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Punteggiatura nei titoli uniformi

Abbiamo osservato che in polo – su 139.017 titoli uniformi, cioè di natura A, di cui 20.751 creati in polo – ce ne sono 3.456 (di cui 801 creati in polo) che contengono la punteggiatura del complemento del titolo (‘ : ‘) e 1.632 (di cui 249 creati in polo) che contengono la punteggiatura della formulazione di responsabilità (‘ / ‘), secondo dati aggiornati al 1 marzo 2018.

Questo denota un uso non conforme alle REICAT, nelle quali:

  1. il complemento del titolo è previsto solo come elemento di disambiguazione e solo se accompagna il titolo nella maggior parte delle edizioni (paragrafo 9.2 e 9.3.2), quindi è di uso molto raro
  2. La punteggiatura ISBD per la formulazione di responsabilità non è mai prevista, perché una formulazione di responsabilità si include nel titolo uniforme solo quando ne è parte integrante (paragrafo 9.2.4) e quindi evidentemente non ha bisogno di alcuna punteggiatura convenzionale; è vero che gli esempi delle REICAT riportano la barra, ma è solo un espediente per indicare l’intestazione principale (non la formulazione di responsabilità), come spiegato nella nota 4 al paragrafo 9.0.6; le REICAT infatti, essendo neutre rispetto agli specifici sistemi di catalogazione, non usano il linguaggio di SBN relativo ai legami autore, anche se invece della barra avrebbero potuto usare qualche altra cosa che non rischiasse di creare confusione.

Naturalmente può esserci qualche caso in quella punteggiatura fa parte integrante del titolo perché così ha voluto l’autore e quindi va riportata, ma è evidente che si tratta di casi estremamente rari.

La bozza della nuova Guida SBN non include ancora i titoli uniformi, di conseguenza per ora si può fare riferimento solo alle REICAT.

La percentuale di titoli creati in polo con queste caratteristiche è superiore a quella generale di titoli A creati in polo, soprattutto per quelli col complemento, il che potrebbe essere un caso ma potrebbe anche indicare che da noi c’è ancora una certa “ingenuità” nella formulazione dei titoli uniformi.

Bisegnerebbe fare attenzione ad evitare questo uso improprio, anche perché applicare le regole è comodo, visto che comporta scrivere meno e non di più!

Secondo me il criterio molto restrittivo sul complemento del titolo ha lo scopo di molto ragionevole di evitare abusi, ma può essere discutibile perché ci sono casi in cui il complemento è voluto dall’autore e accompagna sempre il titolo fin dalla prima edizione (come nel caso dei Buddenbrook di Thomas Mann, come si vede sia dalla catalogazione che dalla riproduzione del frontespizio), però la regola è quella e non che il caso che ci mettiamo a riformarla noi.

Per i titoli catturati ovviamente non c’è alcun obbligo di correggerli, però visto che la correzione è semplice da individuare ed eseguire, chi avesse tempo e voglia di farla non fa sicuramente niente di male.

Trascrizione dei numeri romani

Mi hanno chiesto chiarimenti su quale sia attualmente la disciplina della trascrizione dei numeri romani, cosa che può avere un certo rilievo sia per la ricerca sia per l’ordinamento.

Esaminando le varie fonti (e sempre ricordando che manca ancora la versione completa e definitiva della nuova guida SBN) ho messo insieme quanto segue.

Nella nuova guida SBN, per la parte pubblicata, abbiamo innanzitutto questa indicazione esplicita (http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Guida_moderno/Descrizione/Capitolo_generale/Trascrizione)

I numeri romani presenti nel titolo sono trascritti in cifre arabe; se hanno valore di ordinali sono seguiti da un punto

Trattandosi di una indicazione esplicita per i titoli prevale su indicazioni più generali, anche perché REICAT 2.5.4 dice:

I numeri si riportano di norma come si presentano (in cifre, arabe o romane, o in lettere, con abbreviazioni, etc.), tranne quando indicato diversamente per specifici elementi.

 Per quanto riguarda l’area della pubblicazione poi sempre la bozza della nuova guida dice (http://norme.iccu.sbn.it/index.php?title=Guida_moderno/Descrizione/Risorse_monografiche/Area_della_pubblicazione/Data_di_pubblicazione):

Le date del calendario gregoriano si riportano sempre in numeri arabi. Date che si presentano in forme caratteristiche possono essere riportate facendole seguire dall’anno in cifre arabe tra parentesi quadre

Molto generale è la norma dell’Appendice B delle Reicat:

I numeri si scrivono in cifre quando rappresentano date (ma i secoli si indicano con cifre romane)

che a mio avviso è da ritenersi applicabile se non ne esiste una più specifica. In pratica, mettendo insieme le diverse fonti, sembra che in SBN non si applichi quasi mai (al massimo nelle note?).

Nei titoli però secondo me un numero romano va riportato come tale se questa forma è parte integrante del significato del titolo, ad esempio quando il titolo gioca sull’ambiguità tra numero e parola.

Fascicoli staccati

Succede talvolta che una biblioteca possieda uno o più singoli fascicoli di un’opera pubblicata a fascicoli destinati poi ad essere rilegati, e che questi fascicoli abbiano un interesse autonomo, normalmente perché hanno un certo carattere monografico, ossia presentano un contenuto compiuto e fruibile anche al di fuori dell’opera completa, per cui la biblioteca desidera giustamente catalogarli e metterli a disposizione del pubblico.

Il problema è che in questi casi i fascicoli come tali non fanno parte della struttura dell’opera completa, e di conseguenza non si sa bene in quale schema catalografico infilarli.

Va detto che questo è un problema che abbiamo affrontato anche in diversi corsi da noi organizzati senza mai arrivare ad una soluzione definitiva perché le Reicat non trattano molto bene questo caso, anzi ad essere precisi non lo trattano per niente. I paragrafi 4.5.1.2B e 5.4.2 prevedono che di una pubblicazione a dispense possano essere descritti i singoli fascicoli in casi particolari, ad esempio quando il ritmo di uscita è molto lento o quando i volumi non sono stati completati, ma mi sembra chiaro che questo vale se la descrizione a fascicoli è l’unica presente, non se la pubblicazione è già stata descritta completamente e poi c’è una biblioteca che ha un fascicolo solo.

Una soluzione sensata potrebbe essere prendere a modello il trattamento degli estratti: siccome non c’è un legame specifico per gli estratti, basta agire nell’ambito della descrizione, dove si può descrivere il fascicolo come se fosse una pubblicazione autonoma e poi in nota, invece di scrivere Estratto da …, scrivere Fascicolo di …

Un’alternativa ragionevole sarebbe anche quella di utilizzare il titolo comune e il titolo dipendente, adottando come titolo comune quello dell’opera completa e come titolo dipendente quello del fascicolo, preceduto possibilmente da un’opportuna designazione.

A me sembra leggermente preferibile la prima soluzione, perché mette più in evidenza il fascicolo che è il vero e proprio oggetto della descrizione.

In entrambi i casi c’è il problema di dare accesso al titolo che non si sceglie come titolo proprio, ossia quello dell’opera d’insieme nel primo caso e quello del fascicolo nel secondo.

L’unica soluzione possibile mi sembra quella di creare un D per il titolo da rendere ricercabile.

Da notare che sarebbe completamente errato legare il fascicolo alla notizia dell’opera di insieme perché non è previsto nessun legame per questo caso, e un legame gerarchico 01 a partire dal fascicolo sembrerebbe un volume in più della pubblicazione.

Proviamo a fare un esempio (inventato). Supponiamo che ci sia una enciclopedia delle macchine da corsa, della quale abbiamo solo un fascicolo che parla della mitica Porsche 935, ricco di bellissime fotografie, per cui sarebbe un peccato non metterlo a disposizione del pubblico.

Le due tecniche di descrizione che abbiamo ipotizzato darebbero questi risultati:

Porsche 935 / di XYZ. - [resto della descrizione normale, 
in base alle informazioni disponibili]. In nota: 
Fascicolo di: Enciclopedia delle macchine da 
corsa. - (riportare poi almeno l'area della 
pubblicazione e il numero standard, se presente)
Enciclopedia delle macchine da corsa. Fascicolo 37, Porsche 
935 / di XYZ [anche qui resto della descrizione normale, 
riferito al fascicolo; è opportuno riportare in nota 
informazioni più complete sulla pubblicazione madre, 
ed eventualmente altri chiarimenti a seconda della 
necessità].

Chi non è soddisfatto poi può sempre visitare il Museo della Porsche a Zuffenhausen e vedere le 935 dal vero.

Se il fascicolo è privo di titolo specifico si possono utilizzare le regole generali per le pubblicazioni prive di titolo (REICAT 4.1.1.6).

Dati sulla rappresentazione

A partire dalla versione di SbnWeb del 18.4.2016 si può notare che correggendo qualunque descrizione appaiono in fondo alla schermata i campi relativi alla rappresentazione, anche quando sono palesemente inapplicabili al tipo di documento che si sta catalogando.

Pensavamo che si trattasse di un errore, ma l’ICCU ci ha spiegato che con la nuova versione, i campi relativi alla rappresentazione e ai personaggi (precedentemente gestiti soltanto come campi specifici della musica a stampa e delle registrazioni sonore) sono stati resi disponibili – a livello di dati comuni dei documenti con tipo record ‘a’ – per l’inserimente dei libretti d’opera. Questi dalla versione 2.0 del protocollo possono essere trattati anche come materiale M (senza specificità) o E (materiale antico data < 1831) tipo record a con l’inserimento del campo tipo testo letterario: libretto.

Documenti dell’ICCU che trattano di questo argomento: lettera ai poli del 1.12.2014 e documento del 28.4.2016 su evoluzione protocollo SBNMARC.

Codice EAN e UPC

Il Manuale SBN musica a p. 46-47 cita, tra i numeri standard applicabili al materiale musicale, soprattutto alle registrazioni i codici EAN e UPC (che sono codici identificativi dei prodotti nati non in ambito bibliografico ma commerciale e industriale, ed infatti si applicano a prodotti di ogni genere) senza ulteriormente distinguerli tra loro . Di solito, per quello che ci interessa, si trovano su registrazioni musicali e video.

In realtà però SBN prevede questi due codici come tipi diversi di numero standard, quindi a volte possono sorgere dubbi su quale sia il tipo appropriato se questa informazione non risulta chiara dal documento.

Una rapida ricerca su Internet mostra alcuni riferimenti interessanti sull’argomento, ad esempio questi:

https://it.wikipedia.org/wiki/European_Article_Number http://codiceabarra.it/differenza-codici-ean-13-e-upc-a/
http://www.gs1.org/barcodes/ean-upc

da cui risulta che il codice EAN ha 13 caratteri mentre UPC ne ha 12. Questo quindi dovrebbe essere un elemento che permette di distinguere facilmente i due codici, ed inoltre non dovrebbe essere possibile inserire l’EAN al posto dell’UPC  e viceversa perché il numero di caratteri non sarebbe valido. Se invece SbnWeb facesse un controllo solo sulla lunghezza del codice in rapporto al campo, sarebbe impossibile inserire l’EAN come UPC, perché è più lungo, ma non il contrario, perché UPC, essendo più breve, non supera la lunghezza massima ammessa.

Un’altra informazione che può essere utile conoscere è che EAN e usato in Europa e Giappone (dove prende il nome di JAN), UPC negli Stati Uniti.

Se qualche catalogatore ha maggiore esperienza con questi codici ed ha trovato qualcosa di interessante ce lo racconti.

Casa editrice online

Mi hanno posto un quesito catalografico che può interessare anche ad altri:

Se una casa editrice non ha una sede fisica, ma solo un sito internet e non risulta nulla dal libro cartaceo o risulta solo luogo e nome dello stampatore, o a maggior ragione se la casa opera solo online vendendo ebook e quindi non c’è neppure lo stampatore, che cosa si mette come luogo di pubblicazione?

A mio parere rientriamo semplicemenre nella casistica generale della mancanza di luogo, di cui si tratta in REICAT 4.4.1.4.

La norma infatti indica come comportarsi se il luogo manca, indipendentemente dal perché manca.

Ovviamente se il luogo è desumibile da fonti esterne (ad esempio, non è sulla pubblicazione ma è sul sito dell’editore) si riporta tra quadre sempre secondo i criteri generali.

La bozza della nuova Guida alla catalogazione non dà indicazioni diverse.

La Guida SBN musica, paragrafo M4A5, aggiunge questa osservazione:

Per le registrazioni sonore.  Il luogo di pubblicazione non è quasi mai presente perché la maggioranza delle etichette discografiche e delle case di produzione sono imprese multinazionali

Non è però una norma ma una constatazione, se il luogo di fatto è presente o accertabile si trascrive normalmente. In realtà, l’indicazione del luogo sulla pubblicazione per le registrazioni audio non è molto frequente, ma la sede dell’editore può essere accertabile da fonti esterne, a cominciare dal sito ufficiale, anche perché non tutte le etichette discografiche sono multinazionali.

Pubblicata la traduzione italiana dell’ISBD Consolidated

L’ICCU ha pubblicato online (seguirà l’edizione a stampa) la traduzione italiana dell’ultima edizione dell’ISBD Consolidated, che è disponibile gratuitamente sul sito ICCU in formato PDF  (qui la notizia). Dopo la prima pubblicazione avvenuta ad agosto, nel novembre 2012 l’ICCU ha diffuso una nuova versione con alcune correzioni, a cui si riferisce il link.

La cosa è importante perché questa ultima edizione dell’ISBD era altrimenti disponibile solo a stampa e quindi a pagamento, oppure online ma nella traduzione russa (http://www.ifla.org/en/publications/ifla-series-on-bibliographic-control-44). Anche questa volta quindi complimenti all’ICCU per aver distribuito una edizione online gratuita.

Le precedenti edizioni disponibili online erano quelle del 2007 (definita “preliminare”), anche tradotta in italiano, e la bozza 2010 della nuova edizione.

Da ricordare che questa edizione comprende la nuova area 0 (forma del contenuto e tipo di supporto), per cui non è più necessario il documento pubblicato separatamente dall’IFLA a questo proposito.

Lettura dei reticoli

Vorrei dare qualche piccola indicazione sulla lettura dei reticoli per evitare che qualcuno corra il rischio di interpretare male quelli più complessi, in particolare a tre livelli, soprattutto chi ha poca esperienza e chi lavora in biblioteche che più raramente trattano pubblicazioni che richiedono tali reticoli.

Bisogna innanzitutto ricordare che nella visualizzazione analitica viene sempre presentato in testa al reticolo il BID ricercato, ma questo non vuol dire che tutti gli altri corrispondano necessariamente a livelli inferiori: per capire a cosa corrispondono bisogna esaminare bene i singoli codici di legame.

Ad esempio, se visualizziamo l’analitica di RMS0986843 che appare in questo modo:

Reticolo a tre livelli in SbnWeb

troviamo in testa al reticolo questo titolo:

RMS0986843 M51 2003 L'*universale. Enciclopedia generale.

sotto il quale vengono presentati un M e quattro W che a prima vista, se non si osservano bene i dettagli, possono dare l’impressione di cinque livelli inferiori.

In realtà il titolo M è il seguente:

RMS0986828 M71 01 2003 L'*universale : la grande enciclopedia tematica

I componenti di questa riga visualizzata dall’analitica sono:

RMS0986828 -> BID
M          -> natura titolo
71         -> livello di autorità
01         -> legame DAL PUNTO DI VISTA DEL TITOLO DI PARTENZA
2003       -> anno di pubblicazione

(a cui segue ovviamente l’inizio della descrizione).

Vediamo quindi che il titolo ricercato, cioè RMS0986843, ha un legame 01 (fa parte di) verso questo titolo, che è quindi un titolo di livello superiore.

Gli altri titoli del reticolo sono invece di questo tipo:

RMS0986844 W51 51 2003 1: A-Fru

e sono titoli inferiori, come ci dice il legame 51.

Si tratta pertanto del reticolo a tre livelli per una monografia, in cui RMS0986828 è il livello superiore, il titolo ricercato RMS0986843 è un livello intermedio e i W (ma potrebbero essere anche M) sono i livelli inferiori. Può essere utile ricercare gli altri titoli del reticolo per vedere come cambia di volta in volta la presentazione.

Bisogna in particolare fare attenzione a non leggere distrattamente e confondere il livello di autorità, visualizzato attaccato alla natura titolo, con il legame, visualizzato subito dopo separato da uno spazio.

Conviene anche ricordare che l’analitica non mostra sempre tutti i titoli legati al titolo di partenza: in particolare, l’analitica delle collane non mostra le monografie comprese nella collana, e quella delle monografie non mostra i supplementi. Tutti questi titoli si possono però visualizzare scegliendo Titoli collegati dal menu Esamina.

Prima bozza della nuova Guida alla catalogazione in SBN

Il 12 giugno 2012 l’ICCU ha pubblicato sul suo sito la prima bozza della nuova Guida alla catalogazione in SBN, basata su REICAT e ISBD Consolidated.

La bozza comprende le parti sui codici, i numeri standard e la descrizione, mentre manca ancora quella sui legami.

Si tratta di una versione che l’ICCU definisce prototipale, senza entrare in dettagli circa la sua applicabilità immediata.

Tuttavia queste parole dell’introduzione del Direttore dell’ICCU alla Guida

Il carattere  in progress  di questa edizione on-line è dovuto ad una serie di fattori: da un lato, considerando il notevole sviluppo che SBN ha avuto negli ultimi anni presso una molteplicità di nuovi Poli e applicativi non SBN nativi, si è ritenuto più utile mettere subito in linea quanto finora prodotto, per dare un supporto, anche se parziale, alle nuove realtà

fanno pensare che sia possibile l’applicazione immediata della nuova guida.

A mio parere tale applicazione (previo debito studio!) si potrebbe considerare già ora possibile soprattutto per cose che risultavano non chiaramente disciplinate dalla combinazione Guida SBN 1995 + REICAT + Circolare ICCU del 2010, e se non si tratta di innovazioni troppo radicali e di ampia portata rispetto alle regole attuali, innovazioni per le quali mi sembra più consigliabile aspettare la versione definitiva oppure istruzioni più esplicite.

Inoltre mi pare che si possano applicare eventuali indicazioni che correggono esplicitamente Circolare e dalle FAQ del 2010.

Si tenga presente che la nuova Guida, oltre a non essere definitiva, è ancora incompleta, quindi alcune parti potrebbero non essere ancora pienamente comprensibili: in questi casi, ed in tutti i casi dubbi, bisogna applicare i documenti già consolidati e non la Guida. Ad esempio, la bozza mantiene i titoli T, che invece da circolare e FAQ sembravano destinati a sparire, ma senza la parte sui legami non possiamo sapere che ruolo avranno: forse saranno riservati a casi particolari, oppure saranno mantenuti solo come soluzione non preferenziale. Nel dubbio, meglio limitarsi per ora ad applicare solo circolare e FAQ.

Per tutto il resto naturalmente resta fermo quanto stabilito dai documenti precedenti.

Interessante inoltre il fatto che l’ICCU dichiara che la pubblicazione della versione draft ha lo scopo di valutare eventuali osservazioni dei bibliotecari che lavorano in SBN.

Fonte primaria e frontespizio

Alcune osservazioni sulla fonte delle informazioni per la descrizione e sul concetto di fonte primaria.

Si tratta di un argomento forse meno stimolante di altri, e ho l’impressione che alcuni catalogatori lo trascurino un po’, mentre altri, soprattutto noi che siamo vecchi, tendono ad identificare senz’altro la fonte primaria e il frontespizio.
La fonte primaria viene definita nel paragrafo 3.2 delle REICAT come la parte della pubblicazione

che presenta formalmente il titolo, in genere insieme ad altre informazioni essenziali, in evidenza e preliminarmente al contenuto. Per le pubblicazioni a stampa la fonte primaria è di norma il frontespizio

(ma può non esserlo se il frontespizio manca o è idoneo a servire da fonte primaria, paragrafo 3.2.1 D).

In alcuni casi è obbligatorio indicare in nota qual è la fonte primaria, ossia da quale parte della pubblicazione si ricava il titolo proprio (vedi 3.2.2 B e 3.2.3 E, 4.7.4 A e 4.7.1.9 A, nonché le norme per il trattamento in SBN del materiale musicale e video).

La linea di ragionamento seguita dalle REICAT quindi è incentrata sulla scelta della fonte primaria come definita in 3.2 e mi pare che si possa sintetizzare in questo modo:

1) si identifica la fonte primaria, e in particolare
1.1) per le pubblicazioni a stampa, se il frontespizio manca o non è idoneo si
identifica il sostituto del frontespizio, che serve da fonte primaria
1.2) per le altre pubblicazioni, a cui non si applica la nozione di frontespizio,
si identifica una fonte primaria idonea, considerando eventuali indicazioni
specifiche per determinati tipi di materiale
2) una volta identificata la fonte primaria, tutte le informazioni si intendono
desunte da quella se non diversamente specificato

Quindi se si assume come fonte primaria, ad esempio, la copertina, informazioni non prese dalla copertina si intendono tratte da fonte diversa dalla fonte primaria, anche se fossero prese dal frontespizio.

In pratica però il catalogatore dovrebbe sempre avere innanzitutto davanti agli occhi innanzitutto lo scopo di dare all’utente, che non sa niente di questi concetti catalografici, una descrizione che gli permetta di farsi un’idea quanto più precisa possibile della pubblicazione, quindi spesso è opportuno che venga indicata la fonte delle informazioni più importanti anche quando non obbligatorio, e che questa indicazione non riguardi solo il titolo ma venga estesa anche ad altre informazioni, a seconda della effettiva utilità e senza riempire la descrizione di notizie inutili.
Ad esempio, a mio avviso in alcuni casi si potrebbe formulare un’unica nota come:

Titolo e altre informazioni dalla copertina

in altri casi note distinte come:

Titolo dalla copertina
Sul verso del frontespizio: Editore …

(v. anche 4.7.4 A)

Reticoli rossoblu

Osservando in polo e in indice reticoli come RAV0152172 si può notare che diverse notizie inferiori che appaiono blu in polo sono rosse in indice, cosa che non dovrebbe succedere perché il colore rosso in indice significa che il bid in polo non è presente.

Esaminando questi bid in polo si osserva poi che sono privi di posseduto.

In teoria potrebbe anche trattarsi di un errore del programma, ma siccome non sembra che SbnWeb sia incline ad errori così grossolani, soprattutto in gestione bibliografica, ritengo che la spiegazione più probabile sia che qualcuno ha catturato delle notizie inferiori per errore, ovviamente non le ha né inventariate né collocate, e per rimediare l’errore ha eliminato la localizzazione in indice (si fa da Vai a->Gestione bibliografica->Operazioni di servizio sulle localizzazioni).

Il risultato è corretto dal punto di vista dell’indice, che non segnala la presenza nel polo di queste notizie, ma non dal punto di vista del polo, in cui le notizie rimangono anche se non dovrebbero esserci.

Quando si cattura erroneamente qualcosa dall’indice, una cosa che prima o poi succede a tutti, bisognerebbe invece utilizzare la cancellazione titolo che elimina del tutto il titolo dal polo (se non posseduto da altre biblioteche, altrimenti elimina solo la localizzazione della biblioteca interessata), oltre ad eliminare la localizzazione in indice.

La cancellazione titolo, come tutte le operazioni di gestione bibliografica, è possibile solo dall’analitica di indice, quindi chi ha cancellato la propria localizzazione in indice non può più farla: deve prima reinserire la sua localizzazione per gestione (si fa sempre da Vai a->Gestione bibliografica->Operazioni di servizio sulle localizzazioni) e poi potrà fare la cancellazione.

 

Quesiti all’ICCU: data di copyright e di stampa

Abbiamo posto all’ICCU il seguente quesito sull’applicazione delle REICAT:


Discutendo con alcuni bibliotecari del Polo SBN Ligure è sorto un dubbio sull’interpretazione del paragrafo della Circolare REICAT relativo al paragrafo 4.4.4 (Data di pubblicazione).

La circolare dice:

Gli anni di copyright o di stampa si riportano senza la qualificazione

Il dubbio deriva dal fatto che le REICAT parlano del caso in cui, in un documento privo di data di pubblicazione, la data di copyright e stampa si possano considerare equivalenti alla data di pubblicazione, mentre la circolare sembra parlare in assoluto: significa che la data di copyright o di stampa non va mai qualificata neppure quando certamente non corrisponde alla data di pubblicazione (o non si sa se corrisponda), oppure non si qualifica solo quando equivale alla data di pubblicazione?

L’ICCU (nella persona di Cristina Magliano) ha risposto quanto segue:

La circolare fa riferimento alle REICAT quindi quando la data di copyright o di stampa si considerano equivalenti alla data di pubblicazione si riportano senza qualificazioni. Quando si ha una data di copyright e non si è certi che sia equivalente alla data di pubblicazione (vedi REICAT 4.4.4.3), si riporterà tale data come data presunta di pubblicazione in parentesi quadre seguita da un punto interrogativo senza qualificarla. Si potrà darne segnalazione in una nota [veramente questo da REICAT 4.4.4.3 sembra obbligatorio]

In effetti la domanda era mal posta: secondo le REICAT, riprese dalla circolare ICCU, le date di copyright e di stampa non si qualificano mai, ma si danno

  • o direttamente come data di pubblicazione
  • o come data presunta di pubblicazione tra quadre e col punto interrogativo

È chiaro che tali date non si danno tra quadre senza punto interrogativo, perché se sono certe come date di pubblicazione si riportano senza quadre.

Si vede che facciamo un po’ di fatica ad abituarci a questa innovazione.

Da notare che esiste anche un altro caso, e cioè quello in cui la data di copyright o di stampa sono sicuramente diverse dalla data di pubblicazione: in questo caso tali date si ignorano e si formula una data certa o incerta basandosi su altri elementi, come indicato anche in REICAT 4.4.4.2 e 4.4.4.3.

Risulta comunque che nelle regole per la catalogazione del materiale musicale si pensa di mantenere l’uso della data di copyright e phonogram con relativa qualificazione.

Reticoli secondo le REICAT

Per incoraggiamento a tutti coloro che cercano di applicare le REICAT, cosa che mi pare finora non abbia destato eccessivo entusiasmo, segnalo alcuni reticoli creati in base alle nuove regole, indicando anche i loro elementi più interessanti dove non sono immediatamente evidenti:

CAG1710318
data di copyright e di stampa riportata come data di pubblicazione

LIG0044143
catalogo dell’archivio di un ente che ha come intestazione principale la redattrice, che lo ha realizzato quando l’ente in questione non esisteva più

LIG0071354

LIG0071434

VEA1002970
modificato aggiungendo il titolo uniforme e i legami 3 ad enti utili per l’accesso e/o con responsabilità ma non presenti sulla fonte primaria

NAP0480876
atti di un convegno in cui, oltre all’aggiunta del titolo uniforme, è stato aggiunto il legame ad un convegno il cui nome formale non figura sulla fonte primaria (frontespizio) ma in una pagina successiva, che contiene anche il programma del convegno; si noti che il legame è 3 al livello della manifestazione, ma 1 al livello dell’opera: infatti che il nome del convegno figuri o no sulla fonte primaria è una caratteristica della singola manifestazione (su una potrebbe figurare e  su un’altra no), che non tocca però il rapporto tra l’ente e l’opera

LIG0074332

LIG0074953

LIG0077186
data di copyright giudicata coincidente con la data di pubblicazione e quindi riportata come tale; si noti che il t.u. ha un legame all’autore Davis, Carolyn che non figura sulla pubblicazione, ma è coautore delle prime due edizioni dell’opera (la biblioteca che ha creato questo reticolo non le possiede, per cui non ha potuto legarle al t.u.)

Ancora sulla data di pubblicazione

I rilievi mossi alla scelta “semplificazionista” delle REICAT in materia di data di pubblicazione meritano una ulteriore osservazione determinata dalla recente verifica effettuata il 3 giugno nel corso di qualifica professionale per “bibliotecario-tecnologo dell’informazione” del CPFP “L. Durand de La Penne” della Spezia.

Alcuni allievi del corso hanno interpretato la definizione 4.4.4.0. (“le date … possono essere ritenute equivalenti”) come un “liberi tutti” e hanno ritenuto senz’altro equivalente alla data di pubblicazione la data di stampa, che è di solito la più recente, anche quando era evidente che si trattava solo di ristampa. Ovviamente le REICAT non autorizzano questa scelta (4.4.4.2.c).

Si potrebbe dire che tali scelte sono frutto di inesperienza e, infatti, non sono state valutate come errori gravi. Tuttavia l’osservazione da fare, a mio avviso, è che la deregulation indurrà i catalogatori meno attenti a non preoccuparsi troppo di stampe, ristampe e copyright, lasciando al catalogatore di livello “MAX” o “SUP” il compito di inserire le eventuali opportune qualificazioni.

Il rischio maggiore è peraltro che qualche catalogatore si senta autorizzato a creare notizie bibliografiche prospettando edizioni inesistenti.

Torno così a riaffermare che sarebbe stato opportuno lasciare le qualificazioni al loro posto: alla semplificazione nella trascrizione segue la complicazione nell’analisi bibliografica del documento.

A proposito di data di pubblicazione

Nella circolare ICCU per l’applicazione delle REICAT in SBN, fra le poche variazioni alla descrizione bibliografica, viene accolta la norma REICAT 4.4.4.0 Definizione della data di pubblicazione.

L’applicazione delle REICAT in SBN determina due conseguenze:

1) sono eliminate le parentesi quadre, quando, in assenza di data di pubblicazione, gli anni di copyright e stampa coincidono;

2) sono considerati date di pubblicazione “quando possono essere ritenuti equivalenti a una data di pubblicazione” gli anni di copyright e stampa e “si riportano senza la qualificazione”.

Non sembri una variazione di poco conto.

L’omissione delle parentesi quadre e delle qualificazioni stravolge la filosofia della descrizione coordinata delle aree seconda e quarta, oltre a disinformare il lettore. Come è noto, la data di pubblicazione è la data dell’edizione e se per qualche ragione non si trova tale data, si ripiega su altre date: copyright, stampa, imprimatur, etc. riportandole con le appropriate qualificazioni. Che la data sia importante lo prova il fatto che deve essere sempre segnalata anche in forma dubitativa ([199.] [1995?] etc.). Il lettore deve sapere che tipo di data trova nella notizia bibliografica, altrimenti è una notizia come minimo imprecisa. Nella nuova edizione del 2004 del Catalogo di Revelli si legge che l’indicazione sostitutiva della data di stampa (o di altra data) in mancanza di quella di edizione deve essere qualificata come tale, “non può essere gabellata per data di edizione” (p. 100).

Le REICAT gabellano?

Ha ancora una sua funzione l’area dell’edizione?

Il problema ha una certa importanza nella redazione di un catalogo che non perda la memoria della teoria della divisione in aree e delle rispettive funzioni. Diverso è il discorso in una compilazione di bibliografia, in cui parentesi e qualificazioni possono appensantire la consultazione dell’elenco, anche se pure in questo ambito è auspicabile una coerenza fra le aree.