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Cattura titoli di natura D

Un vecchio problema che si pongono i catalogatori e che nelle regole ufficiali non è affrontato è se si possano catturare titoli di natura D legati ad altre notizie, o se essi siano da considerare intrinsecamente legati all’edizione per la quale sono stati creati.

Qui non  vorrei mettermi io a formulare un insieme di regole sistematiche che non ci sono nei manuali ufficiali (vedremo se la nuova Guida SBN dirà qualcosa), ma solo provare a dare qualche idea che possa essere utile ai catalogatori.

Per la verità, lo stesso problema si potrebbe porre anche per i P e i T, ma in questi casi mi sembra più facile da risolvere generalmente in senso negativo, perché per questi titoli è evidente il legame con la specifica edizione: al massimo si potrebbero riutilizzare per edizioni che fanno parte di una stessa serie (prima, seconda, terza edizione ecc.), ovviamente se si presentano identici in tutte le edizioni (mi pare invece che il problema non si presenti per gli N, che corrispondono a tutti gli effetti ad una manifestazione, quindi non vanno catturati anche se lo stesso articolo appare in diverse pubblicazioni).

I titoli D invece hanno identità un po’ meno definita, quindi mi pare che per loro il problema sia più avvertito.

Poiché questi titoli sono dati descrittivi e non elementi controllati di accesso come i titoli uniformi, è chiaro che anch’essi derivano da una specifica edizione, per cui non si può assumere come criterio generale quello di catturarli.

Si consideri che nell’opac l’effetto della ricerca per un tale titolo è quello di produrre una lista registrazioni (eventualmente anche una sola registrazione) in cui esso appare, quindi tale lista non può essere troppo eterogenea, altrimenti l’utente rischia di non comprenderne il rapporto con la ricerca effettuata, e comunque deve perdere tempo per selezionare il materiale.

In particolare, a mio parere non si devono assolutamente catturare titoli D materialmente uguali a quello che serve ma creati per edizioni di altre opere, perché questo potrebbe far pensare a qualche rapporto tra tali opere od edizioni che in realtà non esiste, e l’uguaglianza dei titoli è del tutto casuale.

Il caso opposto invece è quello di un titolo D uguale per il titolo uniforme di un’opera e per una o più edizioni della stessa opera: in questo caso mi pare che duplicare il D possa portare più confusione che utilità, per cui sarebbe legittimo utilizzare la stessa notizia. Questo vale se tale titolo è riportato sul documento, poiché altrimenti andrà legato al solo titolo uniforme. Viceversa, potrebbe esserci un D da legare al titolo proprio ma non al titolo uniforme, come può avvenire per varianti scarsamente attestate nelle edizioni e giudicate irrilevanti come elementi di accesso all’opera.

Quando un possibile titolo D si ripete uguale in numerose pubblicazioni, bisogna anche valutare se non possa trattarsi di un titolo di collezione, specialmente se è associato ad una numerazione.

A proposito dei titoli D legati ai titoli uniformi, se non c’è dubbio che possano e debbano essere fatti, è anche vero che per ora negli opac il loro trattamento sarà spesso ben lontano dall’ideale: basti pensare che il campo unimarc 500, che contiene il titolo uniforme e non è un record autonomo ma un campo del record base, non prevede il dato per cui non si potrebbe neppure passarlo all’opac in questo modo.

Se qualcuno ha commenti o proposte sull’argomento si faccia avanti.

Codici presentazione musicale in SbnWeb e nel CBL

Recentemente alcuni hanno notato che nel CBL la formulazione della presentazione musicale (non quella che deriva dalla descrizione, ma quella che deriva dall’apposito campo codificato che SBN prevede per i record musicali) non risulta corretta: infatti o appaiono dei codici che non corrispondono a quelli previsti dall’Unimarc nel campo 125$a e comunque sono incomprensibili ai più, oppure appaiono dei valori decodificati errati.

Abbiamo visto che questo inconveniente è causato dal fatto che SBN prevede per quel dato dei codici suoi propri, diversi da quelli Unimarc, sui quali invece l’opac si basa per la decodifica. Questi codici si possono vedere nella tabella PRES (da Gestione del sistema).  L’opac visualizza i codici che non riesce a decodificare, ma alcuni dei codici SBN corrispondono causalmente a valori ammessi dall’Unimarc per il 125$a con significato del tutto diverso, e in questi casi l’opac visualizza valori errati.

La tabella PRES prevede però anche una mappatura tra codici SBN e codici Unimarc, mappatura che abbiamo impostato credendo che questo avesse effetto solo sullo scarico Unimarc: abbiamo invece riscontrato che ciò determina anche quali codici vengono inviati all’indice. Se vengono inviati i codici Unimarc invece dei codici SBN, l’indice non li accetta e non permette di inserire il dato.

L’unico modo per non impedire di lavorare ai catalogatori che trattano la musica è stato quindi quello di ripristinare la situazione precedente, con i relativi problemi nell’opac (in catalogazione funziona tutto regolarmente).
Per adesso quindi bisognerà rassegnarsi ad una difettosa visualizzazione di questo dato nei record provenienti da SBN. Prevedere nell’opac un trattamento ad hoc per tali record non è una soluzione molto efficiente, sarebbe necessaria una evolutiva di SbnWeb che consenta di impostare i codici ai soli fini dell’esportazione, oppure dell’indice per fargli accettare anche i codici Unimarc.

Autore citato e altri codici di relazione

Il codice di relazione 072 Autore citato crea spesso dubbi sul suo esatto significato e viene di conseguenza utilizzato (senza colpa dei bibliotecari) anche in modi poco ortodossi, ad esempio per persone o enti riportati con una qualche evidenza sul documento ma per i quali non si trovano altri codici applicabili.

Bisogna considerare che i codici di relazione derivano dal formato Unimarc, per cui in caso di dubbi sulla loro interpretazione bisogna rifarsi al testo dello standard, la cui versione 2.3 si può consultare liberamente su

http://archive.ifla.org/VI/3/p1996-1/appx-c.htm

mentre la versione corrente è al momento disponibile solo nell’edizione a stampa, che noi possediamo (http://bid.catalogobibliotecheliguri.it/MOD1493171). Non ci sono modifiche sostanziali tra le due versioni, comunque chi desidera verificare ciò che dice l’edizione a stampa può chiedere a noi (attualmente il volume non è disponibile per il prestito perché lo usiamo regolarmente per il lavoro).

Il codice 072 viene definito in questo modo:

Persona la cui opera è largamente citata o riportata per estratto in opere a cui egli o ella non ha contribuito direttamente.

L’espressione italiana (poco felice ) autore citato significa quindi autore di cui sono riportate citazioni e non autore il cui nome è citato.

Deve evidentemente trattarsi di citazioni che hanno un particolare rilievo senza che però si possa parlare di edizione, anche parziale, dell’opera citata, per cui il codice sarà presumibilmente di uso piuttosto raro.

Un altro codice che ha dato luogo a qualche dubbio è il 100 Antecendente bibliografico (questa volta la dizione italiana è la traduzione letterare di Bibliographic antecedent), che viene definito come

Chi è autore dell’opera sulla quale l’opera registrata nel record catalografico è basata in tutto o in parte. Questo codice può essere appropriato in record riferiti ad adattamenti, indici, continuazioni e sequel di autori diversi, concordanze ecc.

Non ci sono quindi particolari problemi di interpretazione, bisogna però fare attenzione che l’autore dell’opera antecedente debba avere una intestazione in base alle REICAT, altrimenti non ci sarà il legame e quindi neppure il codice di relazione.

Ancora diverso è il caso dei legami ad enti riportati in evidenza nella fonte primaria e ritenuti utili per l’accesso anche se non risulta una responsabilità di rilievo nel contenuto dell’opera, previsto da REICAT 17.4.0.4 B: sembra che generalmente l’unica soluzione sia assegnare il codice 570 Altro, che si usa proprio per legami previsti dalle norme nazionali senza diretto equivalente in Unimarc (in singoli casi può essere applicabile qualche altro codice).

A prima vista potrebbe sembrare attraente in questi casi lo 060 Nome associato, che però è definito come:

Codice generale per un nome associato con o trovato in un libro, per il quale non si può determinare che sia quello di un possessore o altra relazione definita indicativa della provenienza.

Si tratta quindi di un codice che si applica all’esemplare e non all’opera o all’edizione (infatti il testo dice precisamente book = libro, e non work = opera).

Note all’inventario nell’OPAC

Per il contenuto di questo messaggio ringrazio le catalogatrici Cristiana Nardini e Francesca Nepori per le indicazioni e i suggerimenti che mi hanno dato sull’argomento.

Cercando nell’OPAC della Biblioteca Universitaria catalogazioni realizzate o modificate in SbnWeb a qualcuno può essere capitato di trovare delle note alla descrizione formulate in questo modo:

Leg. con: Costituzione della Repubblica ligure, Genova, 1802 (inv. A 9021) – IT-GE0039, 1LIGSTA XX0 36

che a prima vista dà l’impressione di un miscuglio tra descrizione bibliografica e note all’inventario, poiché è palese che una nota come Legato con si riferisce ad una particolare copia. Per di più, sempre a prima vista, non si capisce bene che cosa sia l’ultima parte della nota.

Verificato che non si trattava di un errore grossolano di qualche catalogatore che aveva inserito nella descrizione ISBD le note all’inventario (non è frequente, ma succede anche questo), si pensava ad un errore nell’esportazione in Unimarc di SbnWeb.

In realtà, le cose stanno in modo ben diverso.

SbnWeb sfrutta una caratteristica abbastanza sofisticata dell’Unimarc, fin qui poco usata, per cui nel campo 316, che fa parte delle note alla descrizione bibliografica, si inseriscono le note sulle singole copie, ognuna corredata dal riferimento alla particolare copia a cui si riferisce, in modo da mantenere la distinzione tra dati dell’edizione e dati di copia.

L’edizione 3 dell’Unimarc prescrive che il riferimento alla copia sia composto da: codice ISIL della biblioteca, seguito dal carattere due punti (cioè “:”) e dalla collocazione della copia. il codice ISIL, regolamentato dallo standard ISO 15511, è un codice univoco a livello internazionale che identifica una singola biblioteca: in Italia viene assegnato dall’ICCU ed è quello che si può vedere nell’Anagrafe delle Biblioteche Italiane.

La seconda parte della nota dell’esempio sopra è quindi composta da un codice ISIL (IT-GE0039, corrispondente alla Biblioteca della Provincia Ligure dei PP. Cappuccini) e da una collocazione (1LIGSTA XX0 36).

Tra codice e collocazione c’è una virgola anziché i due punti: è un errore di SbnWeb che abbiamo già segnalato all’ICCU.

A parte questo, i dati in sé sono perfettamente corretti: visualizzarli in modo facilmente comprensibile all’utente finale sarebbe invece compito dell’OPAC che potrebbe, ad esempio, visualizzare il nome completo della biblioteca al posto del codice, far precedere la collocazione da una opportuna etichetta, oppure anche inserire un link alla nota già visualizzata in associazione ai dati di copia (almeno in questo particolare opac) o usare altre tecniche ancora.

C’è da augurarsi che gli opac vengano quanto prima perfezionati per visualizzare nel modo più adeguato questi dati, e quelli di altri campi Unimarc che hanno la stessa struttura, cioè prevedono dati di collegamento con la copia (ad esempio il 702 con relator code 390 per il possessore, che senza questo dato appare, in modo del tutto erroneo, un autore secondario tra gli altri).

Codice di relazione

Una cosa molto semplice che sarebbe un peccato dimenticare è la possibilità di inserire nel legame autore-titolo, oltre al codice di legame, anche il codice di relazione (relator code), che indica l’esatta relazione tra la persona e l’opera o l’edizione.

Questo codice si sceglie dal menu in alto nella schermata.

Benché nella maggior parte dei casi non sia obbligatorio, sarebbe bene abituarsi ad inserirlo sempre perché può fornire informazioni molto utili.

Quando gli opac lo tratteranno adeguatamente, cosa che per adesso in genere non fanno, servirà non solo per rendere più chiari i risultati della ricerca (come avviene anche ora) per facilitare o rendere possibili alcuni tipi di ricerche, ad esempio cercare le opere o le pubblicazioni in cui una persona riveste un ruolo diverso da quello più abituale.

Un tempo, finché le biblioteche trattavano pressoché solo libri a stampa, e le persone potevano essere solo autori, curatori, traduttori e poco altro non si sentiva il bisogno di questa informazione, ma ora le pubblicazioni sono molto più varie e le persone con cui si fanno i legami possono svolgere le attività più diverse.

Il significato della maggior parte dei codici di relazione dovrebbe essere immediatamente chiaro.

Essi comunque derivano dal formato Unimarc e la loro definizione (versione 2.3) si può consultare su questa pagina:

http://archive.ifla.org/VI/3/p1996-1/appx-c.htm

Dell’Unimarc esiste anche la versione 3 che nella versione completa per ora è disponibile solo a stampa (MOD1493171, disponibile presso la nostra biblioteca ma non ammesso al prestito).

Sul sito dell’IFLA è disponibile gratuitamente la versione riassunta (http://archive.ifla.org/VI/8/unimarc-concise-bibliographic-format-2008.pdf) che però non contiene l’elenco dei codici di relazione.

Link per la catalogazione musicale

Raccogliamo in questo post alcuni link utili per la catalogazione musicale.

Nel sito della International Association of Music Libraries (IAML) ci sono importanti risorse utili per formulare il titolo uniforme musicale:

Termini normalizzati per le forme musicali (glossario multilingue, anche in italiano)

Termini normalizzati per i mezzi di esecuzione (glossario multilingue, anche in Italiano).

Merita comunque dare uno sguardo anche ad altre parti del sito.

L’OPAC RISM (Repertoire internationale des sources musicales) dà accesso a record di documenti musicali, soprattutto manoscritti:

OPAC RISM

Liste di risorse si trovano poi su:

IAML Italia (dove siamo citati anche noi!)

Ufficio Ricerca Fonti Musicali
tra le moltissime risorse, l’elenco delle voci descrittive usate in SBN Musica.

Una catalogatrice ha segnalato che per ricercare le forme varianti dei nomi, in particolare delle orchestre è utile il servizio WorldCat Identities (che peraltro non si limita ai nomi di interesse per la catalogazione musicale).

Naturalmente allo stesso scopo è utile il ben noto Library of Congress Authorities.

Appunti sugli scarichi Unimarc

E’ bene ricordare che gli scarichi Unimarc di grosse dimensioni, specialmente quelli dei dati di tutto il polo, andrebbero eseguiti nel fine settimana
per evitare il rischio di interferire con le normali attività del polo, ad esempio causando rallentamenti.

E’ vero infatti che gli scarichi Unimarc partono di notte, ma quelli molto grossi durano parecchie ore e quindi si prolungano abbondantemente durante la giornata successiva.

Succede anche che qualcuno esegua lo scarico di tutto il polo pensando di fare solo quello della propria biblioteca: per selezionare una o più biblioteche bisogna però, dalla finestra di dialogo dello scarico Unimarc, selezionare il tab Biblioteche (primo a destra) e lì inserire i codici delle biblioteche interessate.

Articolo sull’importazione di dati in SBN client/server

E’ stato pubblicato un articolo di Chiara Moroni sull’importazione di dati in SBN client/server (il software SBN utilizzato nel polo regionale ligure) che è di particolare interesse per le biblioteche disponibili ad aderire al polo previa importazione dei loro dati pregressi, perché fornisce spiegazioni molto chiare sulla procedura.

L’articolo è


Le potenzialità dell'Import UNIMARC nell'esperienza del Polo MIL / C. Moroni

ed è apparso nel numero 112 (Dicembre 2008) del Bollettino del Cilea, disponibile liberamente online all’indirizzo:

http://bollettino.cilea.it/issue/view/55

Il link diretto all’articolo, in formato PDF, è:

http://bollettino.cilea.it/article/view/500/493