Fascicoli staccati

Succede talvolta che una biblioteca possieda uno o più singoli fascicoli di un’opera pubblicata a fascicoli destinati poi ad essere rilegati, e che questi fascicoli abbiano un interesse autonomo, normalmente perché hanno un certo carattere monografico, ossia presentano un contenuto compiuto e fruibile anche al di fuori dell’opera completa, per cui la biblioteca desidera giustamente catalogarli e metterli a disposizione del pubblico.

Il problema è che in questi casi i fascicoli come tali non fanno parte della struttura dell’opera completa, e di conseguenza non si sa bene in quale schema catalografico infilarli.

Va detto che questo è un problema che abbiamo affrontato anche in diversi corsi da noi organizzati senza mai arrivare ad una soluzione definitiva perché le Reicat non trattano molto bene questo caso, anzi ad essere precisi non lo trattano per niente. I paragrafi 4.5.1.2B e 5.4.2 prevedono che di una pubblicazione a dispense possano essere descritti i singoli fascicoli in casi particolari, ad esempio quando il ritmo di uscita è molto lento o quando i volumi non sono stati completati, ma mi sembra chiaro che questo vale se la descrizione a fascicoli è l’unica presente, non se la pubblicazione è già stata descritta completamente e poi c’è una biblioteca che ha un fascicolo solo.

Una soluzione sensata potrebbe essere prendere a modello il trattamento degli estratti: siccome non c’è un legame specifico per gli estratti, basta agire nell’ambito della descrizione, dove si può descrivere il fascicolo come se fosse una pubblicazione autonoma e poi in nota, invece di scrivere Estratto da …, scrivere Fascicolo di …

Un’alternativa ragionevole sarebbe anche quella di utilizzare il titolo comune e il titolo dipendente, adottando come titolo comune quello dell’opera completa e come titolo dipendente quello del fascicolo, preceduto possibilmente da un’opportuna designazione.

A me sembra leggermente preferibile la prima soluzione, perché mette più in evidenza il fascicolo che è il vero e proprio oggetto della descrizione.

In entrambi i casi c’è il problema di dare accesso al titolo che non si sceglie come titolo proprio, ossia quello dell’opera d’insieme nel primo caso e quello del fascicolo nel secondo.

L’unica soluzione possibile mi sembra quella di creare un D per il titolo da rendere ricercabile.

Da notare che sarebbe completamente errato legare il fascicolo alla notizia dell’opera di insieme perché non è previsto nessun legame per questo caso, e un legame gerarchico 01 a partire dal fascicolo sembrerebbe un volume in più della pubblicazione.

Proviamo a fare un esempio (inventato). Supponiamo che ci sia una enciclopedia delle macchine da corsa, della quale abbiamo solo un fascicolo che parla della mitica Porsche 935, ricco di bellissime fotografie, per cui sarebbe un peccato non metterlo a disposizione del pubblico.

Le due tecniche di descrizione che abbiamo ipotizzato darebbero questi risultati:

Porsche 935 / di XYZ. - [resto della descrizione normale, 
in base alle informazioni disponibili]. In nota: 
Fascicolo di: Enciclopedia delle macchine da 
corsa. - (riportare poi almeno l'area della 
pubblicazione e il numero standard, se presente)
Enciclopedia delle macchine da corsa. Fascicolo 37, Porsche 
935 / di XYZ [anche qui resto della descrizione normale, 
riferito al fascicolo; è opportuno riportare in nota 
informazioni più complete sulla pubblicazione madre, 
ed eventualmente altri chiarimenti a seconda della 
necessità].

Chi non è soddisfatto poi può sempre visitare il Museo della Porsche a Zuffenhausen e vedere le 935 dal vero.

Se il fascicolo è privo di titolo specifico si possono utilizzare le regole generali per le pubblicazioni prive di titolo (REICAT 4.1.1.6).

Catalogazione delle risorse elettroniche online

Qualche giorno fa mi hanno chiesto se è possibile catalogare in SBN delle risorse elettroniche online, una cosa che in effetti si fa abbastanza poco.

Sicuramente è possibile, ma – almeno fino ad indicazioni contrarie che per ora, a quanto mi risulta, non ci sono state – bisogna tenere conto dell’indicazione che dava la vecchia guida sulla catalogazione delle risorse elettroniche in SBN pubblicata a stampa nel 1999 (http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/CFI0417081, non ho trovato una versione elettronica), che a pagina 8 dice: La catalogazione in SBN delle risorse elettroniche disponibili in rete sarà chiaramente limitata a quelle per le quali l’accesso è subordinato ad una sottoscrizione (ad es. l’abbonamento ad un periodico in rete).

Il motivo di questo limite è chiaro: solo in questo caso si ha una localizzazione in senso stretto, perché c’è una risorsa che è disponibile in determinate biblioteche e non in altre, mentre indicizzare i siti web pubblici sarebbe più o meno come fare una bibliografia e non un catalogo.

Certo dopo tutti questi anni la norma potrebbe essere in parte ripensata: da una parte è vero che catalogare il sito di Google in SBN non ha molto senso, dall’altra è altrettanto vero che ci sono siti specialistici poco noti e difficili da individuare che non farebbe dispiacere trovare in SBN. Questo vale a maggior ragione per cose come il deep web e gli hidden services di Tor. Inoltre le regole del 1999, nelle quali le risorse online sono poco approfondite, probabilmente pensavano soprattutto a cose come banche dati, periodici elettronici o anche un sito web nel suo insieme, molto meno ad ebook o album musicali, che potrebbe aver senso segnalare anche se ad accesso libero, almeno in casi particolari, ad esempio quando sono prodotti dalla biblioteca stessa o dall’ente di riferimento (l’abbiamo fatto anche noi: LIG0244818). Questo è anche utile per acquisire un identificativo in qualche modo standardizzato (il BID) invece di crearne uno locale.

L’indicazione della Guida del 1999 quindi sembrerebbe ancora valida ma da interpretare con un minimo di elasticità da parte dei catalogatori. Per ora non c’è nella bozza della nuova Guida SBN e neppure nella Guida alla catalogazione della musica (che non è una bozza ma è ufficiale). In compenso, la bozza tratta in modo sostanzialmente completo la descrizione di queste risorse: per trovare dove ne parla, basta cercare nel testo le parole accesso remoto e si noterà che il trattamento non è particolarmente difficile.

Per quanto riguarda i codici da usare bisogna fare attenzione ai seguenti:

Tipo materiale: L [ATTENZIONE: non ancora utilizzabile, usare per adesso uno degli altri]

Tipo record: (v. bozza nuova guida p. 4-5)

Tipo mediazione: elettronico

Tipo supporto: Elettronico – risorsa online per computer

Autori, soggetti e classi secondo le norme generali (vedremo se la nuova guida completa dirà qualcosa di diverso).

Per divertimento, proviamo a catalogare davvero il sito di Google, cosa che potrebbe dare un risultato come questo:

Google. – Mountain View : Google, 1998-    .

Nota sul tipo di risorsa elettronica: Sito web, motore di ricerca

URI accesso: https://www.google.com/

Legami autore: *Google (legame 1, codice relazione 070)

CDD: 025.04

Soggetti: Motori di ricerca (inteso come soggetto formale)

Si intende che la catalogazione di cui parliamo è tutt’altra cosa rispetto all’indicazione dell’URI della copia digitale di un’altra pubblicazione, che si indica tra i dati dell’esemplare.

Dati sulla rappresentazione

A partire dalla versione di SbnWeb del 18.4.2016 si può notare che correggendo qualunque descrizione appaiono in fondo alla schermata i campi relativi alla rappresentazione, anche quando sono palesemente inapplicabili al tipo di documento che si sta catalogando.

Pensavamo che si trattasse di un errore, ma l’ICCU ci ha spiegato che con la nuova versione, i campi relativi alla rappresentazione e ai personaggi (precedentemente gestiti soltanto come campi specifici della musica a stampa e delle registrazioni sonore) sono stati resi disponibili – a livello di dati comuni dei documenti con tipo record ‘a’ – per l’inserimente dei libretti d’opera. Questi dalla versione 2.0 del protocollo possono essere trattati anche come materiale M (senza specificità) o E (materiale antico data < 1831) tipo record a con l’inserimento del campo tipo testo letterario: libretto.

Documenti dell’ICCU che trattano di questo argomento: lettera ai poli del 1.12.2014 e documento del 28.4.2016 su evoluzione protocollo SBNMARC.

Nuovo uso dei titoli di natura B

Con la versione di SbnWeb del 18.4.2016 diventa possibile il nuovo trattamento dei titoli B, recentemente definito dall’ICCU.

Come si sa, un tempo la natura B era utilizzata per titoli di raggruppamento (cioè titoli uniformi) non verificati su fonti esterne. Con l’adozione delle REICAT tutti i titoli uniformi devono essere di natura A, per cui la natura B in quel senso non ha più alcun ruolo. Rimanevano naturalmente molti titoli di natura B creati in precedenza, e qualcuno che continuava a venire creato abusivamente, anche se erano sempre meno.

Recentemente però l’ICCU ha deciso di riciclare questa natura per indicare il titolo di una traduzione intermedia, da utilizzare quando una traduzione non è basata sull’opera in lingua originale ma su un’altra traduzione (qui il testo integrale dell’ICCU). Il codice di lingua è diventato obbligatorio, poiché ora il titolo si riferisce ad una specifica versione linguistica di un’opera.

Per consentire l’uso della natura B in questo nuovo significato i vecchi titoli B sono stati convertiti in A, e i legami 06 sono stati convertiti in legami 09.

Pertanto d’ora in poi:

  • non dovranno assolutamente essere creati titoli uniformi con la natura B (questo valeva già prima, ma ora a maggior ragione)
  • cercando un titolo uniforme basterà cercarlo come natura A
  • la natura B potrà essere utilizzata esclusivamente in questa nuova accezione

 

Naturalmente questo legame non è obbligatorio, ed è applicabile solo quando si sa con certezza che il documento oggetto di catalogazione è una traduzione basata su un’altra traduzione, della quale si conosce il titolo. E’ necessario inoltre che si sappia qual è la lingua di questa traduzione, visto che il codice di lingua è obbligatorio.

E’ evidente che non si creerà il legame se le informazioni sono incerte.

Il caso è uno di quelli trattati nelle REICAT al paragrafo 4.7.1.3, che ne parla con riferimento alle note, mentre qui l’informazione è trattata come un legame.

Poiché si tratta di un dato descrittivo, mi pare che si debba concludere che si indica il titolo della particolare traduzione su cui è stata condotta quella che si cataloga, e anzi quando possibile il titolo della particolare edizione utilizzata (nel caso in cui la traduzione intermedia sia stata pubblicata con titoli diversi).

CBL e ricerca su Wikipedia

Il Catalogo delle Biblioteche Liguri – CBL, nella visualizzazione completa della scheda, accanto al nome dell’autore mostra un link alla voce corrispondente su Wikipedia quando una corrispondenza viene trovata (è un processo automatico), ma non è difficile notare che talvolta l’autore individuato su Wikipedia non è in realtà quello del catalogo.

E’ un problema noto da tempo ma finora non è stato possibile risolverlo: si verifica sia quando nel CBL e su Wikipedia ci sono persone diverse con nome identico, sia anche quando non c’è un nome identico e il nome presente nel CBL corrisponde ad una parte di quello presente su Wikipedia. Ad esempio, nel CBL c’è Mario Rossi, in Wikipedia non c’è, ma c’è invece Mario Baciccia Rossi, che è quello che viene recuperato. Talvolta si tratta del nome completo della stessa persona, altre volte invece si tratta di qualcuno che non c’entra.

Sono limiti che derivano principalmente dalla ricerca per nome, che per sua natura non è univoca.

La soluzione sarebbe gestire la corrispondenza tra i cataloghi e wikipedia non tramite il nome ma tramite l’identificativo, cosa per cui Wikipedia ha molto interesse: per molti nomi, anche se non tutti, Wikipedia registra uno o più identificativi (ad esempio per Giuseppe Verdi ce ne sono ben sette), tra cui anche il VID assegnato in SBN.

Con gli identificativi errori di questo genere non ce ne sarebbero, perché si vedrebbe che gli omonimi non hanno lo stesso identificativo: anche noi però dovremmo modificare il programma in modo da utilizzarli per la ricerca, una cosa che in questo momento non possiamo fare per mancanza di risorse economiche.

La logica di funzionamento del programma potrebbe essere la seguente: recupera il nome con lo stesso identificativo; se non trovi l’identificativo, cerca il nome, ma recuperalo solo se è privo di identificativo (se c’è lo stesso nome con identificativo diverso si presume che si tratti di un omonimo).

Attualmente SBN, a differenza di Wikipedia, gestisce un solo tipo di identificativo autore, cioè il VID, cosa che limiterebbe l’efficacia della ricerca. Per questo e per altri scopi sarebbe utile poterne trattare anche altri, quanto meno quello del VIAF (http://www.viaf.org/) , speriamo che presto sia possibile.

Permalink nell’OPAC indice SBN

Nello scorso mese di aprile sono stati finalmente introdotti nell’opac SBN di indice i permalink, di cui si sentiva molto la mancanza.

I permalink hanno la struttura: http://id.sbn.it/bid/bid;, ad esempio http://id.sbn.it/bid/LIG0000001.

Naturalmente il permalink è presente nella scheda del documento visualizzata dall’OPAC.

Cos’è un permalink

Poiché recentemente mi è capitato di dare informazioni su cosa sono i permalink, ho pensato che potrebbe essere utile condividerle anche qui sul blog.

Un permalink è semplicemente un link permanente, ossia un link che è sempre uguale indipendentemente dal software utilizzato per la gestione del servizio (un opac o altro) e dalle azioni che ha fatto l’utente.

Ad esempio, supponiamo di andare su http://www.catalogobibliotecheliguri.it/ e di fare una ricerca per autore per Howard Phillips Lovecraft. Andiamo poi a vedere la lista dei risultati e visualizziamo la scheda di completa di uno qualunque di essi, ad esempio il seguente:

Lovecraft, H. P.

Kadath / Howard P. Lovecraft

Roma : Compagnia del giallo, Gruppo Newton, 1994

Monografia – Testo a stampa [RAV0286422]

Osservando l’indirizzo che compare nella barra del browser quando visualizziamo la scheda completa di questo record vediamo il seguente:

http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opaclib?db=solr_cbl&rpnquery=%40attrset+bib-1+%40and+%40and++%40attr+1%3D1002+%40attr+4%3D2+%22howard%22++%40attr+1%3D1002+%40attr+4%3D2+%22phillips%22++%40attr+1%3D1002+%40attr+4%3D2+%22lovecraft%22&select_db=solr_cbl&totalResult=92&nentries=1&format=xml&rpnlabel=+Autore+%3D+howard+phillips+lovecraft+%28Parole+tutte%29+&resultForward=opac%2Fcbl%2Ffull.jsp&searchForm=opac%2Fcbl%2Favanzata.jsp&do_cmd=search_show_cmd&saveparams=false&fname=none&from=21

Possiamo anche memorizzare questo indirizzo, ma nulla garantisce che in futuro continui a funzionare, perché una versione nuova del programma utilizzato sul sito, o a maggior ragione l’introduzione di un nuovo programma potrebbero comportare un url diverso. Non solo, ma possiamo notare che questo url contiene dei riferimenti alla sessione di lavoro dell’utente: l’ultimo parametro (from=21) fa riferimento al fatto che il record è nella posizione 21 nella lista dei risultati, cosa che ovviamente dipende dalla ricerca che è stata fatta. Nel nostro caso, l’url funziona anche fuori contesto perché i parametri non pertinenti vengono ignorati, ma con altri programmi non è così e l’url è inutilizzabile fuori dalla sessione di ricerca.

Il permalink invece è un indirizzo, a cui si cerca di dare la struttura più semplice possibile, che fa sempre e direttamente riferimento ad un certa entità, e rimane lo stesso a tempo indefinito indipendentemente dal contesto. L’entità indirizzata dal permalink può essere una scheda bibliografica, una immagine, un file musicale, la scheda di autorità di un autore, un articolo in vendita in un negozio online o qualunque altra cosa.

Il nostro opac CBL ha dei permalink della forma http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/<identificativo> , ad esempio per questo particolare record http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/RAV0286422, dove l’identificativo è il BID per i dati SBN mentre viene costruito nel CBL per gli altri (e quindi non ha significato al di fuori del CBL stesso).

Si può dire che un permalink svolga completamente la sua funzione se utilizza un identificativo riconosciuto, in modo da essere facilmente prevedibile non solo nell’uso manuale ma anche nell’elaborazione automatizzata. Ad esempio, se qualcuno avesse una lista di 100.000 bid SBN e volesse verificare se sono presenti nel CBL, conoscendo la struttura del permalink potrebbe facilmente produrre un programma che li controlla uno per uno, cosa non possibile con identificativi puramente locali.

Un permalink non funziona per magia: bisogna che ci sia sul server un programma in grado di interpretare il permalink e recuperare il dato corrispondente, e bisogna che chi gestisce l’opac o qualche altro servizio che fa uso dei permalink abbia cura di fare in modo che esso rimanga sempre valido anche quando cambia il programma utilizzato. Noi prima o poi certamente sostituiremo l’attuale software di gestione del CBL (anche se questo al momento non è in programma), ma tra le specifiche del nuovo programma dovremo includere il supporto dei permalink nella loro forma attuale.

Nulla vieta che per uno stesso contenuto ci siano diversi permalink, cosa che si giustifica in particolare quando vengono utilizzati diversi tipi di identificativo.

Altri browser per SbnWeb

Recentemente ho avuto modo di provare brevemente alcuni browser con SbnWeb. Anche se non sono state prove che consentano conclusioni definitive sulla compatibilità, racconto di seguito quello che ho riscontrato.

Microsoft Edge è il browser Microsoft in dotazione a Windows 10, che sostituirà il tradizionale Internet Explorer, che ora non verrà più supportato. La prova che ho potuto fare è stata molto breve ma non ho notato incompatibilità, tutti gli elementi dell’interfaccia si sono comportati come previsto.

Midori è un browser libero e multipiattaforma (Linux, Windows e BSD) particolarmente noto per essere molto leggero e quindi utilizzabile anche su macchine molto datate. SbnWeb ha funzionato normalmente, solo la resa di qualche elemento è leggermente diversa da quella solita (in particolare, in genere nei menu viene visualizzata una riga vuota all’inizio) ma non ho trovato niente che possa creare difficoltà. Potrebbe quindi essere una soluzione da valutare – soprattutto se installata in una distribuzione leggera di Linux come la Puppy – per poter riciclare vecchi computer, con vantaggi economici e minimi (o inesistenti) sacrifici in termini di prestazioni.

Links è anch’esso un browser libero e multipiattaforma (Linux, Windows, Unix in generale e altri, compreso OS/2 e BeOS) che ha la caratteristica di essere un programma testuale: anche se è in grado di visualizzare immagini (se sono installate le librerie grafiche necessarie), io l’ho provato in modalità puramente testuale in cui tutti gli elementi del sito, come menu, bottoni, checkbox ecc. vengono resi tramite caratteri e non come grafica (chi li conosce può immaginare di lavorare col vecchio Sebina Produx o con Isis per DOS). Ovviamente il programma è leggerissimo, ancora più di Midori, ma l’esperienza d’uso dei siti web (anche col programma in modalità grafica) è molto diversa da quella a cui siamo abituati. A meno di essere appassionati delle interfacce a carattere o delle cose con aspetto vintage (il programma peraltro viene regolarmente sviluppato e l’ultima versione è dello scorso settembre) è più difficile immaginare un suo uso pratico nel lavoro quotidiano, se non per computer oltremodo datati o se per qualche ragione non è disponibile un’interfaccia grafica.

Fermo restando quindi che la compatibilità garantita per SbnWeb è quella con Firefox, che resta perciò la scelta preferenziale, pare che l’unica incompatibilità conclamata sia quelle con le vecchie versioni di Internet Explorer fino alla 7, mentre per il resto sono risultati utilizzabili tutti i browser provati, sia i più diffusi (Chrome, Opera e sembra anche le versioni recenti di Internet Explorer) e alcuni meno diffusi (SeaMonkey, Konqueror, Vivaldi ecc.).

Modifica del tipo di responsabilità dei legami autore

Quando si modifica il tipo di responsabilità dei legami autore ci si può trovare incontro a difficoltà, sotto forma di segnalazioni di errore da parte di SbnWeb, a prima vista difficilmente comprensibili, derivanti dal fatto che nel corso delle modifiche si può generare un insieme di legami non ammesso, che dal punto di vista del catalogatore è temporaneo (perché la correzione deve ancora essere completata), ma il programma non lo sa e di conseguenza segnala l’errore.

Ricordiamo innanzitutto quali sono i vincoli sui tipi di responsabilità:

  • può esserci solo un legame 1
  • possono esserci al massimo due legami 2, e solo in presenza di legami 1
  • i legami 3 non hanno vincoli: possono essere in qualsiasi numero e sono compatibili con tutti gli altri tipi di legame

Di conseguenza le modifiche devono essere fatte in modo tale che non si produca mai un insieme di legami non lecito.

Supponiamo ora di voler invertire un legame 1 e un legame 2:

  • se cominciamo a trasformare il legame 2 in legame 1, ci troviamo con due legami 1, situazione non ammessa
  • se cominciamo invece trasformando il legame 1 in 2 ci troviamo con legami 2 senza legame 1, situazione pure non ammessa

La seguente procedura invece permette di ottenere il risultato voluto:

  • trasformare il legame 2 in legame 3 (risultato: un legame 1 e un legame 3, situazione ammessa)
  • trasformare il legame 1 in legame 3 (risultato: due legami 3, situazione ammessa)
  • trasformare il vecchio legame 2, ora diventato 3, in legame 1

Modifica del numero di sequenza nelle descrizioni a livelli

Alcuni hanno segnalato un problema con le descrizioni a livelli, che in realtà è solo apparente: nei titoli inferiori (titolo di arrivo di un legame 51) non si riesce a modificare il numero di sequenza che appare in uno dei campi in alto nella pagina che contiene la descrizione e i campi ad essa pertinenti.

Il motivo è che quel dato viene visualizzato in quella pagina per comodità, ma in realtà non è un elemento della descrizione, bensì un attributo del legame, quindi per modificarlo bisogna andare non in Varia descrizione ma in Varia legame.

Ovviamente non ci sono problemi particolari per modificare il numero di sequenza che si trova all’inizio della descrizione.

Il numero di sequenza della collocazione si gestisce invece dai dati di inventario e di collocazione.

 

Prima assemblea dei poli SBN, Roma, 24 giugno 2015

Lo scorso 24 giugno 2015 si è tenuta a Roma l’assemblea dei Poli SBN (la prima, da quando SBN esiste). Era prevista da tempo, tanto che fin dall’estate del 2014 l’ICCU aveva richiesto ai poli dei documenti in vista di questa assemblea, documenti che come polo LIG avevamo regolarmente inviato.

Il programma della giornata si trova qui.

Inoltre sono disponibili:

–        i documenti inviati dai poli in vista dell’assemblea

–        sintesi degli stessi redatta dall’ICCU

–        proposte dell’ICCU su quanto emerso dai documenti dei poli

In occasione dell’assemblea poi sono stati diffusi un documento su Magazzini Digitali, struttura per il deposito legale delle pubblicazioni elettroniche e la conseguente loro conservazione  e una scheda sull’attività del Gruppo di lavoro sui Linked Open Data.

Per quanto riguarda l’assemblea vera e propria, l’ICCU ha pubblicato la registrazione video completa della giornata.

Per i poli liguri, hanno partecipato rappresentati del Polo regionale, del Polo SBN Ligure 2 (Comune di Spezia) e del Polo Interprovinciale Ligure (Provincia di Genova e altre biblioteche).

I contenuti della giornata sono stati di un certo interesse, soprattutto come scambio di esperienze e opinioni, senza che ci siano state conclusioni o decisioni spettacolari, che del resto non erano neppure previste. Sono stati affrontati anche alcuni argomenti di tipo organizzativo che incidono sul funzionamento delle biblioteche partecipanti ad SBN, tra cui in particolare la sorte delle biblioteche provinciali, presenti soprattutto nell’Italia centromeridionale, in seguito alla riforma delle province. Il ministro Franceschini nel suo intervento ha confermato l’interesse dello stato ad acquisire e gestire tali biblioteche, prospettiva su cui sono poi emerse valutazioni piuttosto diverse (in Liguria non ci sono biblioteche provinciali ma ci sono sistemi bibliotecari provinciali, dei quali però non si è parlato espressamente). Il ministro ha anche confermato l’interesse del governo per riattribuire allo stato le competenze di tutela sui beni librari, che dal 1972 sono in capo alle regioni.

Per quanto riguarda gli argomenti più strettamente attinenti ad SBN, si è evidenziato un diffuso interesse per l’interazione con altri ambiti, quali Wikipedia o le biblioteche digitali, tramite strumenti tecnologici appropriati come i Linked Oped Data.

Apre la Biblioteca Digitale Ligure (BDL)

Il 22 giugno 2015 è entrata in servizio la Biblioteca Digitale Ligure (BDL),  realizzata dalla Regione Liguria per rendere possibile l’accesso pubblico ai contenuti digitali prodotti dalla Regione o messi a disposizione dalle biblioteche o altre istituzioni liguri.

Non è certo questo articolo il luogo appropriato per un trattato sulle gestione delle risorse digitali, argomento su cui c’è già una letteratura enorme sia su carta che online (anche molti documenti gratuiti), quindi basterà dire che la BDL si propone di trattare ogni tipo di contenuto digitale, ad esempio immagini di libri o manoscritti digitalizzati, ebook in PDF ricavati dalle stesse immagini, registrazioni audio e video digitalizzate, documenti creati dall’origine in formato digitale (testi pubblicati direttamente come ebook, registrazioni musicali pubblicate direttamente online in digitale …).

La BDL si compone degli elementi tipici delle biblioteche digitali di oggi:

  • i contenuti digitali veri e propri
  • i metadati, ossia i dati che descrivono i contenuti digitali e ne rendono possibile la ricerca e l’identificazione
  • il repository, cioè il sistema in cui sono immagazzinati contenuti digitali e metadati in modo idoneo alla conservazione (ad esempio prevedendo la gestione di copie multiple e indipendenti dei dati, conservate in data center geograficamente distanti)
  • il sistema di fruizione, cioè le componenti software che permettono al pubblico di accedere ai contenuti nel modo più semplice e preciso possibile
  • il sistema di gestione, cioè le componenti software che permettono agli addetti di amministrare la biblioteca digitale (in particolare caricare nuovi contenuti, correggere od eliminare quelli esistenti)

Il software per la BDL è stato commissionato dalla Regione alla ditta Inera di Pisa, è di proprietà regionale e rilasciato con licenza libera GPL. Anche tutto il software di base, dal sistema operativo Linux al framework Fedora è sotto licenze libere.

Le politiche di licenza sui contenuti digitali e la fornitura degli stessi alla BDL sono disciplinate dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 426/2014. Poiché l’intento è quello di favorire il più possibile non solo il semplice accesso pubblico ai contenuti digitali, ma anche il loro riuso per lo sviluppo culturale, sociale ed economico, vengono privilegiate le licenze libere tra le quali in particolare le Creative Commons. La licenza da applicare agli specifici contenuti dipende però anche dagli accordi coi fornitori degli stessi e da eventuali vincoli derivanti dalle norme sul diritto d’autore. Le licenze sui contenuti digitali sono distinte da quelle che si applicano alle opere originali, che nella BDL sono per lo più nel pubblico dominio o rilasciate a loro volta dall’origine con licenza libera.

Per quanto riguarda la conservazione dei contenuti digitali, essi sono duplicati tra due datacenter geograficamente distanti, e in ciascuno di essi vengono conservati in sistemi di storage in RAID 6, che assicurano l’integrità dei dati anche in caso di rottura contemporanea di due dischi. Per il momento non è necessario preoccuparsi dell’obsolescenza dei formati perché quelli utilizzati (come TIFF, Jpeg, PDF) sono stabili, largamente diffusi e non si prevede a breve termine che sia necessario sostituirli.

Attualmente i contenuti della BDL consistono in gran parte di immagini in TIFF e Jpeg derivate da originali cartacei. Per molti documenti sono presenti anche le versioni alla massima risoluzione. In alcuni casi è disponibile anche la versione in PDF, molto utile soprattutto per la lettura fuori linea previo scaricamento.

Il caricamento dei dati è ancora in corso, e di molti altri è prevista l’acquisizione in tempi brevi (si tratta in gran parte di digitalizzazioni effettuate negli anni scorsi con contributi regionali, a cui però se ne aggiungono alcune effettuate autonomamente dai partecipanti). Tra questi anche materiali audio e video e alcuni ebook. Verrà inoltre resa disponibile la versione PDF di un maggior numero di documenti acquisiti come immagini, poiché tale versione può essere facilmente prodotta a partire dalle immagini stesse.

L’accesso alla BDL non avviene solo dal sito della stessa, ma anche dall’opac regionale CBL – Catalogo delle Biblioteche Liguri che per i documenti presenti della BDL mostrerà un link alla versione digitale. Lo stesso potrà essere fatto anche da altri opac che contengano documenti presenti nella BDL.

La BDL verrà prossimamente integrata nel servizio Internetculturale gestito dall’Istituto Centale per il Catalogo Unico (Ministero Beni Culturali): i contenuti saranno così accessibili anche tramite l’interfaccia di Internetculturale, che mostrerà gli oggetti digitali recuperandoli dal repository regionale.

Per altre informazioni e per la fornitura di dati:

Regione Liguria – Settore programmi culturali e spettacolo
Giuseppe Pavoletti
giuseppe.pavoletti@regione.liguria.it
tel. 010 5484616

Sette modi per linkare il CBL (Catalogo Biblioteche Liguri)

Forse non tutti sanno che ci sono non uno, non due e nemmeno tre, ma almeno sette modi per linkare l’opac regionale CBL – Catalogo delle Biblioteche Liguri.

Siccome non tutti questi modi sono immediatamente ovvi, li esponiamo in dettaglio qui di seguito.

1) semplicemente la home page: http://www.catalogobibliotecheliguri.it/

 

2) qualunque pagina che abbia un indirizzo autonomo, ad esempio

l’elenco delle biblioteche (http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opac/cbl/biblioteche.jsp),

le note tecniche (http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opac/cbl/notetec.jsp) o altre

 

3) una ricerca, tramite l’url del link Ritorna ai risultati che viene visualizzato dal dettaglio di uno dei risultati della ricerca (attenzione: il formato di questo url può cambiare in seguito a modifiche al programma); ossia: prima si fa la ricerca, poi si memorizza la relativa url ricavandola da quel link

 

4) un’url composta “a mano” secondo le regole riportate di seguito (anche queste possono cambiare in seguito a modifiche al programma):

L’OPAC mette a disposizione un link per ricercare direttamente indipendentemente dalle maschere messe a dispisizione nell’interfaccia.

La struttura dell’url si ricava facilmente da questo esempio:

http://opac.cbl.metavista.it/opaclib/opac/cbl/ricerca.jsp?request=Autore=dante%20@and@%20Titolo=divina

Nel parametro request, per comporre la ricerca, si possono specificare gli operatori @and@, @or@ e @not@ (sempre preceduti e seguiti da spazio) e i seguenti canali (il numero tra parentesi si riferisce all’attributo usato in Z39.50 e non va inserito nell’url):

Autore (1003)

Titolo (4)

Soggetto (21)

Collana (5)

Editore (1008)

Data (31)

Biblioteca (1044)

Codice Dewey (13)

Numeri (1007)

Titolo_uniforme (6)

Luogo_pubblicazione(59)

Natura (1021)

Tipo_materiale (1001)

Tipo_documento (1031)

Lingua (54)

Paese (55)

Nome_Personale (1)

Nome_Ente (2)

Nome_Congresso (3)

Bibliografia_Nazionale (48)

Altri_numeri (5001)

Numero_editoriale (5002)

Numero_editoriale_musica (5013)

I doppi apici nel valore significano : frase esatta.

 

5) selezionando una biblioteca come ambito predefinito di ricerca tramite il seguente url

http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opac/cbl/free.jsp?biblioteche=codice_biblioteca

Il codice è il codice ISIL (un codice univoco che identifica una biblioteca in ambito internazionale, vedi  http://www.biblstandard.dk/isil/ e http://anagrafe.iccu.sbn.it/opencms/opencms/informazioni/codice-isil/), che si ricava da  http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opac/cbl/biblioteche.jsp (oppure da http://anagrafe.iccu.sbn.it/ per tutte le  biblioteche italiane). Ad esempio, se interessasse il catalogo del Centro Sistema Bibliotecario Provinciale di La Spezia, il cui codice è IT-SP0076, l’url

http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opac/cbl/free.jsp?biblioteche=IT-SP0076

farà sì che l’opac effettui le ricerche solo sulla tale biblioteca, funzionando a tutti  gli effetti come opac di biblioteca.

Ovviamente la cosa ha senso per le biblioteche che partecipano al CBL, se si inserisce il codice di una  biblioteca non presente non verrà mai trovato niente.

Anche questo url potrebbe cambiare a seguito di modifiche al programma.

 

6) la scheda di una singola pubblicazione tramite il permalink (indipendente dalle specificità del programma)

http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/identificativo

dove l’identificativo è il BID per ciò che viene da SBN, mentre viene generato direttamente dal CBL per le altre catalogazioni.

Il permalink viene indicato per ciascuna scheda visualizzata (si trova nella fascia viola in alto).

Ad esempio l’url http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/LIG0000019 visualizza la scheda del bid LIG0000019 (creato in SBN, da dove viene preso anche l’identificativo).

Questo è il metodo da scegliere per linkare una singola registrazione bibliografica.

 

7) inoltre è possibile produrre automaticamente del codice HTML che, inserito in un documento (ad esempio una pagina web, l’articolo  di un blog ecc.) visualizza una scheda recuperandola dal CBL. Questo codice si può ottenere tramite il link Genera HTML, presente  in ogni scheda di dettaglio (sempre nella fascia viola), oppure direttamente con l’url

http://www.catalogobibliotecheliguri.it/opaclib/opac/cbl/cpwidget.jsp?identificativo

dove l’identificativo è il BID o quello interno come per il punto 6.

Il CBL, da questo url, mette a disposizione anche una interfaccia per personalizzare facilmente l’aspetto della scheda.

Trascinamento legami autore

Con la versione di SbnWeb del 19 maggio 2015 è stata introdotta una funzionalità molto utile, che era stata proposta anche dal nostro polo (certamente insieme a molti altri):

evolutiva: introduzione nel “vai a” da analitica titolo di una nuova funzione che consentirà la replica dei legami autore dal documento radice ai titoli inferiori (N, W, M) e ai titoli uniformi (A)

In questo modo si  evita che quando più titoli dello stesso reticolo condividono uno o più legami autori, come necessariamente succede tra titolo proprio e titolo uniforme, si debbano rifare a mano gli stessi legami con perdita di tempo e rischio di sbagliare.

Il modo con cui è stata implementata questa funzionalità però potrebbe non essere chiaro a prima vista perché si potrebbe pensare che essa sia accessibile dalla gestione del titolo, invece – nel Vai a – bisogna selezionare con la checkbox (il quadratino) i titoli su cui si vuole replicare il legame, e poi scegliere l’autore da trascinare: nel menu collegato all’autore si troverà la relativa voce. Una volta data conferma, viene proposta una schermata coi dati del legame che si sta creando, nella quale si può dare la conferma definitiva oppure annullare l’operazione.

Si intende che dal punto di vista catalografico non è cambiato niente a proposito nei criteri per l’attribuzione dei legami, quindi bisogna sempre valutare attentamente quali tra i legami della manifestazione si applicano anche all’opera o ad altri tipi di titolo.

Codice EAN e UPC

Il Manuale SBN musica a p. 46-47 cita, tra i numeri standard applicabili al materiale musicale, soprattutto alle registrazioni i codici EAN e UPC (che sono codici identificativi dei prodotti nati non in ambito bibliografico ma commerciale e industriale, ed infatti si applicano a prodotti di ogni genere) senza ulteriormente distinguerli tra loro . Di solito, per quello che ci interessa, si trovano su registrazioni musicali e video.

In realtà però SBN prevede questi due codici come tipi diversi di numero standard, quindi a volte possono sorgere dubbi su quale sia il tipo appropriato se questa informazione non risulta chiara dal documento.

Una rapida ricerca su Internet mostra alcuni riferimenti interessanti sull’argomento, ad esempio questi:

https://it.wikipedia.org/wiki/European_Article_Number http://codiceabarra.it/differenza-codici-ean-13-e-upc-a/
http://www.gs1.org/barcodes/ean-upc

da cui risulta che il codice EAN ha 13 caratteri mentre UPC ne ha 12. Questo quindi dovrebbe essere un elemento che permette di distinguere facilmente i due codici, ed inoltre non dovrebbe essere possibile inserire l’EAN al posto dell’UPC  e viceversa perché il numero di caratteri non sarebbe valido. Se invece SbnWeb facesse un controllo solo sulla lunghezza del codice in rapporto al campo, sarebbe impossibile inserire l’EAN come UPC, perché è più lungo, ma non il contrario, perché UPC, essendo più breve, non supera la lunghezza massima ammessa.

Un’altra informazione che può essere utile conoscere è che EAN e usato in Europa e Giappone (dove prende il nome di JAN), UPC negli Stati Uniti.

Se qualche catalogatore ha maggiore esperienza con questi codici ed ha trovato qualcosa di interessante ce lo racconti.