Licenza d’uso di SbnWeb


Sul sito dell’ICCU è stata pubblicata (non so esattamente quando perché l’ICCU non ha dato alcuna pubblicità alla cosa, ma certamente negli ultimi mesi) l’attesa licenza d’uso di SbnWeb, che si trova qui:

http://www.iccu.sbn.it/opencms/export/sites/iccu/documenti/2013/sbnweb_licenza_v1.pdf

Il documento è piuttosto lungo, ma le cose veramente importanti si trovano nell’art. 3.

Come qualcuno sa, negli anni scorsi si era spesso parlato di un rilascio sotto licenza libera, e invece ora è stata scelta una licenza proprietaria particolarmente restrittiva, che non solo impedisce – senza l’autorizzazione dell’ICCU, titolare dei diritti – la distribuzione del programma e della documentazione, ma addirittura la

diffusione [...] della conoscenza dell’applicativo

Sembrerebbe però ancora lecito dire in pubblico che esiste SbnWeb, visto che l’ICCU stesso pubblica la notizia sul suo sito …

Inoltre (cosa questa già nota in precedenza, si veda questo documento) l’ICCU si riserva il diritto di controllare anche le attività didattiche, poiché la licenza prevede che

I soggetti pubblici e privati che si propongano di organizzare ed erogare presentazioni del software, oppure attività di tipo didattico, dovranno concordare con l’ICCU il contesto, i contenuti e le modalità organizzative delle iniziative previste

Curioso poi che la licenza preveda anche alcune procedure (test di integrazione a cura dell’ICCU per inserire le funzionalità nell’applicativo ufficiale) per il caso in cui gli utilizzatori vogliano effettuare sviluppi a proprie spese,  che si adatterebbero anche ad un progetto libero, anche se viene vietata la distribuzione di versioni personalizzate non approvate dall’ICCU (non è chiaro se chi le ha sviluppate possa utilizzarle per sé).

Ovviamente non si discute la facoltà dell’ICCU di imporre dei test di compatibilità con l’indice per le procedure che coinvolgono quest’ultimo, cosa che non ha a che fare con la licenza del software ma con la gestione dell’indice.

Invece dell’atteso software libero abbiamo quindi un freeware (la gratuità viene esplicitamente prevista) con una licenza proprietaria delle più discutibili.

Si tratta di una scelta molto deludente, di cui non mi pare che siano state rese note le motivazioni. Sarebbe interessante sapere quale disegno per lo sviluppo di SBN stia dietro a questa scelta.

Si intende che nell’immediato questa licenza non cambia niente per gli utilizzatori: noi e tutti gli altri poli che lo hanno adottato abbiamo ricevuto il software dall’ICCU e continuiamo ad utilizzarlo a titolo gratuito come prevede la licenza. Così pure è ovvio che il giudizio negativo sulla licenza non cambia quello in complesso positivo sul software in sé.

Al momento, per quanto a mia conoscenza, l’unico software libero certificato Sbnmarc (e quindi in grado di lavorare in indice)  è ClavisNG della Comperio, rilasciato sotto la GNU Affero GPL v. 3. Non saprei dire quali siano le prospettive realistiche che se ne aggiungano altri: il candidato più interessate sarebbe certamente Koha, ma bisogna che qualcuno decida di assumersi l’onere dello sviluppo, tutt’altro che impossibile ma neppure banale.

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2 risposte a “Licenza d’uso di SbnWeb

  1. Sbaglio o tutto questo è in contrasto aperto con quanto previsto dal d. lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – “Codice dell’Amministrazione Digitale” (CAD), in particolare con gli obblighi verso il riuso da parte della PA, nonché con la Circolare n. 63/2013 relativa alle Linee guida per la valutazione comparativa prevista dall’art. 68 del medesimo decreto?

    Vedi

    http://www.digitpa.gov.it/notizie/riuso-valutazione-comparativa-online-circolare

    I funzionari che hanno impostato l’acquisizione del software si stanno assumendo una pesante responsabilità riguardo l’impiego (ingente) di denari pubblici

    • Dal punto di vista strettamente giuridico la scelta dell’ICCU mi sembrerebbe compatibile con la normativa, che ha per oggetto l’acquisizione di software da terzi e non la distribuzione di software proprio. L’intento di fondo di questa normativa però mi pare quello di spingere la PA verso il sw libero (e gli open data) da questo punto di vista la decisione dell’ICCU è lontana da questo spirito.

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