Volumi legati assieme

Ogni tanto qualcuno si trova in imbarazzo davanti al caso copie di pubblicazioni in più volumi che hanno alcuni volumi legati assieme, anche se separati nella pubblicazione originali, ad esempio una pubblicazione in dodici volumi che sono stati rilegati tre a tre.

Va detto innanzitutto che questa è una particolarità della copia, e quindi non può avere effetto sulla descrizione bibliografica, neppure se sulla legatura comparissero dei titoli o se fossero stati eliminati i frontespizi della pubblicazione originale.

Bisogna quindi creare o catturare la descrizione dell’opera nella sua configurazione originale.

Passando al trattamento della copia, una soluzione interessante sarebbe quella di inventariare non i volumi originari, ma quelli fisicamente presenti in biblioteca, cioè quelli derivanti dalla rilegatura, indicando nelle note all’inventario che cosa contiene quel volume (ad esempio: Contiene i vol. 1, 2 e 3 legati assieme).

Di per sé sarebbe una cosa ragionevole (anche perché difficilmente questa legatura verrà smontata per ripristinare i volumi originari, nel qual caso comunque si potrebbero sempre modificare gli inventari) ma, almeno nel contesto attuale, secondo me produce alcuni inconvenienti pratici: infatti se si lega l’inventario ad una parte dei volumi presenti in descrizione (ad esempio, se avessimo 12 volumi legati tre a tre si potrebbe legare l’inventario ai volumi 1, 4, 7 e 10) questo darebbe l’impressione che la biblioteca possieda solo quei volumi, perché per capire che non è così bisognerebbe leggere accuratamente le note all’inventario; se si legano tutti gli inventari al livello superiore, bisogna ugualmente che l’utente, per capire che cos’ha la biblioteca, esamini il reticolo con una cura che non sempre si può presupporre (anzi, di solito bisogna presupporre che non ci sia).

A me sembrerebbe quindi più consigliabile inventariare i volumi originari, indicando in nota a ciascuno a che cosa è legato (per il primo: legato coi v. 2 e 3; per il secondo: legato coi v. 1 e 3; per il nono: legato coi volumi 7 e 8), anche se è un lavoro un po’ noioso.

Questa soluzione permetterebbe, dal punto di vista puramente tecnico, di registrare separatamente prestiti diversi per singoli volumi legati assieme, visto che questi corrispondono ad inventari indipendenti! In pratica però è improbabile che succeda una cosa del genere, anche se coi bibliotecari non si può mai dire, perché se viene registrato il prestito di un volume l’utente preleva necessariamente tutti quelli legati assieme, e quindi anche gli altri non sono più in biblioteca.

Nulla di particolare per quanto riguarda la collocazione, se non il fatto ovvio che i singoli volumi legati insieme non possono essere messi in posti diversi! Di conseguenza non ha molto senso assegnare loro collocazioni autonome, anche se continue, ed è meglio una collocazione a livelli.

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Chiarimento su servizi e diritti

Potrebbe essere utile mettere in evidenza una caratteristica della gestione servizi che mi sembra non del tutto evidente né dal manuale né dal programma stesso.

All’interno di un servizio si possono definire diversi diritti, che condividono lo stesso iter ma si differenziano per vari parametri come durata o rinnovi.

Questo si capisce facilmente, quello che si capisce meno facilmente è che ad uno stesso utente non possono essere assegnati più diritti nell’ambito dello stesso servizio.

Evidentemente questa funzionalità è stata pensata per i casi in cui ad alcuni utenti va assegnato un certo diritto, ad altri utenti un altro, e infatti nella procedura di erogazione dei servizi si può scegliere solo il servizio e non il diritto, perché questo è fisso una volta individuati l’utente ed il servizio.

Se si vogliono diversi tipi di servizio (anche simili tra loro) tra cui poter scegliere di volta in volta bisogna creare appunto dei servizi, e non dei diritti.

La tabella dei servizi è di polo, quindi le singole biblioteche non possono aggiungerne ma, una volta verificato che nessuno di quelli esistenti è idoneo, possono chiedere a noi di farlo. Il servizio desiderato potrà poi essere scelto con l’apposito menu al momento dell’erogazione.

Titoli analitici e titoli uniformi: proviamo a fare il punto

Provo a fare il punto sulla situazione catalografica quanto a trattamento di titoli analitici e titoli uniformi, perché dalla pubblicazione delle REICAT in poi c’è stata una certa evoluzione, e non a caso alcuni hanno notato la differenza tra  questo post del blog apparso nel 2010 e questo documento del 2013.

Non si può dare un quadro definitivo dell’argomento perché le norme catalografiche sono in evoluzione, l’ICCU sull’apposito sito non ha ancora pubblicato la parte relativa ai legami titolo, e neppure, per quanto mi risulta, ha anticipato la soluzione che verrà prevista. L’unica cosa che si può fare è provare a sintetizzare quello che è attualmente noto, in modo da ricavarne indicazioni pratiche sul modo di procedere quando si cataloga:

  1. Le REICAT hanno scarsa simpatia per i titoli analitici, benché non li proibiscano, e preferiscono di gran lunga i titoli uniformi per le opere contenute in una pubblicazione. Non prevedono la distinzione tra N e T, e secondo me fanno bene perché è una distinzione troppo sottile e di scarso interesse per gli utenti (che un contributo si presenti come contenuto aggiuntivo rispetto a quello principale si può evidenziare in descrizione, se necessario)
  2. La risposta data dall’ICCU nel 2010 di cui veniva riferito nell’articolo sopra citato rifletteva sostanzialmente questo orientamento restrittivo
  3. La Guida musica però, apparsa nel 2012, ha una posizione diversa, e secondo me con ragione: nella musica, e specialmente nelle registrazioni l’argomento ha importanza particolare importanza perché le raccolte sono frequentissime e spesso contengono un numero molto elevato di opere. La Guida non prevede i T ma rivaluta gli N per evitare che si perdano elementi descrittivi importanti. Un esempio tipico è una raccolta di registrazioni che contiene esecutori diversi per le diverse opere: se non si fanno i titoli analitici, non potendosi legare gli esecutori ai t.u., essi andrebbero legati tutti al titolo base, ma risulterebbe poco chiaro chi esegue cosa, e a volerlo spiegare in descrizione si rischierebbe di fare descrizioni pesantissime. Il titolo analitico invece permette di registrare l’informazione in modo chiaro e immediatamente comprensibile. I titoli uniformi in questo caso si legano ai titoli N e non al titolo base (al quale si lega un eventuale titolo per la raccolta). Se invece non si fanno gli N, che non sono obbligatori (e a volte sono certamente superflui) si legano tutti i t.u. al titolo base. Il t.u. per gli N è obbligatorio, secondo il principio generale.
  4. Queste regole mi sembrano sensate e facilmente applicabili a tutti i tipi di documenti
  5. Nelle bozze della nuova Guida però ricompare il titolo T, ma siccome manca la parte sui legami non si sa quale uso voglia farne l’ICCU: può anche darsi che sia previsto solo per compatibilità col pregresso con la raccomandazione di non usarlo, oppure che venga eliminato nella versione definitiva, però finora non lo sappiamo, come non sappiamo i criteri per l’uso degli N
  6. Vista l’incertezza, secondo me la conclusione è che sia ragionevole seguire il criterio che risulta dalla Guida musica

 

Dove mettiamo le piante?

Questo messaggio non riguarda l’agricoltura ma la catalogazione delle piante di edifici, a proposito delle quali mi hanno chiesto se vanno considerate materiale grafico o materiale cartografico.

Non trovando una risposta esplicita né nelle REICAT, né nella nuova Guida SBN né nell’Unimarc (da cui derivano i codici di tipo record) ho chiesto all’ICCU, da dove mi hanno detto che non c’è una riposta ben definita perché l’Unimarc sembra propendere per inserirle nella grafica (non mi è chiaro perché, forse perché vi include i disegni tecnici) mentre le REICAT inclinano piuttosto al materiale cartografico.

Nelle REICAT un riferimento preciso l’ho trovato: è l’Appendice D sulle designazioni specifiche del materiale che a pagina 568 include le piante tra i documenti cartografici. E’ vero che il contesto è più quello di un raggruppamento della terminologica che di una norma catalografica esplicita, ma in attesa di indicazioni più chiare, e considerato che per il noi le REICAT sono un riferimento più immediato dell’Unimarc mi sembra che si possa seguire questo criterio, e quindi trattare le piante di edifici come cartografia.

Va detto però che è possibile che il termine sia inteso nel senso di piante di città (che sono evidentemente cartografia) e non di edifici, ma non essendo noi nella mente dei redattori delle REICAT, ed in assenza di altre indicazioni la soluzione meno rischiosa mi sembra che rimanga quella che ho indicato.

Fascicoli staccati

Succede talvolta che una biblioteca possieda uno o più singoli fascicoli di un’opera pubblicata a fascicoli destinati poi ad essere rilegati, e che questi fascicoli abbiano un interesse autonomo, normalmente perché hanno un certo carattere monografico, ossia presentano un contenuto compiuto e fruibile anche al di fuori dell’opera completa, per cui la biblioteca desidera giustamente catalogarli e metterli a disposizione del pubblico.

Il problema è che in questi casi i fascicoli come tali non fanno parte della struttura dell’opera completa, e di conseguenza non si sa bene in quale schema catalografico infilarli.

Va detto che questo è un problema che abbiamo affrontato anche in diversi corsi da noi organizzati senza mai arrivare ad una soluzione definitiva perché le Reicat non trattano molto bene questo caso, anzi ad essere precisi non lo trattano per niente. I paragrafi 4.5.1.2B e 5.4.2 prevedono che di una pubblicazione a dispense possano essere descritti i singoli fascicoli in casi particolari, ad esempio quando il ritmo di uscita è molto lento o quando i volumi non sono stati completati, ma mi sembra chiaro che questo vale se la descrizione a fascicoli è l’unica presente, non se la pubblicazione è già stata descritta completamente e poi c’è una biblioteca che ha un fascicolo solo.

Una soluzione sensata potrebbe essere prendere a modello il trattamento degli estratti: siccome non c’è un legame specifico per gli estratti, basta agire nell’ambito della descrizione, dove si può descrivere il fascicolo come se fosse una pubblicazione autonoma e poi in nota, invece di scrivere Estratto da …, scrivere Fascicolo di …

Un’alternativa ragionevole sarebbe anche quella di utilizzare il titolo comune e il titolo dipendente, adottando come titolo comune quello dell’opera completa e come titolo dipendente quello del fascicolo, preceduto possibilmente da un’opportuna designazione.

A me sembra leggermente preferibile la prima soluzione, perché mette più in evidenza il fascicolo che è il vero e proprio oggetto della descrizione.

In entrambi i casi c’è il problema di dare accesso al titolo che non si sceglie come titolo proprio, ossia quello dell’opera d’insieme nel primo caso e quello del fascicolo nel secondo.

L’unica soluzione possibile mi sembra quella di creare un D per il titolo da rendere ricercabile.

Da notare che sarebbe completamente errato legare il fascicolo alla notizia dell’opera di insieme perché non è previsto nessun legame per questo caso, e un legame gerarchico 01 a partire dal fascicolo sembrerebbe un volume in più della pubblicazione.

Proviamo a fare un esempio (inventato). Supponiamo che ci sia una enciclopedia delle macchine da corsa, della quale abbiamo solo un fascicolo che parla della mitica Porsche 935, ricco di bellissime fotografie, per cui sarebbe un peccato non metterlo a disposizione del pubblico.

Le due tecniche di descrizione che abbiamo ipotizzato darebbero questi risultati:

Porsche 935 / di XYZ. - [resto della descrizione normale, 
in base alle informazioni disponibili]. In nota: 
Fascicolo di: Enciclopedia delle macchine da 
corsa. - (riportare poi almeno l'area della 
pubblicazione e il numero standard, se presente)
Enciclopedia delle macchine da corsa. Fascicolo 37, Porsche 
935 / di XYZ [anche qui resto della descrizione normale, 
riferito al fascicolo; è opportuno riportare in nota 
informazioni più complete sulla pubblicazione madre, 
ed eventualmente altri chiarimenti a seconda della 
necessità].

Chi non è soddisfatto poi può sempre visitare il Museo della Porsche a Zuffenhausen e vedere le 935 dal vero.

Se il fascicolo è privo di titolo specifico si possono utilizzare le regole generali per le pubblicazioni prive di titolo (REICAT 4.1.1.6).

Catalogazione delle risorse elettroniche online

Qualche giorno fa mi hanno chiesto se è possibile catalogare in SBN delle risorse elettroniche online, una cosa che in effetti si fa abbastanza poco.

Sicuramente è possibile, ma – almeno fino ad indicazioni contrarie che per ora, a quanto mi risulta, non ci sono state – bisogna tenere conto dell’indicazione che dava la vecchia guida sulla catalogazione delle risorse elettroniche in SBN pubblicata a stampa nel 1999 (http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/CFI0417081, non ho trovato una versione elettronica), che a pagina 8 dice: La catalogazione in SBN delle risorse elettroniche disponibili in rete sarà chiaramente limitata a quelle per le quali l’accesso è subordinato ad una sottoscrizione (ad es. l’abbonamento ad un periodico in rete).

Il motivo di questo limite è chiaro: solo in questo caso si ha una localizzazione in senso stretto, perché c’è una risorsa che è disponibile in determinate biblioteche e non in altre, mentre indicizzare i siti web pubblici sarebbe più o meno come fare una bibliografia e non un catalogo.

Certo dopo tutti questi anni la norma potrebbe essere in parte ripensata: da una parte è vero che catalogare il sito di Google in SBN non ha molto senso, dall’altra è altrettanto vero che ci sono siti specialistici poco noti e difficili da individuare che non farebbe dispiacere trovare in SBN. Questo vale a maggior ragione per cose come il deep web e gli hidden services di Tor. Inoltre le regole del 1999, nelle quali le risorse online sono poco approfondite, probabilmente pensavano soprattutto a cose come banche dati, periodici elettronici o anche un sito web nel suo insieme, molto meno ad ebook o album musicali, che potrebbe aver senso segnalare anche se ad accesso libero, almeno in casi particolari, ad esempio quando sono prodotti dalla biblioteca stessa o dall’ente di riferimento (l’abbiamo fatto anche noi: LIG0244818). Questo è anche utile per acquisire un identificativo in qualche modo standardizzato (il BID) invece di crearne uno locale.

L’indicazione della Guida del 1999 quindi sembrerebbe ancora valida ma da interpretare con un minimo di elasticità da parte dei catalogatori. Per ora non c’è nella bozza della nuova Guida SBN e neppure nella Guida alla catalogazione della musica (che non è una bozza ma è ufficiale). In compenso, la bozza tratta in modo sostanzialmente completo la descrizione di queste risorse: per trovare dove ne parla, basta cercare nel testo le parole accesso remoto e si noterà che il trattamento non è particolarmente difficile.

Per quanto riguarda i codici da usare bisogna fare attenzione ai seguenti:

Tipo materiale: L [ATTENZIONE: non ancora utilizzabile, usare per adesso uno degli altri]

Tipo record: (v. bozza nuova guida p. 4-5)

Tipo mediazione: elettronico

Tipo supporto: Elettronico – risorsa online per computer

Autori, soggetti e classi secondo le norme generali (vedremo se la nuova guida completa dirà qualcosa di diverso).

Per divertimento, proviamo a catalogare davvero il sito di Google, cosa che potrebbe dare un risultato come questo:

Google. – Mountain View : Google, 1998-    .

Nota sul tipo di risorsa elettronica: Sito web, motore di ricerca

URI accesso: https://www.google.com/

Legami autore: *Google (legame 1, codice relazione 070)

CDD: 025.04

Soggetti: Motori di ricerca (inteso come soggetto formale)

Si intende che la catalogazione di cui parliamo è tutt’altra cosa rispetto all’indicazione dell’URI della copia digitale di un’altra pubblicazione, che si indica tra i dati dell’esemplare.

Dati sulla rappresentazione

A partire dalla versione di SbnWeb del 18.4.2016 si può notare che correggendo qualunque descrizione appaiono in fondo alla schermata i campi relativi alla rappresentazione, anche quando sono palesemente inapplicabili al tipo di documento che si sta catalogando.

Pensavamo che si trattasse di un errore, ma l’ICCU ci ha spiegato che con la nuova versione, i campi relativi alla rappresentazione e ai personaggi (precedentemente gestiti soltanto come campi specifici della musica a stampa e delle registrazioni sonore) sono stati resi disponibili – a livello di dati comuni dei documenti con tipo record ‘a’ – per l’inserimente dei libretti d’opera. Questi dalla versione 2.0 del protocollo possono essere trattati anche come materiale M (senza specificità) o E (materiale antico data < 1831) tipo record a con l’inserimento del campo tipo testo letterario: libretto.

Documenti dell’ICCU che trattano di questo argomento: lettera ai poli del 1.12.2014 e documento del 28.4.2016 su evoluzione protocollo SBNMARC.

Nuovo uso dei titoli di natura B

Con la versione di SbnWeb del 18.4.2016 diventa possibile il nuovo trattamento dei titoli B, recentemente definito dall’ICCU.

Come si sa, un tempo la natura B era utilizzata per titoli di raggruppamento (cioè titoli uniformi) non verificati su fonti esterne. Con l’adozione delle REICAT tutti i titoli uniformi devono essere di natura A, per cui la natura B in quel senso non ha più alcun ruolo. Rimanevano naturalmente molti titoli di natura B creati in precedenza, e qualcuno che continuava a venire creato abusivamente, anche se erano sempre meno.

Recentemente però l’ICCU ha deciso di riciclare questa natura per indicare il titolo di una traduzione intermedia, da utilizzare quando una traduzione non è basata sull’opera in lingua originale ma su un’altra traduzione (qui il testo integrale dell’ICCU). Il codice di lingua è diventato obbligatorio, poiché ora il titolo si riferisce ad una specifica versione linguistica di un’opera.

Per consentire l’uso della natura B in questo nuovo significato i vecchi titoli B sono stati convertiti in A, e i legami 06 sono stati convertiti in legami 09.

Pertanto d’ora in poi:

  • non dovranno assolutamente essere creati titoli uniformi con la natura B (questo valeva già prima, ma ora a maggior ragione)
  • cercando un titolo uniforme basterà cercarlo come natura A
  • la natura B potrà essere utilizzata esclusivamente in questa nuova accezione

 

Naturalmente questo legame non è obbligatorio, ed è applicabile solo quando si sa con certezza che il documento oggetto di catalogazione è una traduzione basata su un’altra traduzione, della quale si conosce il titolo. E’ necessario inoltre che si sappia qual è la lingua di questa traduzione, visto che il codice di lingua è obbligatorio.

E’ evidente che non si creerà il legame se le informazioni sono incerte.

Il caso è uno di quelli trattati nelle REICAT al paragrafo 4.7.1.3, che ne parla con riferimento alle note, mentre qui l’informazione è trattata come un legame.

Poiché si tratta di un dato descrittivo, mi pare che si debba concludere che si indica il titolo della particolare traduzione su cui è stata condotta quella che si cataloga, e anzi quando possibile il titolo della particolare edizione utilizzata (nel caso in cui la traduzione intermedia sia stata pubblicata con titoli diversi).

CBL e ricerca su Wikipedia

Il Catalogo delle Biblioteche Liguri – CBL, nella visualizzazione completa della scheda, accanto al nome dell’autore mostra un link alla voce corrispondente su Wikipedia quando una corrispondenza viene trovata (è un processo automatico), ma non è difficile notare che talvolta l’autore individuato su Wikipedia non è in realtà quello del catalogo.

E’ un problema noto da tempo ma finora non è stato possibile risolverlo: si verifica sia quando nel CBL e su Wikipedia ci sono persone diverse con nome identico, sia anche quando non c’è un nome identico e il nome presente nel CBL corrisponde ad una parte di quello presente su Wikipedia. Ad esempio, nel CBL c’è Mario Rossi, in Wikipedia non c’è, ma c’è invece Mario Baciccia Rossi, che è quello che viene recuperato. Talvolta si tratta del nome completo della stessa persona, altre volte invece si tratta di qualcuno che non c’entra.

Sono limiti che derivano principalmente dalla ricerca per nome, che per sua natura non è univoca.

La soluzione sarebbe gestire la corrispondenza tra i cataloghi e wikipedia non tramite il nome ma tramite l’identificativo, cosa per cui Wikipedia ha molto interesse: per molti nomi, anche se non tutti, Wikipedia registra uno o più identificativi (ad esempio per Giuseppe Verdi ce ne sono ben sette), tra cui anche il VID assegnato in SBN.

Con gli identificativi errori di questo genere non ce ne sarebbero, perché si vedrebbe che gli omonimi non hanno lo stesso identificativo: anche noi però dovremmo modificare il programma in modo da utilizzarli per la ricerca, una cosa che in questo momento non possiamo fare per mancanza di risorse economiche.

La logica di funzionamento del programma potrebbe essere la seguente: recupera il nome con lo stesso identificativo; se non trovi l’identificativo, cerca il nome, ma recuperalo solo se è privo di identificativo (se c’è lo stesso nome con identificativo diverso si presume che si tratti di un omonimo).

Attualmente SBN, a differenza di Wikipedia, gestisce un solo tipo di identificativo autore, cioè il VID, cosa che limiterebbe l’efficacia della ricerca. Per questo e per altri scopi sarebbe utile poterne trattare anche altri, quanto meno quello del VIAF (http://www.viaf.org/) , speriamo che presto sia possibile.

Permalink nell’OPAC indice SBN

Nello scorso mese di aprile sono stati finalmente introdotti nell’opac SBN di indice i permalink, di cui si sentiva molto la mancanza.

I permalink hanno la struttura: http://id.sbn.it/bid/bid;, ad esempio http://id.sbn.it/bid/LIG0000001.

Naturalmente il permalink è presente nella scheda del documento visualizzata dall’OPAC.

Cos’è un permalink

Poiché recentemente mi è capitato di dare informazioni su cosa sono i permalink, ho pensato che potrebbe essere utile condividerle anche qui sul blog.

Un permalink è semplicemente un link permanente, ossia un link che è sempre uguale indipendentemente dal software utilizzato per la gestione del servizio (un opac o altro) e dalle azioni che ha fatto l’utente.

Ad esempio, supponiamo di andare su http://www.catalogobibliotecheliguri.it/ e di fare una ricerca per autore per Howard Phillips Lovecraft. Andiamo poi a vedere la lista dei risultati e visualizziamo la scheda di completa di uno qualunque di essi, ad esempio il seguente:

Lovecraft, H. P.

Kadath / Howard P. Lovecraft

Roma : Compagnia del giallo, Gruppo Newton, 1994

Monografia – Testo a stampa [RAV0286422]

Osservando l’indirizzo che compare nella barra del browser quando visualizziamo la scheda completa di questo record vediamo il seguente:

http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opaclib?db=solr_cbl&rpnquery=%40attrset+bib-1+%40and+%40and++%40attr+1%3D1002+%40attr+4%3D2+%22howard%22++%40attr+1%3D1002+%40attr+4%3D2+%22phillips%22++%40attr+1%3D1002+%40attr+4%3D2+%22lovecraft%22&select_db=solr_cbl&totalResult=92&nentries=1&format=xml&rpnlabel=+Autore+%3D+howard+phillips+lovecraft+%28Parole+tutte%29+&resultForward=opac%2Fcbl%2Ffull.jsp&searchForm=opac%2Fcbl%2Favanzata.jsp&do_cmd=search_show_cmd&saveparams=false&fname=none&from=21

Possiamo anche memorizzare questo indirizzo, ma nulla garantisce che in futuro continui a funzionare, perché una versione nuova del programma utilizzato sul sito, o a maggior ragione l’introduzione di un nuovo programma potrebbero comportare un url diverso. Non solo, ma possiamo notare che questo url contiene dei riferimenti alla sessione di lavoro dell’utente: l’ultimo parametro (from=21) fa riferimento al fatto che il record è nella posizione 21 nella lista dei risultati, cosa che ovviamente dipende dalla ricerca che è stata fatta. Nel nostro caso, l’url funziona anche fuori contesto perché i parametri non pertinenti vengono ignorati, ma con altri programmi non è così e l’url è inutilizzabile fuori dalla sessione di ricerca.

Il permalink invece è un indirizzo, a cui si cerca di dare la struttura più semplice possibile, che fa sempre e direttamente riferimento ad un certa entità, e rimane lo stesso a tempo indefinito indipendentemente dal contesto. L’entità indirizzata dal permalink può essere una scheda bibliografica, una immagine, un file musicale, la scheda di autorità di un autore, un articolo in vendita in un negozio online o qualunque altra cosa.

Il nostro opac CBL ha dei permalink della forma http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/<identificativo> , ad esempio per questo particolare record http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/RAV0286422, dove l’identificativo è il BID per i dati SBN mentre viene costruito nel CBL per gli altri (e quindi non ha significato al di fuori del CBL stesso).

Si può dire che un permalink svolga completamente la sua funzione se utilizza un identificativo riconosciuto, in modo da essere facilmente prevedibile non solo nell’uso manuale ma anche nell’elaborazione automatizzata. Ad esempio, se qualcuno avesse una lista di 100.000 bid SBN e volesse verificare se sono presenti nel CBL, conoscendo la struttura del permalink potrebbe facilmente produrre un programma che li controlla uno per uno, cosa non possibile con identificativi puramente locali.

Un permalink non funziona per magia: bisogna che ci sia sul server un programma in grado di interpretare il permalink e recuperare il dato corrispondente, e bisogna che chi gestisce l’opac o qualche altro servizio che fa uso dei permalink abbia cura di fare in modo che esso rimanga sempre valido anche quando cambia il programma utilizzato. Noi prima o poi certamente sostituiremo l’attuale software di gestione del CBL (anche se questo al momento non è in programma), ma tra le specifiche del nuovo programma dovremo includere il supporto dei permalink nella loro forma attuale.

Nulla vieta che per uno stesso contenuto ci siano diversi permalink, cosa che si giustifica in particolare quando vengono utilizzati diversi tipi di identificativo.

Altri browser per SbnWeb

Recentemente ho avuto modo di provare brevemente alcuni browser con SbnWeb. Anche se non sono state prove che consentano conclusioni definitive sulla compatibilità, racconto di seguito quello che ho riscontrato.

Microsoft Edge è il browser Microsoft in dotazione a Windows 10, che sostituirà il tradizionale Internet Explorer, che ora non verrà più supportato. La prova che ho potuto fare è stata molto breve ma non ho notato incompatibilità, tutti gli elementi dell’interfaccia si sono comportati come previsto.

Midori è un browser libero e multipiattaforma (Linux, Windows e BSD) particolarmente noto per essere molto leggero e quindi utilizzabile anche su macchine molto datate. SbnWeb ha funzionato normalmente, solo la resa di qualche elemento è leggermente diversa da quella solita (in particolare, in genere nei menu viene visualizzata una riga vuota all’inizio) ma non ho trovato niente che possa creare difficoltà. Potrebbe quindi essere una soluzione da valutare – soprattutto se installata in una distribuzione leggera di Linux come la Puppy – per poter riciclare vecchi computer, con vantaggi economici e minimi (o inesistenti) sacrifici in termini di prestazioni.

Links è anch’esso un browser libero e multipiattaforma (Linux, Windows, Unix in generale e altri, compreso OS/2 e BeOS) che ha la caratteristica di essere un programma testuale: anche se è in grado di visualizzare immagini (se sono installate le librerie grafiche necessarie), io l’ho provato in modalità puramente testuale in cui tutti gli elementi del sito, come menu, bottoni, checkbox ecc. vengono resi tramite caratteri e non come grafica (chi li conosce può immaginare di lavorare col vecchio Sebina Produx o con Isis per DOS). Ovviamente il programma è leggerissimo, ancora più di Midori, ma l’esperienza d’uso dei siti web (anche col programma in modalità grafica) è molto diversa da quella a cui siamo abituati. A meno di essere appassionati delle interfacce a carattere o delle cose con aspetto vintage (il programma peraltro viene regolarmente sviluppato e l’ultima versione è dello scorso settembre) è più difficile immaginare un suo uso pratico nel lavoro quotidiano, se non per computer oltremodo datati o se per qualche ragione non è disponibile un’interfaccia grafica.

Fermo restando quindi che la compatibilità garantita per SbnWeb è quella con Firefox, che resta perciò la scelta preferenziale, pare che l’unica incompatibilità conclamata sia quelle con le vecchie versioni di Internet Explorer fino alla 7, mentre per il resto sono risultati utilizzabili tutti i browser provati, sia i più diffusi (Chrome, Opera e sembra anche le versioni recenti di Internet Explorer) e alcuni meno diffusi (SeaMonkey, Konqueror, Vivaldi ecc.).

Modifica del tipo di responsabilità dei legami autore

Quando si modifica il tipo di responsabilità dei legami autore ci si può trovare incontro a difficoltà, sotto forma di segnalazioni di errore da parte di SbnWeb, a prima vista difficilmente comprensibili, derivanti dal fatto che nel corso delle modifiche si può generare un insieme di legami non ammesso, che dal punto di vista del catalogatore è temporaneo (perché la correzione deve ancora essere completata), ma il programma non lo sa e di conseguenza segnala l’errore.

Ricordiamo innanzitutto quali sono i vincoli sui tipi di responsabilità:

  • può esserci solo un legame 1
  • possono esserci al massimo due legami 2, e solo in presenza di legami 1
  • i legami 3 non hanno vincoli: possono essere in qualsiasi numero e sono compatibili con tutti gli altri tipi di legame

Di conseguenza le modifiche devono essere fatte in modo tale che non si produca mai un insieme di legami non lecito.

Supponiamo ora di voler invertire un legame 1 e un legame 2:

  • se cominciamo a trasformare il legame 2 in legame 1, ci troviamo con due legami 1, situazione non ammessa
  • se cominciamo invece trasformando il legame 1 in 2 ci troviamo con legami 2 senza legame 1, situazione pure non ammessa

La seguente procedura invece permette di ottenere il risultato voluto:

  • trasformare il legame 2 in legame 3 (risultato: un legame 1 e un legame 3, situazione ammessa)
  • trasformare il legame 1 in legame 3 (risultato: due legami 3, situazione ammessa)
  • trasformare il vecchio legame 2, ora diventato 3, in legame 1

Modifica del numero di sequenza nelle descrizioni a livelli

Alcuni hanno segnalato un problema con le descrizioni a livelli, che in realtà è solo apparente: nei titoli inferiori (titolo di arrivo di un legame 51) non si riesce a modificare il numero di sequenza che appare in uno dei campi in alto nella pagina che contiene la descrizione e i campi ad essa pertinenti.

Il motivo è che quel dato viene visualizzato in quella pagina per comodità, ma in realtà non è un elemento della descrizione, bensì un attributo del legame, quindi per modificarlo bisogna andare non in Varia descrizione ma in Varia legame.

Ovviamente non ci sono problemi particolari per modificare il numero di sequenza che si trova all’inizio della descrizione.

Il numero di sequenza della collocazione si gestisce invece dai dati di inventario e di collocazione.

 

Prima assemblea dei poli SBN, Roma, 24 giugno 2015

Lo scorso 24 giugno 2015 si è tenuta a Roma l’assemblea dei Poli SBN (la prima, da quando SBN esiste). Era prevista da tempo, tanto che fin dall’estate del 2014 l’ICCU aveva richiesto ai poli dei documenti in vista di questa assemblea, documenti che come polo LIG avevamo regolarmente inviato.

Il programma della giornata si trova qui.

Inoltre sono disponibili:

–        i documenti inviati dai poli in vista dell’assemblea

–        sintesi degli stessi redatta dall’ICCU

–        proposte dell’ICCU su quanto emerso dai documenti dei poli

In occasione dell’assemblea poi sono stati diffusi un documento su Magazzini Digitali, struttura per il deposito legale delle pubblicazioni elettroniche e la conseguente loro conservazione  e una scheda sull’attività del Gruppo di lavoro sui Linked Open Data.

Per quanto riguarda l’assemblea vera e propria, l’ICCU ha pubblicato la registrazione video completa della giornata.

Per i poli liguri, hanno partecipato rappresentati del Polo regionale, del Polo SBN Ligure 2 (Comune di Spezia) e del Polo Interprovinciale Ligure (Provincia di Genova e altre biblioteche).

I contenuti della giornata sono stati di un certo interesse, soprattutto come scambio di esperienze e opinioni, senza che ci siano state conclusioni o decisioni spettacolari, che del resto non erano neppure previste. Sono stati affrontati anche alcuni argomenti di tipo organizzativo che incidono sul funzionamento delle biblioteche partecipanti ad SBN, tra cui in particolare la sorte delle biblioteche provinciali, presenti soprattutto nell’Italia centromeridionale, in seguito alla riforma delle province. Il ministro Franceschini nel suo intervento ha confermato l’interesse dello stato ad acquisire e gestire tali biblioteche, prospettiva su cui sono poi emerse valutazioni piuttosto diverse (in Liguria non ci sono biblioteche provinciali ma ci sono sistemi bibliotecari provinciali, dei quali però non si è parlato espressamente). Il ministro ha anche confermato l’interesse del governo per riattribuire allo stato le competenze di tutela sui beni librari, che dal 1972 sono in capo alle regioni.

Per quanto riguarda gli argomenti più strettamente attinenti ad SBN, si è evidenziato un diffuso interesse per l’interazione con altri ambiti, quali Wikipedia o le biblioteche digitali, tramite strumenti tecnologici appropriati come i Linked Oped Data.