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Titoli delle opere contenute in una raccolta

Alcuni bibliotecari si sono giustamente chiesti in che modo rendere ricercabile il titolo della singola opera contenuta in una raccolta con titolo d’insieme.

Per rispondere, facciamo innanzitutto un ripasso di terminologia: il titolo riportato sulla pubblicazione si chiama titolo d’insieme, mentre titolo di raggruppamento è una vecchia denominazione, che non andrebbe più usata, per quello che adesso si chiama titolo uniforme ed ha la funzione di identificare un’opera (mentre la precedente denominazione faceva piuttosto riferimento al raggruppamento delle schede nel catalogo cartaceo).

Le raccolte di opere preesistenti con titolo d’insieme si differenziano perché alcune presentano sul frontespizio l’elenco delle opere contenute, mentre altre non lo hanno.

Nel secondo caso è evidente che l’elenco delle opere non si può mettere nell’area del titolo ma solo nella nota di contenuto, il primo è disciplinato dal paragrafo 4.1.1.4 delle Reicat (http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Reicat/Parte_I/Capitolo_4/4.1/4.1.1#4.1.1.4 – c’è anche il paragrafo M1A.4 della bozza della nuova guida SBN che dice sostanzialmente la stessa cosa):

Se la pubblicazione contiene più opere o parti di opere preesistenti (degli stessi autori o di autori diversi o anonime) e la fonte primaria reca sia un titolo d’insieme sia i titoli delle opere contenute (o di alcune di esse) si riporta di norma solo il titolo d’insieme. I titoli delle opere contenute si riportano o segnalano in una nota di contenuto (par. 4.7.1.8 A); sono però riportati come complemento del titolo quando sono compresi in una formulazione discorsiva o comunque la loro omissione nuocerebbe alla chiarezza della descrizione (par. 4.1.2.1 B, punto d).

E’ chiaro quindi che, tranne in casi particolari, non si può inserire l’elenco delle opere nell’area 1. Si può fare la nota di contenuto, che però non è ricercabile in SbnWeb e quasi mai negli opac.

Questo per quanto riguarda la descrizione, che come si vede non offre molte possibilità per rendere possibile la ricerca.

La soluzione del problema viene dalla gestione dei legami, e in particolare di quelli tra una raccolta di opere preesistenti e le opere contenute, trattata nel paragrafo 12.4.1 delle Reicat (http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Reicat/Parte_II/Capitolo_12/12.4/12.4.1), mentre nella bozza della nuova Guida manca ancora la parte sui legami.

Le singole opere contenute vengono segnalate tramite il loro titolo uniforme (natura A) che va legato al titolo M (quindi legame M9A) della raccolta (che se ha un titolo significativo avrà anche un suo specifico titolo uniforme).

In sintesi il criterio è questo: il t.u. per le opere contenute è obbligatorio solo nei casi espressamente citati nella norma, ma è sempre consentito, quindi la biblioteca può inserire tutti quelli che ritiene utili.

Il t.u. va formulato in lingua originale, ma la forma italiana si può registrare come variante del titolo, ossia come titolo D legato al titolo A.

Lo schema sarebbe quindi il seguente:

TITOLO M

Legato a TITOLO A

Legato a TITOLO D

Molti di questi titoli uniformi, anche se non tutti, sono già presenti, soprattutto se si tratta di opere pubblicate anche autonomamente. Non è detto però che ci sia sempre il titolo D collegato.

Ci sarebbe anche un’altra possibilità, cioè l’uso del titolo analitico (spoglio, natura N), anche se le Reicat hanno poca simpatia per questo tipo di titolo. In base ai criteri generali però lo spoglio andrebbe a sua volta legato al titolo uniforme, per cui si ha una complicazione in più. Questo tipo di trattamento è esplicitato nella Guida alla catalogazione della musica in SBN, che dice di usarlo se necessario per riportare informazioni descrittive importanti, cosa che però succede soprattutto per le registrazioni musicali e la musica in genere, più difficilmente per i testi. Vedremo che cosa dirà la Guida generale quando finalmente sarà stata completata.

Nell’insieme, la soluzione più “economica” è quella di legare il t.u. al titolo base della raccolta. Ancora più economico sarebbe creare solo lo spoglio senza t.u., che è molto semplice perché comprende solo l’area 1 e l’indicazione della paginazione (nel senso di pagine in cui è contenuta l’opera) da inserire in nota al legame, ma ciò sarebbe al di fuori delle indicazioni delle Reicat (http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Reicat/Parte_II/Capitolo_9/9.0/9.0.3) anche se nella pratica spesso succede e in una biblioteca molto piccola e con poche risorse per catalogare secondo me sarebbe certamente tollerabile (anche su questo vedremo che cosa dirà la nuova Guida).

Infine, ci si può chiedere se sia il caso di fare anche la nota di contenuto oltre ai legami ai t.u. (ammesso di averne tempo e voglia). Le regole, per quello che ho trovato, non dicono niente, quindi la cosa è rimessa alla valutazione del catalogatore. La nota di contenuto ha una sua utilità non per la ricerca, ma per l’informazione immediata che dà a chi ha trovato i libro, senza obbligarlo ad esaminare i legami (peraltro se sia agevole o no esaminare i legami dipende soprattutto da come l’opac presenta i dati all’utente), però è anche abbastanza onerosa da compilare quindi la scelta di non farla sarebbe certamente comprensibile. A volte può essere utile anche solo una nota sintetica che dà informazioni sul contenuto ma non elenca i singoli titoli (ad esempio “Contiene 7 racconti pubblicati tra il 1978 e il 1985”).

Infilare ugualmente “a forza” in area 1 i titoli contenuti, presentandoli come complementi del titolo o con altri artifici per lo più ancora peggiori, invece è cosa da evitare, anche se materialmente possibile, perché fuori dalle regole e quindi non accettabile in un catalogo collettivo (è una di quelle soluzioni personalizzate che potevano andare quando le biblioteche avevano ciascuno il loro catalogo indipendente).

 

Titoli uniformi vietati?

Continuano ad esserci dubbi se in SBN siano ammissibili i titoli uniformi per le opere pubblicate in lingua originale.

Il dubbio non deriva dalle REICAT, ma dalla circolare ICCU del febbraio 2010 sull’applicazione delle Reicat in SBN.

Abbiamo già trattato il problema in questo articolo del 2012, che a mio parere continua ad essere perfettamente valido e che quindi consiglio di leggere: in sintesi, la circolare, per facilitare l’applicazione delle Reicat prevede non siano obbligatori i titoli uniformi per le opere in lingua originale, ma l’articolo argomenta che non obbligatorio non vuol dire vietato ma vuol dire facoltativo, e che inserire i titoli uniformi è non solo permesso ma anche consigliabile.

Qui aggiungo che il consiglio va visto nel nostro contesto: nel nostro polo non facciamo record di autorità, quindi il titolo uniforme verrà inserito se ciò è possibile con un sforzo ragionevole in rapporto ai mezzi e al tempo a disposizione.

Punteggiatura nei titoli uniformi

Abbiamo osservato che in polo – su 139.017 titoli uniformi, cioè di natura A, di cui 20.751 creati in polo – ce ne sono 3.456 (di cui 801 creati in polo) che contengono la punteggiatura del complemento del titolo (‘ : ‘) e 1.632 (di cui 249 creati in polo) che contengono la punteggiatura della formulazione di responsabilità (‘ / ‘), secondo dati aggiornati al 1 marzo 2018.

Questo denota un uso non conforme alle REICAT, nelle quali:

  1. il complemento del titolo è previsto solo come elemento di disambiguazione e solo se accompagna il titolo nella maggior parte delle edizioni (paragrafo 9.2 e 9.3.2), quindi è di uso molto raro
  2. La punteggiatura ISBD per la formulazione di responsabilità non è mai prevista, perché una formulazione di responsabilità si include nel titolo uniforme solo quando ne è parte integrante (paragrafo 9.2.4) e quindi evidentemente non ha bisogno di alcuna punteggiatura convenzionale; è vero che gli esempi delle REICAT riportano la barra, ma è solo un espediente per indicare l’intestazione principale (non la formulazione di responsabilità), come spiegato nella nota 4 al paragrafo 9.0.6; le REICAT infatti, essendo neutre rispetto agli specifici sistemi di catalogazione, non usano il linguaggio di SBN relativo ai legami autore, anche se invece della barra avrebbero potuto usare qualche altra cosa che non rischiasse di creare confusione.

Naturalmente può esserci qualche caso in quella punteggiatura fa parte integrante del titolo perché così ha voluto l’autore e quindi va riportata, ma è evidente che si tratta di casi estremamente rari.

La bozza della nuova Guida SBN non include ancora i titoli uniformi, di conseguenza per ora si può fare riferimento solo alle REICAT.

La percentuale di titoli creati in polo con queste caratteristiche è superiore a quella generale di titoli A creati in polo, soprattutto per quelli col complemento, il che potrebbe essere un caso ma potrebbe anche indicare che da noi c’è ancora una certa “ingenuità” nella formulazione dei titoli uniformi.

Bisegnerebbe fare attenzione ad evitare questo uso improprio, anche perché applicare le regole è comodo, visto che comporta scrivere meno e non di più!

Secondo me il criterio molto restrittivo sul complemento del titolo ha lo scopo di molto ragionevole di evitare abusi, ma può essere discutibile perché ci sono casi in cui il complemento è voluto dall’autore e accompagna sempre il titolo fin dalla prima edizione (come nel caso dei Buddenbrook di Thomas Mann, come si vede sia dalla catalogazione che dalla riproduzione del frontespizio), però la regola è quella e non che il caso che ci mettiamo a riformarla noi.

Per i titoli catturati ovviamente non c’è alcun obbligo di correggerli, però visto che la correzione è semplice da individuare ed eseguire, chi avesse tempo e voglia di farla non fa sicuramente niente di male.

Trascrizione dei numeri romani

Mi hanno chiesto chiarimenti su quale sia attualmente la disciplina della trascrizione dei numeri romani, cosa che può avere un certo rilievo sia per la ricerca sia per l’ordinamento.

Esaminando le varie fonti (e sempre ricordando che manca ancora la versione completa e definitiva della nuova guida SBN) ho messo insieme quanto segue.

Nella nuova guida SBN, per la parte pubblicata, abbiamo innanzitutto questa indicazione esplicita (http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Guida_moderno/Descrizione/Capitolo_generale/Trascrizione)

I numeri romani presenti nel titolo sono trascritti in cifre arabe; se hanno valore di ordinali sono seguiti da un punto

Trattandosi di una indicazione esplicita per i titoli prevale su indicazioni più generali, anche perché REICAT 2.5.4 dice:

I numeri si riportano di norma come si presentano (in cifre, arabe o romane, o in lettere, con abbreviazioni, etc.), tranne quando indicato diversamente per specifici elementi.

 Per quanto riguarda l’area della pubblicazione poi sempre la bozza della nuova guida dice (http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Guida_moderno/Descrizione/Risorse_monografiche/Area_della_pubblicazione/Data_di_pubblicazione):

Le date del calendario gregoriano si riportano sempre in numeri arabi. Date che si presentano in forme caratteristiche possono essere riportate facendole seguire dall’anno in cifre arabe tra parentesi quadre

Molto generale è la norma dell’Appendice B delle Reicat:

I numeri si scrivono in cifre quando rappresentano date (ma i secoli si indicano con cifre romane)

che a mio avviso è da ritenersi applicabile se non ne esiste una più specifica. In pratica, mettendo insieme le diverse fonti, sembra che in SBN non si applichi quasi mai (al massimo nelle note?).

Nei titoli però secondo me un numero romano va riportato come tale se questa forma è parte integrante del significato del titolo, ad esempio quando il titolo gioca sull’ambiguità tra numero e parola.

Titoli analitici e titoli uniformi: proviamo a fare il punto

Provo a fare il punto sulla situazione catalografica quanto a trattamento di titoli analitici e titoli uniformi, perché dalla pubblicazione delle REICAT in poi c’è stata una certa evoluzione, e non a caso alcuni hanno notato la differenza tra  questo post del blog apparso nel 2010 e questo documento del 2013.

Non si può dare un quadro definitivo dell’argomento perché le norme catalografiche sono in evoluzione, l’ICCU sull’apposito sito non ha ancora pubblicato la parte relativa ai legami titolo, e neppure, per quanto mi risulta, ha anticipato la soluzione che verrà prevista. L’unica cosa che si può fare è provare a sintetizzare quello che è attualmente noto, in modo da ricavarne indicazioni pratiche sul modo di procedere quando si cataloga:

  1. Le REICAT hanno scarsa simpatia per i titoli analitici, benché non li proibiscano, e preferiscono di gran lunga i titoli uniformi per le opere contenute in una pubblicazione. Non prevedono la distinzione tra N e T, e secondo me fanno bene perché è una distinzione troppo sottile e di scarso interesse per gli utenti (che un contributo si presenti come contenuto aggiuntivo rispetto a quello principale si può evidenziare in descrizione, se necessario)
  2. La risposta data dall’ICCU nel 2010 di cui veniva riferito nell’articolo sopra citato rifletteva sostanzialmente questo orientamento restrittivo
  3. La Guida musica però, apparsa nel 2012, ha una posizione diversa, e secondo me con ragione: nella musica, e specialmente nelle registrazioni l’argomento ha importanza particolare importanza perché le raccolte sono frequentissime e spesso contengono un numero molto elevato di opere. La Guida non prevede i T ma rivaluta gli N per evitare che si perdano elementi descrittivi importanti. Un esempio tipico è una raccolta di registrazioni che contiene esecutori diversi per le diverse opere: se non si fanno i titoli analitici, non potendosi legare gli esecutori ai t.u., essi andrebbero legati tutti al titolo base, ma risulterebbe poco chiaro chi esegue cosa, e a volerlo spiegare in descrizione si rischierebbe di fare descrizioni pesantissime. Il titolo analitico invece permette di registrare l’informazione in modo chiaro e immediatamente comprensibile. I titoli uniformi in questo caso si legano ai titoli N e non al titolo base (al quale si lega un eventuale titolo per la raccolta). Se invece non si fanno gli N, che non sono obbligatori (e a volte sono certamente superflui) si legano tutti i t.u. al titolo base. Il t.u. per gli N è obbligatorio, secondo il principio generale.
  4. Queste regole mi sembrano sensate e facilmente applicabili a tutti i tipi di documenti
  5. Nelle bozze della nuova Guida però ricompare il titolo T, ma siccome manca la parte sui legami non si sa quale uso voglia farne l’ICCU: può anche darsi che sia previsto solo per compatibilità col pregresso con la raccomandazione di non usarlo, oppure che venga eliminato nella versione definitiva, però finora non lo sappiamo, come non sappiamo i criteri per l’uso degli N
  6. Vista l’incertezza, secondo me la conclusione è che sia ragionevole seguire il criterio che risulta dalla Guida musica

 

Dove mettiamo le piante?

Questo messaggio non riguarda l’agricoltura ma la catalogazione delle piante di edifici, a proposito delle quali mi hanno chiesto se vanno considerate materiale grafico o materiale cartografico.

Non trovando una risposta esplicita né nelle REICAT, né nella nuova Guida SBN né nell’Unimarc (da cui derivano i codici di tipo record) ho chiesto all’ICCU, da dove mi hanno detto che non c’è una riposta ben definita perché l’Unimarc sembra propendere per inserirle nella grafica (non mi è chiaro perché, forse perché vi include i disegni tecnici) mentre le REICAT inclinano piuttosto al materiale cartografico.

Nelle REICAT un riferimento preciso l’ho trovato: è l’Appendice D sulle designazioni specifiche del materiale che a pagina 568 include le piante tra i documenti cartografici. E’ vero che il contesto è più quello di un raggruppamento della terminologica che di una norma catalografica esplicita, ma in attesa di indicazioni più chiare, e considerato che per il noi le REICAT sono un riferimento più immediato dell’Unimarc mi sembra che si possa seguire questo criterio, e quindi trattare le piante di edifici come cartografia.

Va detto però che è possibile che il termine sia inteso nel senso di piante di città (che sono evidentemente cartografia) e non di edifici, ma non essendo noi nella mente dei redattori delle REICAT, ed in assenza di altre indicazioni la soluzione meno rischiosa mi sembra che rimanga quella che ho indicato.

Fascicoli staccati

Succede talvolta che una biblioteca possieda uno o più singoli fascicoli di un’opera pubblicata a fascicoli destinati poi ad essere rilegati, e che questi fascicoli abbiano un interesse autonomo, normalmente perché hanno un certo carattere monografico, ossia presentano un contenuto compiuto e fruibile anche al di fuori dell’opera completa, per cui la biblioteca desidera giustamente catalogarli e metterli a disposizione del pubblico.

Il problema è che in questi casi i fascicoli come tali non fanno parte della struttura dell’opera completa, e di conseguenza non si sa bene in quale schema catalografico infilarli.

Va detto che questo è un problema che abbiamo affrontato anche in diversi corsi da noi organizzati senza mai arrivare ad una soluzione definitiva perché le Reicat non trattano molto bene questo caso, anzi ad essere precisi non lo trattano per niente. I paragrafi 4.5.1.2B e 5.4.2 prevedono che di una pubblicazione a dispense possano essere descritti i singoli fascicoli in casi particolari, ad esempio quando il ritmo di uscita è molto lento o quando i volumi non sono stati completati, ma mi sembra chiaro che questo vale se la descrizione a fascicoli è l’unica presente, non se la pubblicazione è già stata descritta completamente e poi c’è una biblioteca che ha un fascicolo solo.

Una soluzione sensata potrebbe essere prendere a modello il trattamento degli estratti: siccome non c’è un legame specifico per gli estratti, basta agire nell’ambito della descrizione, dove si può descrivere il fascicolo come se fosse una pubblicazione autonoma e poi in nota, invece di scrivere Estratto da …, scrivere Fascicolo di …

Un’alternativa ragionevole sarebbe anche quella di utilizzare il titolo comune e il titolo dipendente, adottando come titolo comune quello dell’opera completa e come titolo dipendente quello del fascicolo, preceduto possibilmente da un’opportuna designazione.

A me sembra leggermente preferibile la prima soluzione, perché mette più in evidenza il fascicolo che è il vero e proprio oggetto della descrizione.

In entrambi i casi c’è il problema di dare accesso al titolo che non si sceglie come titolo proprio, ossia quello dell’opera d’insieme nel primo caso e quello del fascicolo nel secondo.

L’unica soluzione possibile mi sembra quella di creare un D per il titolo da rendere ricercabile.

Da notare che sarebbe completamente errato legare il fascicolo alla notizia dell’opera di insieme perché non è previsto nessun legame per questo caso, e un legame gerarchico 01 a partire dal fascicolo sembrerebbe un volume in più della pubblicazione.

Proviamo a fare un esempio (inventato). Supponiamo che ci sia una enciclopedia delle macchine da corsa, della quale abbiamo solo un fascicolo che parla della mitica Porsche 935, ricco di bellissime fotografie, per cui sarebbe un peccato non metterlo a disposizione del pubblico.

Le due tecniche di descrizione che abbiamo ipotizzato darebbero questi risultati:

Porsche 935 / di XYZ. - [resto della descrizione normale, 
in base alle informazioni disponibili]. In nota: 
Fascicolo di: Enciclopedia delle macchine da 
corsa. - (riportare poi almeno l'area della 
pubblicazione e il numero standard, se presente)
Enciclopedia delle macchine da corsa. Fascicolo 37, Porsche 
935 / di XYZ [anche qui resto della descrizione normale, 
riferito al fascicolo; è opportuno riportare in nota 
informazioni più complete sulla pubblicazione madre, 
ed eventualmente altri chiarimenti a seconda della 
necessità].

Chi non è soddisfatto poi può sempre visitare il Museo della Porsche a Zuffenhausen e vedere le 935 dal vero.

Se il fascicolo è privo di titolo specifico si possono utilizzare le regole generali per le pubblicazioni prive di titolo (REICAT 4.1.1.6).

Catalogazione delle risorse elettroniche online

Qualche giorno fa mi hanno chiesto se è possibile catalogare in SBN delle risorse elettroniche online, una cosa che in effetti si fa abbastanza poco.

Sicuramente è possibile, ma – almeno fino ad indicazioni contrarie che per ora, a quanto mi risulta, non ci sono state – bisogna tenere conto dell’indicazione che dava la vecchia guida sulla catalogazione delle risorse elettroniche in SBN pubblicata a stampa nel 1999 (http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/CFI0417081, non ho trovato una versione elettronica), che a pagina 8 dice: La catalogazione in SBN delle risorse elettroniche disponibili in rete sarà chiaramente limitata a quelle per le quali l’accesso è subordinato ad una sottoscrizione (ad es. l’abbonamento ad un periodico in rete).

Il motivo di questo limite è chiaro: solo in questo caso si ha una localizzazione in senso stretto, perché c’è una risorsa che è disponibile in determinate biblioteche e non in altre, mentre indicizzare i siti web pubblici sarebbe più o meno come fare una bibliografia e non un catalogo.

Certo dopo tutti questi anni la norma potrebbe essere in parte ripensata: da una parte è vero che catalogare il sito di Google in SBN non ha molto senso, dall’altra è altrettanto vero che ci sono siti specialistici poco noti e difficili da individuare che non farebbe dispiacere trovare in SBN. Questo vale a maggior ragione per cose come il deep web e gli hidden services di Tor. Inoltre le regole del 1999, nelle quali le risorse online sono poco approfondite, probabilmente pensavano soprattutto a cose come banche dati, periodici elettronici o anche un sito web nel suo insieme, molto meno ad ebook o album musicali, che potrebbe aver senso segnalare anche se ad accesso libero, almeno in casi particolari, ad esempio quando sono prodotti dalla biblioteca stessa o dall’ente di riferimento (l’abbiamo fatto anche noi: LIG0244818). Questo è anche utile per acquisire un identificativo in qualche modo standardizzato (il BID) invece di crearne uno locale.

L’indicazione della Guida del 1999 quindi sembrerebbe ancora valida ma da interpretare con un minimo di elasticità da parte dei catalogatori. Per ora non c’è nella bozza della nuova Guida SBN e neppure nella Guida alla catalogazione della musica (che non è una bozza ma è ufficiale). In compenso, la bozza tratta in modo sostanzialmente completo la descrizione di queste risorse: per trovare dove ne parla, basta cercare nel testo le parole accesso remoto e si noterà che il trattamento non è particolarmente difficile.

Per quanto riguarda i codici da usare bisogna fare attenzione ai seguenti:

Tipo materiale: L [ATTENZIONE: non ancora utilizzabile, usare per adesso uno degli altri]

Tipo record: (v. bozza nuova guida p. 4-5)

Tipo mediazione: elettronico

Tipo supporto: Elettronico – risorsa online per computer

Autori, soggetti e classi secondo le norme generali (vedremo se la nuova guida completa dirà qualcosa di diverso).

Per divertimento, proviamo a catalogare davvero il sito di Google, cosa che potrebbe dare un risultato come questo:

Google. – Mountain View : Google, 1998-    .

Nota sul tipo di risorsa elettronica: Sito web, motore di ricerca

URI accesso: https://www.google.com/

Legami autore: *Google (legame 1, codice relazione 070)

CDD: 025.04

Soggetti: Motori di ricerca (inteso come soggetto formale)

Si intende che la catalogazione di cui parliamo è tutt’altra cosa rispetto all’indicazione dell’URI della copia digitale di un’altra pubblicazione, che si indica tra i dati dell’esemplare.

Dati sulla rappresentazione

A partire dalla versione di SbnWeb del 18.4.2016 si può notare che correggendo qualunque descrizione appaiono in fondo alla schermata i campi relativi alla rappresentazione, anche quando sono palesemente inapplicabili al tipo di documento che si sta catalogando.

Pensavamo che si trattasse di un errore, ma l’ICCU ci ha spiegato che con la nuova versione, i campi relativi alla rappresentazione e ai personaggi (precedentemente gestiti soltanto come campi specifici della musica a stampa e delle registrazioni sonore) sono stati resi disponibili – a livello di dati comuni dei documenti con tipo record ‘a’ – per l’inserimente dei libretti d’opera. Questi dalla versione 2.0 del protocollo possono essere trattati anche come materiale M (senza specificità) o E (materiale antico data < 1831) tipo record a con l’inserimento del campo tipo testo letterario: libretto.

Documenti dell’ICCU che trattano di questo argomento: lettera ai poli del 1.12.2014 e documento del 28.4.2016 su evoluzione protocollo SBNMARC.

Nuovo uso dei titoli di natura B

Con la versione di SbnWeb del 18.4.2016 diventa possibile il nuovo trattamento dei titoli B, recentemente definito dall’ICCU.

Come si sa, un tempo la natura B era utilizzata per titoli di raggruppamento (cioè titoli uniformi) non verificati su fonti esterne. Con l’adozione delle REICAT tutti i titoli uniformi devono essere di natura A, per cui la natura B in quel senso non ha più alcun ruolo. Rimanevano naturalmente molti titoli di natura B creati in precedenza, e qualcuno che continuava a venire creato abusivamente, anche se erano sempre meno.

Recentemente però l’ICCU ha deciso di riciclare questa natura per indicare il titolo di una traduzione intermedia, da utilizzare quando una traduzione non è basata sull’opera in lingua originale ma su un’altra traduzione (qui il testo integrale dell’ICCU). Il codice di lingua è diventato obbligatorio, poiché ora il titolo si riferisce ad una specifica versione linguistica di un’opera.

Per consentire l’uso della natura B in questo nuovo significato i vecchi titoli B sono stati convertiti in A, e i legami 06 sono stati convertiti in legami 09.

Pertanto d’ora in poi:

  • non dovranno assolutamente essere creati titoli uniformi con la natura B (questo valeva già prima, ma ora a maggior ragione)
  • cercando un titolo uniforme basterà cercarlo come natura A
  • la natura B potrà essere utilizzata esclusivamente in questa nuova accezione

 

Naturalmente questo legame non è obbligatorio, ed è applicabile solo quando si sa con certezza che il documento oggetto di catalogazione è una traduzione basata su un’altra traduzione, della quale si conosce il titolo. E’ necessario inoltre che si sappia qual è la lingua di questa traduzione, visto che il codice di lingua è obbligatorio.

E’ evidente che non si creerà il legame se le informazioni sono incerte.

Il caso è uno di quelli trattati nelle REICAT al paragrafo 4.7.1.3, che ne parla con riferimento alle note, mentre qui l’informazione è trattata come un legame.

Poiché si tratta di un dato descrittivo, mi pare che si debba concludere che si indica il titolo della particolare traduzione su cui è stata condotta quella che si cataloga, e anzi quando possibile il titolo della particolare edizione utilizzata (nel caso in cui la traduzione intermedia sia stata pubblicata con titoli diversi).

Modifica del tipo di responsabilità dei legami autore

Quando si modifica il tipo di responsabilità dei legami autore ci si può trovare incontro a difficoltà, sotto forma di segnalazioni di errore da parte di SbnWeb, a prima vista difficilmente comprensibili, derivanti dal fatto che nel corso delle modifiche si può generare un insieme di legami non ammesso, che dal punto di vista del catalogatore è temporaneo (perché la correzione deve ancora essere completata), ma il programma non lo sa e di conseguenza segnala l’errore.

Ricordiamo innanzitutto quali sono i vincoli sui tipi di responsabilità:

  • può esserci solo un legame 1
  • possono esserci al massimo due legami 2, e solo in presenza di legami 1
  • i legami 3 non hanno vincoli: possono essere in qualsiasi numero e sono compatibili con tutti gli altri tipi di legame

Di conseguenza le modifiche devono essere fatte in modo tale che non si produca mai un insieme di legami non lecito.

Supponiamo ora di voler invertire un legame 1 e un legame 2:

  • se cominciamo a trasformare il legame 2 in legame 1, ci troviamo con due legami 1, situazione non ammessa
  • se cominciamo invece trasformando il legame 1 in 2 ci troviamo con legami 2 senza legame 1, situazione pure non ammessa

La seguente procedura invece permette di ottenere il risultato voluto:

  • trasformare il legame 2 in legame 3 (risultato: un legame 1 e un legame 3, situazione ammessa)
  • trasformare il legame 1 in legame 3 (risultato: due legami 3, situazione ammessa)
  • trasformare il vecchio legame 2, ora diventato 3, in legame 1

Modifica del numero di sequenza nelle descrizioni a livelli

Alcuni hanno segnalato un problema con le descrizioni a livelli, che in realtà è solo apparente: nei titoli inferiori (titolo di arrivo di un legame 51) non si riesce a modificare il numero di sequenza che appare in uno dei campi in alto nella pagina che contiene la descrizione e i campi ad essa pertinenti.

Il motivo è che quel dato viene visualizzato in quella pagina per comodità, ma in realtà non è un elemento della descrizione, bensì un attributo del legame, quindi per modificarlo bisogna andare non in Varia descrizione ma in Varia legame.

Ovviamente non ci sono problemi particolari per modificare il numero di sequenza che si trova all’inizio della descrizione.

Il numero di sequenza della collocazione si gestisce invece dai dati di inventario e di collocazione.

 

Trascinamento legami autore

Con la versione di SbnWeb del 19 maggio 2015 è stata introdotta una funzionalità molto utile, che era stata proposta anche dal nostro polo (certamente insieme a molti altri):

evolutiva: introduzione nel “vai a” da analitica titolo di una nuova funzione che consentirà la replica dei legami autore dal documento radice ai titoli inferiori (N, W, M) e ai titoli uniformi (A)

In questo modo si  evita che quando più titoli dello stesso reticolo condividono uno o più legami autori, come necessariamente succede tra titolo proprio e titolo uniforme, si debbano rifare a mano gli stessi legami con perdita di tempo e rischio di sbagliare.

Il modo con cui è stata implementata questa funzionalità però potrebbe non essere chiaro a prima vista perché si potrebbe pensare che essa sia accessibile dalla gestione del titolo, invece – nel Vai a – bisogna selezionare con la checkbox (il quadratino) i titoli su cui si vuole replicare il legame, e poi scegliere l’autore da trascinare: nel menu collegato all’autore si troverà la relativa voce. Una volta data conferma, viene proposta una schermata coi dati del legame che si sta creando, nella quale si può dare la conferma definitiva oppure annullare l’operazione.

Si intende che dal punto di vista catalografico non è cambiato niente a proposito nei criteri per l’attribuzione dei legami, quindi bisogna sempre valutare attentamente quali tra i legami della manifestazione si applicano anche all’opera o ad altri tipi di titolo.

Codice EAN e UPC

Il Manuale SBN musica a p. 46-47 cita, tra i numeri standard applicabili al materiale musicale, soprattutto alle registrazioni i codici EAN e UPC (che sono codici identificativi dei prodotti nati non in ambito bibliografico ma commerciale e industriale, ed infatti si applicano a prodotti di ogni genere) senza ulteriormente distinguerli tra loro . Di solito, per quello che ci interessa, si trovano su registrazioni musicali e video.

In realtà però SBN prevede questi due codici come tipi diversi di numero standard, quindi a volte possono sorgere dubbi su quale sia il tipo appropriato se questa informazione non risulta chiara dal documento.

Una rapida ricerca su Internet mostra alcuni riferimenti interessanti sull’argomento, ad esempio questi:

https://it.wikipedia.org/wiki/European_Article_Number http://codiceabarra.it/differenza-codici-ean-13-e-upc-a/
http://www.gs1.org/barcodes/ean-upc

da cui risulta che il codice EAN ha 13 caratteri mentre UPC ne ha 12. Questo quindi dovrebbe essere un elemento che permette di distinguere facilmente i due codici, ed inoltre non dovrebbe essere possibile inserire l’EAN al posto dell’UPC  e viceversa perché il numero di caratteri non sarebbe valido. Se invece SbnWeb facesse un controllo solo sulla lunghezza del codice in rapporto al campo, sarebbe impossibile inserire l’EAN come UPC, perché è più lungo, ma non il contrario, perché UPC, essendo più breve, non supera la lunghezza massima ammessa.

Un’altra informazione che può essere utile conoscere è che EAN e usato in Europa e Giappone (dove prende il nome di JAN), UPC negli Stati Uniti.

Se qualche catalogatore ha maggiore esperienza con questi codici ed ha trovato qualcosa di interessante ce lo racconti.

Un soggetto secondo il Nuovo Soggettario

Mi hanno chiesto un parere su un soggetto formulato secondo il Nuovo Soggettario, e ho pensato di riportarlo anche qui perché può servire a ripassare un po’ l’argomento.

Il soggetto è:

Markevitch, Igor – Ruolo [nel] caso Moro

(Igor Markevitch era un famoso direttore d’orchestra di cui si dice, non so se con fondamento o no, che abbia collaborato alla prigionia di Moro).

Questo soggetto a mio parere non è corretto.

Il motivo è che Markevitch è colui che sarebbe stato attivo nel caso Moro, che è l’oggetto della sua attività, per cui la stringa viola il principio della dipendenza dall’oggetto/meta (detto anche della costruzione passiva), in base al quale assume la prima posizione l’entità che costituisce l’oggetto o termine dell’azione.

La formulazione corretta è quindi:

Caso Moro – Ruolo [di] Markevitch, Igor