo di fare questa correzione. Può tuttavia succedere di trovare titoli B con livello di autorità elevato che non si possono correggere (ce ne sono persino a livello 95).

Si tratta di errori, perché il titolo B, essendo per definizione un dato non controllato, non doveva avere un livello di autorità superiore al 71 (a margine notiamo che questi errori sono stati necessariamente compiuti da qualcuno che aveva un livello di autorità elevato, e queste cose avrebbe dovuto saperle benissimo), però rimane il fatto che non possiamo correggere noi titoli del genere.

Non è un problema molto grave, perché prima o poi probabilmente ci sarà una bonifica generale dei titoli B, i quali comunque nel frattempo svolgono ugualmente il loro ruolo (sono ricercabili, vanno in opac ecc.).

La cosa più importante però è che a nessun catalogatore deve venire in mente di “sanare” la situazione creando un nuovo titolo di natura A, il quale sarebbe un duplicato che non aggiunge alcuna informazione e finirebbe solo per complicare la correzione del B, aggiungendo ad un errore un altro errore.

Può essere interessante osservare che la distinzione tra titoli A e B era una anomalia nello schema catalografico di SBN, che in generale è invece molto coerente, perché rappresentava una distinzione di autorità tramite diverse nature titolo, quando invece SBN dispone dei livelli di autorità per rappresentare tale informazione: i livelli fino al 71 corrispondono a dati non controllati su fonti esterne, quelli oltre il 71 a dati controllati (anche se in realtà, per maggiore cautela, spesso si usano saggiamente livelli bassi anche se i controlli esterni si fanno).

La Guida infatti prescriveva di inserire i titoli B a livello non superiore al 71 e gli A solo a livello superiore, ma i programmi non imponevano questo vincolo, di qui la presenza di B a livello elevato.

Con il superamento dei B si torna per così dire alla normalità, cioè i titoli A hanno il significato di titolo uniforme e lo stato di controllo è espresso tramite il livello di autorità come avviene per gli altri titoli.

Autori secondari di titoli uniformi

Nei giorni scorsi alcuni hanno sollevato un argomento catalografico interessante, e cioè in quali casi siano previsti autori secondari legati, con legame 3, ai titoli uniformi.
Non è una questione banale, perché moltissimi autori secondari legati al livello della manifestazione hanno responsabilità solo per la manifestazione stessa, per cui sarebbe completamente sbagliato prenderli tutti e legarli senz’altro al titolo uniforme.

Rimangono comunque diversi casi in cui questo tipo di legame è corretto, che sono quelli in cui la responsabilità secondaria si applica all’opera stessa. Senza pretendere di elencarli tutti, possiamo individuarne almeno alcuni:

  • curatori di raccolte di materiale preesistente, che non si configurino come opere totalmente autonome rispetto a tale  materiale
  • autori di parti secondarie di un’opera; ad esempio: chi ha scritto una parte minore del testo, oppure è responsabile di contributi secondari,  purché siano parti integranti dell’opera e non riconducibili ad una determinata edizione; può trattarsi di elementi come illustrazioni, bibliografie o altri materiali supplementari; prefazioni e simili generalmente  non rientrano in questo caso
  • librettisti di opere liriche
  • coautori dell’opera (autori sullo stesso piano) se sono più di tre
  • autori di film (normalmente hanno tutti il legame 3, anche se potrebbe esserci il caso di un autore tanto prevalente da meritare il legame 1, ad esempio per un film o un documentario realizzato interamente in proprio da una sola persona)

Il caso di opere basate su altre opere merita un cenno particolare.

Le REICAT prevederebbero in questi casi un legame tra titoli uniformi, a ognuno dei quali naturalmente sono legati i rispettivi autori, ma poiché SBN per adesso non prevede legami tra titoli uniformi la circolare ICCU del febbraio 2010 sull’applicazione delle REICAT in SBN fa riferimento al seguente passo delle REICAT:

11. Opere nuove connesse a opere preesistenti Si considerano opere nuove, distinte da quelle preesistenti:
a) i rifacimenti o rielaborazioni (parafrasi, compendi, etc.) che, con mutamenti rilevanti di contenuto anche se non di genere, si presentano formalmente come opere nuove, con un titolo differente da quello dell’opera originale o una diversa responsabilità (par. 11.1-11.3);
b) le elaborazioni autonome di temi narrativi o d’altro genere non riconducibili con sicurezza a una singola opera preesistente (par. 11.4);
c) i testi ufficiali connessi o derivati da altri e le opere non ufficiali connesse a testi ufficiali (par. 11.5);
d) le modificazioni che comportano un cambiamento di carattere o genere dell’opera: elaborazioni con funzioni pratiche o didattiche, adattamenti, trasposizioni, etc. (par. 11.6-11.11);
e) i supplementi (o continuazioni, appendici, etc.) di un’opera preesistente, se contraddistinti da un proprio titolo che li identifica (par. 11.12).
Si considerano opere distinte, inoltre, quelle che costituiscono un prodotto compiuto anche se funzionale, complementare o comunque connesso alla realizzazione di un’altra opera di natura diversa (par. 11.13).
Le opere connesse si collegano con richiami reciproci (par. 9.6.2).

e dice

APPLICAZIONE IN SBN:
Il richiamo reciproco tra titoli uniformi di opere connesse tra loro non è attualmente possibile. È stata programmata un’evoluzione del sw.
Nei casi previsti ai punti a), b), c), d) la connessione continuerà ad essere stabilita attraverso il collegamento tra la pubblicazione e l’autore dell’opera preesistente e connessa (intestazione secondaria); nel caso previsto dal punto e) la connessione continuerà ad essere stabilita attraverso il collegamento (codici di collegamento 2, 4)

per cui si deve ancora fare un legame 3 con l’autore dell’opera preesistente. Mi sembra però una svista il riferimento al punto b della citazione dalle REICAT perché se l’elaborazione non è riconducibile con sicurezza ad un’opera preesistente o non si sa quale autore sia da legare oppure, se la derivazione fosse comunque da opere di un autore ben determinato (come in alcuni romanzi contemporanei che hanno per protagonista Sherlock Holmes ma contengono storie nuove e non rielborazioni di qualche opera di Conan Doyle), il legame rischierebbe di propagarsi a troppe opere: per esempio, tutte le opere che fanno riferimento ai cosiddetti miti di Chtulhu di Lovecraft dovrebbero avere un’intestazione a Lovecraft, cosa che mi pare decisamente eccessiva.

È palese che il rapporto tra le opere deve essere chiaro (non derivante da interpretazioni critiche che possono essere oggetto di discussione tra gli esperti) e diretto, per cui non deve trattarsi solo di somiglianze e riferimenti più o meno immediati. Non si considera derivata dal Signore degli Anelli ogni opera di fantasy in cui ci sia qualcuno che cerca di recuperare oggetti magici per sconfiggere il male, né il Signore degli Anelli si considera un’opera derivata dall’Anello del Nibelungo di Wagner, anche se in qualche situazione ci sono delle analogie. Oppure: le Nozze di Figaro di Mozart derivano dalle Nozze di Figaro di Beaumarchais (si tratta di una commedia), ma il Barbiere di Siviglia di Rossini non è un’opera derivata dalle Nozze di Figaro di Mozart, anche se i personaggi sono gli stessi.

La circolare non approfondisce ulteriormente, ma ci sono alcuni casi su cui è utile riflettere con l’aiuto del buon senso, ad esempio:

  • se l’opera di base ha più autori, quali si collegano all’opera derivata? secondo me sarebbe sufficiente l’autore principale o al massimo gli autori coordinati
  • come ci si comporta se c’è una derivazione indiretta (l’opera C deriva dall’opera B che a sua volta deriva dall’opera A)? per non eccedere nei legami, a me pare che non sia il caso di riportare tutti gli autori di tutti i precedenti, ma che convenga basarsi o sull’antecedente immediato o sull’opera originaria, a seconda di quella che ha maggiore influenza sull’opera da trattare (in caso di dubbio sceglierei l’antecedente immediato)

Le opere basate su altre sono particolarmente frequenti nella musica, e qui la Guida alla catalogazione della musica in SBN (paragrafo 3.4 pagina 320) prevede  che si assegni

all’autore della composizione originaria il codice di responsabilità 3 e il codice di relazione 235 (compositore della musica parafrasata)

Questa Guida è successiva alle REICAT quindi è da ritenere che, a meno di successive modifiche, intenda comunque mantenere il legame all’autore della musica parafrasata anche indipendentemente dai legami tra titoli uniformi.

Tutti i catalogatori che leggono sono invitati a comunicarci eventuali osservazioni.

Titoli uniformi nella circolare ICCU sull’applicazione delle REICAT in SBN

Non è uscita un’altra circolare, ma parliamo sempre di quella del febbraio 2010.

Alcuni si stupiscono leggendo, a pagina 12, quanto segue:

per le edizioni in lingua originale il titolo uniforme non è obbligatorio. Se ne raccomanda l’uso, però, per le opere pubblicate nella stessa lingua ma con titoli diversi

che evidentemente non è coerente con l’obbligatorietà del titolo uniforme prevista dalle REICAT, di cui anzi si può considerare il punto fondamentale:

L’impiego del titolo uniforme è obbligatorio per tutte le opere (9.0.3 p. 324)

Poche righe prima, la circolare spiegava che

L’applicazione del titolo uniforme a tutte le registrazioni bibliografiche già presenti in Indice e a tutte quelle che da ora in poi verranno immesse richiederebbe un lavoro troppo oneroso. Si stabilisce quindi per il momento …

Sono quindi disposizioni che si suppongono transitorie, ma nel frattempo bisogna innanzitutto osservare che la circolare  dice che in certi casi il titolo uniforme non è obbligatorio ma non dice che sia vietato, quindi è del tutto ammesso utilizzarlo sempre come previsto dalle REICAT. In questi anni anzi ci sono stati diversi capitolati per incarichi di catalogazione che prevedevano espressamente l’inserimento del titolo uniforme per tutte le opere.

Limitarsi a quanto previsto dalla circolare, anche se ovviamente è una scelta legittima, presenta nella pratica diversi inconvenienti, che emergono se si considerano che il catalogo SBN è un lavoro collettivo che si sviluppa nei tempi lunghi (nel 2012 sono 27 anni di catalogazione in SBN).

Basti pensare che se chi cataloga un’edizione in lingua originale non inserisce il titolo uniforme, lo inserirà chi cataloga una traduzione: costui però potrebbe non essere in grado di modificare l’edizione in lingua originale per collegarle il titolo, col risultato di dare l’impressione che di quell’opera ci siano a catalogo solo traduzioni.

Inoltre quando un’opera viene pubblicata per la prima volta non si sa se verrà pubblicata in futuro nella stessa lingua  con titoli diversi: se questo accadrà, si riproporrà la stesso problema dell’altro caso.

Inoltre a prendere la circolare alla lettera sembra che per le edizioni in lingua originale non sia neppure obbligatorio il legame ad un titolo uniforme già esistente, e magari legato ad altre edizioni in lingua originale, anche se quasi certamente il testo voleva riferirsi solo alla creazione del titolo.

Per evitare questi inconvenienti quindi in pratica il titolo uniforme andrebbe sempre creato per le nuove catalogazioni (a meno che manchino le informazioni per formularlo in modo attendibile o che questo richieda ricerche di entità eccessiva).

Per quanto riguarda il pregresso, è chiaro che non è realistico pensare di riprendere in mano tutti i reticoli solo per aggiungervi il titolo uniforme, però quando è possibile farlo in modo ragionevolmente agevole, magari quando si deve intervenire su un reticolo per altri motivi, sarebbe meglio farlo.

Ad esempio, se si crea un reticolo con tanto di titolo uniforme per una nuova edizione di un’opera, e in biblioteca ci sono altre edizioni dell’opera, sarebbe bene, nei limiti del possibile, collegare anch’esse al t.u.

Quesiti all’ICCU: titoli analitici, data di pubblicazione, paginazione

Abbiamo posto all’ICCU alcuni quesiti (anche suggeriti da bibliotecari del Polo) sull’applicazione delle REICAT e sulla relativa circolare.

Riporto di seguito i quesiti e le risposte, ad opera di Cristina Magliano. Ho mantenuto intatto il testo delle risposte, ma l’ho suddiviso in modo da evidenziare la corrispondenza con i quesiti, e ho messo assieme risposte sullo stesso tema contenute in diversi messaggi. Il testo non è stato rivisto dall’autrice e non si può considerare un documento ufficiale dell’ICCU.

Vorrei mettere particolarmente in evidenza quando detto sulle catalogazioni analitiche, che si potrebbe sintetizzare in questo modo (con parole mie e non di Magliano):

  1. i T non si usano più
  2. gli N si usano solo per i periodici (ovviamente andrebbero legati ai rispettivi titoli uniformi)
  3. al posto dei T e degli N si usa il titolo uniforme (sempre di natura A) legato al titolo della manifestazione
  4. il titolo di un’opera recato da una particolare pubblicazione, se non corrisponde al titolo uniforme, si dà:
  • come variante del t.u. (titolo D legato ad un A) se è di notevole importanza per l’accesso, ad esempio se ricorre con frequenza o se è comunque ben conosciuto
  • come variante del titolo della manifestazione (titolo D legato ad un M) negli altri casi (sempre che si ritenga utile renderlo accessibile)

Anche se l’ICCU non le ha comunicate con particolare enfasi, si tratta di novità della massima importanza, che in pratica riformano tutta la gestione delle catalogazioni analitiche. Proprio perché nella circolare e nelle FAQ sono esposte senza particolari accentuazioni, c’era qualche dubbio che questa fosse l’interpretazione corretta, che come si vede l’ICCU ha confermato.

Ha deluso un po’ me e altri la risposta al quesito sulla paginazione, non perché non sia chiara, ma perché avremmo preferito un parere opposto.

QUESITO

L’esempio di pag. 15 della circolare relativo al paragrafo 12.3 mi pare errato, perché quella pubblicazione ha un titolo d’insieme, quindi le tre commedie sarebbero titoli N, mentre nella spiegazione si fa riferimento ai T

QUESITO
Si sente il bisogno di indicazioni più sistematiche sui titoli analitici: è chiaro che le REICAT non danno loro molta importanza, ed il punto citato sopra sembra decretare la morte dei T, ma vale lo stesso per gli N, quanto meno nelle raccolte? I T non potrebbero essere ancora utili per rendere accessibile il titolo particolare con cui una certa opera figura in una determinata edizione, anche se il titolo uniforme si lega al livello della manifestazione, e quindi al titolo M? L’unica alternativa in questi casi mi sembra che sarebbe un titolo D legato al titolo M, ma non so se poi il risultato in un opac sarebbe molto chiaro.

RISPOSTA [riguarda entrambi i quesiti]
Per quanto riguarda il punto 12.3 della circolare in effetti nella Guida SBN si indicava un legame con natura N, ma questa regola è stata disattesa e al posto della natura N i catalogatori hanno creato , anche nel caso di raccolte con titolo d’insieme, una natura T per mandarle in indice. Ora la natura T sarà abbandonata e quindi a maggior ragione anche la N in favore della creazione del titolo uniforme di natura A. La forma presente nella manifestazione si legherà come forma variante di natura D al titolo uniforme. Gli spogli saranno utilizzati solo a livello di pubblicazioni periodiche.

QUESITO [continua il discorso precedente]

Per quanto riguarda la forma del titolo presente nella manifestazione, trattarla come variante del t.u. secondo me ha anche uno svantaggio, e cioè che non permette di capire facilmente in quale manifestazione viene usato quel titolo: questo è irrilevante se si cerca una qualsiasi edizione di una certa opera, ma può essere importante se si cerca l’edizione in cui l’opera compare con quel particolare titolo. Del resto un problema simile si trova con le raccolte di registrazioni musicali: collegando i t.u. al titolo d’insieme della manifestazione risulta più difficile individuare quali interpreti sono collegati a ciascuna composizione. Gli interpreti infatti sarebbero collegati ai titoli analitici delle composizioni che eseguono, ma non possono certamente essere collegati ai t.u.

RISPOSTA
In effetti la forma presente nella manifestazione si collegherà come forma variante solo se presente più volte nelle varie manifestazioni e quindi da registrare una sola volta come forma variante di rinvio del titolo uniforme e non di quella particolare edizione. Nel caso si tratti di una forma variante di una particolare edizione sarà creata come forma variante di quella edizione e non del titolo uniforme(vedere anche 9.0.3, 9.6.1 e 13 dove si dà l’opzione di utilizzarle come accesso alla registrazione bibliografica). Nella nota a pag. 324 delle REICAT in effetti si parla di opportunità di creare forme di rinvio per i titoli delle singole pubblicazioni ma solo nel caso di una lista di authority dei titoli uniformi. Attualmente non mi sembra opportuno in SBN creare sempre come forme varianti tutti i titoli che appaiono nelle pubblicazioni. Una precisazione in tale senso mi sembra utile da dare a tutti. Provvederemo a diffonderla

QUESITO
Nel punto 4.4.4.2 delle FAQ, in cui parla della data di stampa e di copyright penso che si dovrebbe chiarire meglio che quanto detto si applica quando si è stabilito che bisogna creare una nuova registrazione, e quindi non alle ristampe: se la data di stampa sta solo ad indicare una ristampa, non si crea una nuova registrazione e quindi tutta la regola non si applica. [il timore era che la regola venisse interpretata, soprattutto dai meno esperti, nel senso si debbano creare notizie anche per le ristampe]

RISPOSTA
Nel punto 4.4.4.2 della circolare si parla di una nuova registrazione e non di una ristampa. Se non è chiaro chiariremo meglio.

QUESITO
Il paragrafo 1.7.1.4 delle REICAT, ripreso anche dalle FAQ, stabilisce che tra le variazioni che danno luogo alla creazione di una nuova registrazione c’è anche quella della paginazione: sia il tenore della norma che gli esempi fanno capire che questo si riferisce a qualsiasi variazione della paginazione, anche a quelle marginali (per esempio l’ultima pagina del testo che prima non era numerata e poi lo diventa). Questo però in SBN può essere pericoloso, perchè può determinare la creazione di un gran numero di reticoli del tutto identici se non per una minima differenza nella paginazione, situazione scomoda sia per i catalogatori, in fase di cattura, che per i lettori. Non sarebbe possibile, in SBN, applicare la regola con qualche limitazione, ossia prevedere la creazione di una nuova notizia quando la paginazione diversa corrisponde a una diversa presentazione dei contenuti facilmente percepibile, e prevedere invece negli altri casi una nota obbligatoria per segnalare la variazione?

RISPOSTA
La regola del paragrafo 1.7.1.4 corrisponde ad una prassi che è stata applicata in SBN, come ci risulta da vari centri di coordinamento regionali di catalogazione. Ci si riferisce all’aggiunta anche di una sola pagina di testo sia anche l’introduzione o le parti iniziali o finali. Quindi una variazione di numerazione deve corrispondere anche ad un’aggiunta di testo anche se minima. Daremo questa indicazione anche nella nuova Guida SBN che stiamo approntando.

Titolo uniforme nelle edizioni in lingua originale

Ad alcuni catalogatori sembra strano utilizzare il titolo uniforme anche per le pubblicazioni in lingua originale, nelle quali il titolo proprio della manifestazione (nella terminologia FRBR, dell’edizione nella terminologia più tradizionale) coincide con quello comunemente usato per identificare l’opera.

Posto che le REICAT non lasciano dubbi che il titolo uniforme sia da utilizzare anche in questi casi, visto che è obbligatorio per ogni opera, l’argomento merita qualche riflessione perché aiuta a capire la logica delle REICAT e quella di impiego del titolo uniforme in generale.

Collegare alla notizia di una manifestazione (per esempio in SBN una natura M) un titolo uniforme uguale al titolo proprio non è una ridondanza, perché si tratta di due entità diverse, che nella struttura logica della catalogazione hanno un posto ben distinto: il titolo proprio è un elemento della descrizione, e corrisponde al titolo che appare su quella particolare pubblicazione, mentre il titolo uniforme è l’identificativo standardizzato di un’opera. Stupirsi che siano uguali quindi è più o meno come stupirsi che una intestazione per autore sia uguale al nome dell’autore come figura sulla pubblicazione, solo che a quest’ultima cosa siamo tutti abituati, mentre alla prima non ancora. Mentre le regole precedenti erano incentrate sulla manifestazione, con le altre entità titolo che servivano essenzialmente da informazioni supplementari, queste nuove regole prevedono una sistematica distinzione dei livelli, nella quale ogni insieme di informazioni è relativamente autonomo, anche se collegato ad altri, perché si riferisce appunto a livelli diversi, per cui abbiamo le informazioni sulle opere che sono distinte da quelle sulle manifestazioni.

Questo diverso ruolo delle due entità ha poi dirette conseguenze pratiche: l’inserimento sistematico dei titoli uniformi permetterà agli OPAC, quando si saranno adeguati alla nuova normativa, di dare esplicitamente all’utente la possibilità di ricercare sui titoli uniformi per individuare non subito le pubblicazioni, ma le opere di suo interesse, e passare poi alla visualizzazione delle pubblicazioni collegate a tali opere (eventualmente con elementi di filtro quali lingua o altro), cosa che evidentemente non è possibile se in titoli uniformi non vengono inseriti sempre ma solo per alcune opere, cioè quelle che non hanno edizioni in lingua non originale.

A questo si aggiunge anche una considerazione pratica. Supponiamo che la prima catalogazione di un’opera avvenga da una pubblicazione in lingua originale, e non venga inserito il titolo uniforme. In seguito però viene catalogata una traduzione, a cui viene collegato il titolo uniforme. A questo punto molti sarebbero d’accordo a collegare questo titolo anche alle edizioni in lingua originale, ma il catalogatore lo ha inserito di solito non lo può fare, perché dovrebbe avere in biblioteca anche quelle edizioni e avere l’autorità sufficiente per poterle correggere. Il risultato più verosimile sarebbe di avere una grande quantità di edizioni non collegate al titolo originale e quindi non accessibili da una ricerca per tale titolo.

Infine, a questo punto dovrebbe essere ovvio il tramonto della nozione di titolo originale, che può essere mantenuta nel senso di titolo dell’edizione su cui è basata una particolare traduzione. Questo titolo si indica in nota, e se dovesse essere importante come elemento di accesso (caso raro ma possibile, ad esempio se fosse in evidenza sulla pubblicazione) andrebbe registrato come titolo di natura D (titolo variante).

Dalla Circolare Reicat/sbn in avanti

Gli spunti che la Circolare offre mi sembrano diversi e piuttosto interessanti.. tra tutti sarei curioso di approfondire la strada che porterà all’accorpamento delle nature A (tit. di raggr. controllato) e B (tit. di raggr. non controllato)

la cosa a me pare evidente già da qualche anno, cioè da quando alcuni poli hanno (e vanno lodati) sperimentalmente cominciato ad introdurre la gestione dei titoli uniformi che però si sono alternati in interpretazioni di tit. uniforme con B (non controllato) e con A (controllato).. forse chi ha scelto A è stato semplicemente più coraggioso (e comunque più lungimirante).

ora a rigor di logica se si controlla il titolo, e cioè non lo si prende dalla fonte che si sta indicizzando (come capita per il titolo originale che può esser preso così come lo si trova sul documento.. e non sempre viene presentato in forma unica: si pensi ai casi dei testi di Stevenson [Hyde] o di De Foe [Robinson] con ovvie ricadute di indicizzazione derivanti e da qui la soluzione/scappatoia del non controllato B), ma lo si ricava strumentalmente dai doverosi controlli editoriali, sarebbe opportuno pensare ad usare “solo” il raggruppamente controllato (A); l’unico problema a questo punto diventerebbe scegliere un unico A ed eventualmente collegare con opportuni D le forme varianti..

ma nel lavoro di unificazione di B in A, non si corre il rischio di sporcare troppo A? Non sarebbe meno pericoloso procedere con un progressivo aumenti di utilizzo di A (tutte le volte che sarà necessario) e contestualmente alla limitazione dell’uso di B a quei soli casi che lo richiedano indubitabilmente?

una piccola nota in chiusura sulla Circolare a p.20: nell’esempio in riferimento a 16.1.5.5 con il caso “Chiesa Cattolica” viene riportato «*Chiesa *Cattolica : *Congregazione per il *culto *divino», ma gli enti subordinati non dovrebbero esser preceduti da asterisco (*) fino ad un massimo di 2 elementi significativi?

saluti a tutti

Modifica natura titolo

Ricorre regolarmente la domanda su come si faccia a modificare una natura titolo errata.

La risposta è molto semplice: non si può (bisogna creare una nuova notizia ed eliminare quella errata), con un’unica eccezione, cioè il cambiamento tra A e B (rispettivamente titolo di raggruppamento controllato e non controllato).

Molti pensano però che sia possibile solo il cambiamento da B ad A (una specie di promozione), ma è possibile anche l’inverso, cioè il cambiamento da A a B, che è da fare quando la natura A è stata assegnata per errore (ad esempio quando viene creato un titolo uniforme musicale, che è sempre A, invece di un titolo uniforme “generico”.

Aggiornamento 16.8.2012: ovviamente ora, non essendo più ammessi i titoli B, non si deve più fare la modifica da A a B, quand’anche il programma lo permettesse, mentre quella da B ad A serve per rendere il titolo conforme alle regole attuali, e si può pensare che prima o poi verrà fatta una bonifica generale per effettuare questa operazione.